Prezzo del petrolio in salita nella sessione di venerdì, accompagnato delle borse mondiali in rosso. È questa la risposta a caldo dei mercati finanziari dall’escalation del conflitto in Medio Oriente. Nella notte, Israele ha attaccato la città iraniana di Isfahan.
Al momento i futures sul greggio statunitense viaggiano a 83,62 dollari al barile (+1,08%), dopo aver toccato quota 86,20 dollari nella notte. Il Brent è poco mosso a quota 87,76 dollari al barile (+0,75%), in calo dai massimi di poche ora fa con cui aveva sfiorato i 91 dollari al barile.
Prezzo del petrolio: quali previsioni sul prezzo con la guerra Iran-Israele?
Israele ha lanciato un attacco contro l’Iran, una mossa che va ad acuire le tensioni contribuendo ad un’escalation del conflitto. L’esercito israeliano ha riferito di “non avere commenti in questo momento”.
Giovedì, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele avrebbe preso le proprie “decisioni” nel rispondere agli attacchi aerei senza precedenti effettuati dall’Iran lo scorso fine settimana, la maggior parte dei quali sono stati intercettati. L’Iran ha lanciato l’attacco come rappresaglia per un sospetto attacco israeliano all’edificio della sua ambasciata in Siria all’inizio di aprile.
“Il mercato è in tensione da quando l’Iran ha lanciato un attacco missilistico e di droni contro lo Stato ebraico durante il fine settimana”, scrivono oggi gli analisti di ANZ. “La risposta di Israele potrebbe determinare se le forniture di petrolio siano in definitiva minacciate”.
Intanto, l’approvvigionamento di petrolio a livello mondiale rimane problematico, spingendo così al rialzo i prezzi, mentre crescono le preoccupazioni riguardo alle eventuali conseguenze sullo blocco alla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, tra Oman e Iran.
Si tratta di una rotta marittima cruciale per il petrolio, attraverso la quale passa circa il 20% della fornitura totale mondiale.
I membri del cartello dei produttori di petrolio (Opec) - Arabia Saudita, Iran, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq - spediscono la maggior parte del petrolio che esportano attraverso lo stretto.
Secondo l’US Energy Information Administration, l’Iran è il settimo produttore di petrolio al mondo e terzo membro più produttivo dell’Opec.
L’impennata iniziale dei prezzi del petrolio in risposta all’attacco della notte è stata “una reazione istintiva ai timori di una rinnovata escalation della guerra tra Israele e Iran”, ha affermato l’esperta Vandana Hari (Vanda Insights).
“Ciò che gli ultimi eventi sottolineano è l’accresciuta fragilità e volatilità della situazione in Medio Oriente”, ha aggiunto.
Tra gli analisi regna la cautela. Con le influenze geopolitiche che causano una forte volatilità, stabilire dei nuovi target price sul prezzo del petrolio appare una missione impossibile.
Iran-Israele, cosa sta succedendo?
Associated Press ha riferito che i voli commerciali stanno deviando le proprie rotte sull’Iran occidentale, mentre i voli commerciali a Teheran sono rimasti a terra. Le agenzie di stampa Fars e Tasnim hanno affermato che si sono sentite “esplosioni” sulla città di Isfahan, dove l’Iran ha un’importante base aerea e impianti nucleari.
Secondo CBS News i missili israeliani hanno colpito degli obiettivi in Iran, secondo quanto riportato da due funzionari statunitensi. Vi sono anche notizie non confermate di esplosioni in Iraq e Siria, dove vivono le milizie appoggiate dall’Iran.
Una mossa del genere potrebbe infiammare ulteriormente le tensioni in Medio Oriente e innescare l’inizio di una guerra tra Iran e Israele.
Secondo Stephen Innes, socio amministratore di SPI Asset Management, le notizie dell’attacco “hanno innescato un significativo spostamento dagli asset rischiosi agli investimenti sicuri”, aggiungendo:
“Chiaramente, Israele sta prestando poca attenzione alla richiesta di allentamento dell’escalation da parte degli Stati Uniti, e ora il timore di un’escalation che va fuori controllo attanaglia i mercati più rischiosi”.