«Se è gratis, allora il prodotto sei tu».
Se fino a qualche anno fa poteva forse essere un concetto noto a pochi, oggi sembra una convinzione largamente diffusa tra chi utilizza social network e app. Su privacy, gestione dei dati personali e riservatezza riguardo le attività online cresce l’attenzione degli utenti europei e gli italiani non fanno eccezione.
Non solo: negli ultimi tempi risultiamo in realtà tra i più sensibili e interessati ad adottare le contromisure per una gestione più accorta dei propri dati personali. Più che una virtù consolidata, comunque, nel caso degli italiani sembra un modo per correggere atteggiamenti non sempre eccellenti dimostrati in questi ambiti.
Secondo un’analisi Eurostat su come i cittadini europei proteggono dati e informazioni personali quando accedono alla rete, nel 2025 il 76,9% degli utenti dell’Unione Europea ha protetto i propri dati online adottando misure per gestire l’accesso ai dati personali, in aumento di 3,7 punti percentuali rispetto al 2023. Per protezione dei dati online si intende una casistica ampia: per esempio, c’è chi ha limitato l’utilizzo dei propri dati a fini pubblicitari, ha ridotto o rifiutato l’accesso alla posizione geografica o ristretto l’accesso al profilo social.
I più attenti sono gli utenti di Finlandia e Paesi Bassi, dove nel 2025 oltre il 90% della popolazione che accede solitamente a Internet ha protetto in qualche modo i propri dati personali online. L’Italia non raggiunge questi stessi livelli di consapevolezza e accortezza, anche se non è troppo indietro: soprattutto, è tra i Paesi che più dimostrano un’attenzione crescente su questi temi. Sempre nel 2025 a proteggere i propri dati online, con almeno una delle possibili modalità individuate da Eurostat, è stato infatti l’80,1% degli utenti italiani (come nel caso del dato europeo, le percentuali si riferiscono agli utenti che hanno fatto uso di Internet nei tre mesi precedenti al sondaggio). Un netto miglioramento di 15 punti percentuali rispetto al 2023, quando lo aveva fatto solo il 65,1% degli utenti.
In appena due anni l’attenzione su dati personali e privacy è cresciuta decisamente. Per esempio, la percentuale di utenti italiani che ha rifiutato l’utilizzo di dati personali per finalità pubblicitarie è passata dal 48,5% al 70%, quella di chi ha limitato la geolocalizzazione dal 41% al 62,6% e di chi ha modificato l’accesso al proprio profilo social dal 28,5% al 56%. Più bassa la percentuale di chi legge le informative sulla privacy prima di fornire dati personali (54,3%), ma comunque in crescita (+14 punti percentuali in due anni).
Privacy e protezione dei dati personali
Come gli italiani proteggono i dati personali online
La privacy e i più anziani
L’attenzione è alta soprattutto per chi ha tra i 25 e i 54 anni, generalmente quella associata a una vita lavorativa più intensa: in questa fascia d’età è stato l’83,2% degli italiani a proteggere i propri dati personali nel 2025. Comunque, la sensibilità risulta elevata anche tra i giovanissimi, perché nella fascia 16-24anni è stato l’82% del campione ad attivarsi sul fronte privacy online, mentre tra gli over 55 lo ha fatto appena il 74,4% di chi accede solitamente alla rete.
Resta la scarsa conoscenza
Stando a un recente sondaggio Pulsee-NielsenIQ, a otto anni di distanza dall’entrata in vigore del GDPR (General Data Protection Regulation), la normativa europea che disciplina la protezione dei dati personali e la privacy, il 63% degli italiani non sa di cosa si tratta e il 71% non sa concretamente come esercitare i propri diritti. Anche se l’attenzione su questi temi cresce, di fatto le criticità legate ai meccanismi di consenso sono largamente diffuse: solo il 13% degli italiani dichiara di leggere integralmente le informative, mentre oltre uno su due ammette di accettare le condizioni senza aver davvero compreso a cosa si sta prestando il proprio consenso.
Il consenso sui cookie
Qualcosa sta cambiando, ma solo in tempi relativamente recenti. D’altra parte, l’Italia risultava abbastanza indietro. Secondo una rilevazione precedente, sempre di Eurostat, nel 2023 siamo stati tra gli ultimi in Ue per attenzione a modificare le impostazioni del browser per prevenire o limitare l’uso dei cookie: solo il 12% degli utenti italiani, contro punte del 66% in Finlandia e del 56% nei Paesi Bassi.
Le violazioni del GDPR
In appena sette anni dal debutto della normativa, le sanzioni per violazioni del GDPR hanno superato i sei miliardi di euro. Secondo le statistiche fornite da Enforcement Tracker, da maggio 2018 a maggio 2025 si sono contate infatti 2.560 multe per violazioni del GDPR, praticamente una al giorno, per un importo medio di 2,4 milioni di euro. L’Italia è tra i Paesi più coinvolti, con circa 400 provvedimenti adottati in sette anni, per un totale di 266 milioni di euro: siamo secondi in Europa, dietro solo alla Spagna, con 932 multe comminate.
Fonte
Eurostat