Tonfo petrolio, la produzione sta risalendo. Cosa aspettarsi?

Il prezzo del petrolio soffre il nuovo aumento della produzione: cosa aspettarsi dall’oro nero in questa seconda metà dell’anno?

Tonfo petrolio, la produzione sta risalendo. Cosa aspettarsi?

Il prezzo del petrolio torna a scambiare in preda alla debolezza, affossato da una produzione giornaliera di nuovo sulla via del rialzo.

L’aumento dell’offerta di oro nero da parte dell’OPEC e degli Stati Uniti ha almeno momentaneamente cancellato i timori del mercato relativi al peso dell’Iran e delle sanzioni sul suo export.

I più recenti dati sulla produzione hanno imposto al prezzo del petrolio di invertire la rotta e di tornare a perdere quota. A pesare sulle quotazioni di Brent e Wti, però, sono state anche le cifre relative agli impianti di trivellazione negli USA, di nuovo in aumento.

Ancora una volta lo spettro di un eccesso di offerta ha fatto i conti con i timori degli investitori. Il prezzo del petrolio ha risentito di tali preoccupazioni e non ha potuto fare a meno di scivolare.

Prezzo del petrolio oscilla: un mercato sotto pressione

Dopo anni di quotazioni depresse, l’Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio è riuscita a risollevare le sorti dell’oro nero tramite lo storico accordo di Vienna firmato sul finire di novembre 2016. I tagli all’output concordati in quell’occasione hanno permesso al mercato di riequilibrarsi e al petrolio di rialzare la testa.

A quasi due anni da quello storico meeting, infatti, domanda e offerta sembrano più bilanciate, mentre le quotazioni di Brent e Wti si sono lasciate alle spalle quei pericolosi minimi toccati in precedenza.

Il progressivo aumento del prezzo del petrolio ha tuttavia imposto nuove considerazioni, soprattutto sul lato dei consumatori colpiti dall’incremento degli energetici. A pesare sul sentiment di mercato è stato però anche l’Iran.

Qualche tempo fa gli USA hanno scelto di abbandonare lo storico accordo sul nucleare dando vita ad una nuova ondata di sanzioni che ha messo a repentaglio l’output di Teheran.

L’ipotesi di una domanda superiore all’offerta ha fatto scattare il campanello d’allarme dei produttori, che per evitare un’impennata delle quotazioni, e soprattutto per mantenere il mercato in equilibrio, hanno scelto di tornare a produrre limando le quote e i tagli decisi a Vienna nel 2016.

Quanto petrolio viene prodotto oggi?

Secondo i più recenti dati emersi da un’indagine di Reuters, tra luglio e agosto la produzione dell’OPEC è aumentata di 220.000 barili al giorno ed ha toccato nuovi massimi annui di 32,79 milioni di barili. La risposta del prezzo del petrolio alle suddette cifre è stata immediata.

A sollevare i dati sull’output del Cartello sono state soprattutto la produzione libica e l’export iraniano. Anche gli Stati Uniti hanno però contribuito ad affossare le quotazioni di Brent e Wti: per la prima volta in tre settimane il numero di impianti di trivellazione è tornato a salire e si è attestato su quota 862 unità.

Cosa aspettarsi dall’oro nero

Non tutti sono convinti che l’attuale flessione del prezzo del petrolio si rivelerà duratura. La progressiva diminuzione dell’output iraniano aiuterà la quotazione di Brent e Wti a risollevare la testa, ma non sarà da sottovalutare neanche l’impatto della guerra commerciale tra USA e resto del mondo.

“La produzione iraniana sta già mostrando segni di declino ed è crollata di 150.000 barili al giorno il mese scorso,”

ha fatto notare Edward Bell, commodity analyst di Emirates NBD.

Al momento della scrittura, il prezzo del petrolio Brent sta cercando di recuperare il terreno perduto nelle scorse ore e sta scambiando su quota 77,65 dollari al barile. Il Wti, invece, sta scendendo ancora (-0,17%) su quota 69,68 dollari.

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