Prezzo petrolio, le previsioni 2026. Fino a dove arriverà il prezzo?

Donato De Angelis

27/12/2025

Le previsioni sul petrolio nel 2026 tra surplus e incertezze. Brent e WTI sono divisi tra scenari ribassisti, moderati e rialzisti secondo analisti e istituti finanziari.

Prezzo petrolio, le previsioni 2026. Fino a dove arriverà il prezzo?

Quali previsioni sul petrolio per il 2026? Il mercato petrolifero si avvicina al nuovo anno con le ormai solite tensioni macroeconomiche, accompagnate da segnali di rallentamento della domanda e da una produzione ancora forte da parte di OPEC+ e dei produttori non OPEC. Dopo il vero e proprio tumulto degli ultimi anni - caratterizzato da oscillazioni dei prezzi dovute a lockdown pandemici e relativi shock della domanda, come anche tensioni geopolitiche - gli analisti e i grandi istituti finanziari stanno iniziando a tracciare scenari per il prossimo anno che riflettono queste forze contrastanti.

Le previsioni per il prezzo del Brent e del WTI nel 2026 variano in modo significativo a seconda dell’interpretazione dei dati su domanda e offerta, con aspettative degli esperti che oscillano da un andamento moderatamente rialzista a uno piuttosto debole.

Le previsioni sul petrolio per il 2026

Siamo davanti a un panorama di mercato complesso e in evoluzione, in cui le banche d’investimento e gli analisti stanno pesando attentamente i dati su domanda, offerta e contesto macroeconomico globale. Se Goldman Sachs e la EIA suggeriscono un contesto ribassista dominato da surplus e pressioni sui prezzi, realtà come JPMorgan e Oxford Economics vedono un mercato che si muove verso un equilibrio più moderato. Ma c’è chi è particolarmente ottimista. Previsioni come quelle di Evercore ISI parlano di una possibile contrazione dell’eccesso di offerta che potrebbe sostenere il prezzo del petrolio Brent e, per riflesso, per il WTI.

Le previsioni ribassiste sul petrolio nel 2026

Tra le prospettive più citate nel panorama delle grandi banche d’investimento, Goldman Sachs ha adottato un atteggiamento decisamente prudente sulle prospettive dei prezzi del petrolio nel 2026. Secondo un rapporto diffuso da Reuters, gli analisti di Goldman Sachs vedono un declino dei prezzi del Brent verso una media di circa 56–58 dollari al barile nel 2026 e circa 52–55 dollari per il WTI nello stesso periodo, a causa di un surplus di offerta globale sostenuto da una produzione robusta e da una domanda che, pur crescendo, non riesce a assorbire completamente i volumi in eccesso.

La strategia dietro questa previsione ribassista si fonda su due elementi principali: da un lato, una crescita produttiva continua non solo da parte dei membri tradizionali dell’OPEC+, ma anche da paesi come Brasile, Canada e Norvegia. Dall’altro, il rischio di una frenata economica globale che potrebbe deprimere ulteriormente la domanda di carburanti e prodotti petroliferi. In una nota ai clienti, Goldman ha ribadito che anche in uno scenario in cui l’economia statunitense non entri in recessione, l’aumento dell’offerta potrebbe spingere i prezzi verso livelli inferiori rispetto alle medie storiche recenti.

E non è una visione isolata. La stessa narrativa di forte surplus è rispecchiata anche da report istituzionali come quello della U.S. Energy Information Administration (EIA), che prevede un Brent medio sui 55 dollari e un WTI attorno ai 51–52 dollari nel 2026 a causa di un accumulo nelle scorte globali che continuerà a esercitare pressione sui prezzi con una produzione che supera sistematicamente la crescita della domanda.

Se si guarda alle stime di mercato più “pessimistiche”, uno scenario particolarmente critico indicato da Goldman include addirittura la possibilità che, qualora si materializzassero pressioni economiche negative intense, i prezzi del Brent potessero scendere sotto i 50 dollari al barile nel 2026.

Le previsioni moderate sul petrolio nel 2026

Sul fronte delle previsioni meno estreme ma non per questo più entusiaste, troviamo JPMorgan Chase, che vede nel 2026 un quadro con prezzi che restano nel segmento medio, ma comunque “sotto pressione”. I team di commodities di JPMorgan hanno stimato che il Brent potrebbe aggirarsi attorno ai 58 dollari al barile nel 2026, con il WTI circa 4 dollari al di sotto del Brent, riflettendo un mercato in cui l’offerta continua a eccedere la domanda ma senza eccessi tali da spingere i prezzi drasticamente verso il basso.

Parallelamente, il think-tank Oxford Economics ha fornito una previsione simile. Stima che il Brent potrebbe chiudere il 2026 intorno ai 58 dollari al barile, con prospettive di lieve ulteriore discesa nel 2027. Colpa di un surplus globale che rimane significativo (stimato oltre 2 milioni di barili al giorno), combinato a una domanda in continua crescita, seppure a un ritmo più modesto rispetto all’offerta.

Che il mercato petrolifero stia lentamente trovando un nuovo equilibrio dopo le forti oscillazioni degli ultimi anni, in cui la domanda è stata influenzata non solo dalle dinamiche economiche tradizionali, ma anche da fattori strutturali come la transizione energetica, l’efficienza energetica e l’aumento della produzione di combustibili alternativi? Staremo a vedere. Intanto, il surplus persistente continua a mettere pressione sui margini, fattore che mantiene la quotazione lontana dai massimi.

Le previsioni rialziste sul petrolio nel 2026

Alcuni istituti vedono invece margini per una ripresa più significativa dei prezzi del petrolio nel 2026, soprattutto se si verificassero cambiamenti nelle dinamiche di offerta o in alcune condizioni geopolitiche. Evercore ISI ha recentemente rivisto le proprie stime, indicando che il Brent potrebbe raggiungere in media i 65 dollari al barile nel 2026, cifra sensibilmente più alta rispetto ad altre previsioni.

Gli analisti di Evercore sottolineano che se l’eccesso di offerta globale dovesse iniziare a contrarsi nel corso del 2026, grazie a una combinazione di riduzioni delle scorte, disciplina dell’OPEC+ e potenziali interruzioni produttive in alcune aree sensibili, i prezzi potrebbero avvicinarsi a livelli che riflettono un mercato più bilanciato.

Un elemento chiave di questa visione è la resilienza della domanda nei principali mercati emergenti e la capacità dell’OPEC+ di gestire la produzione in modo, per così dire, più disciplinato, evitando un rilascio incontrollato di barili sul mercato. Ma, anche in questo scenario, i target di prezzo restano ancorati a livelli al di sotto di quelli storici pre-pandemia, il che conferma la nuova normalità. Siamo in un mercato ancora caratterizzato da un eccesso di capacità produttiva e dagli effetti della transizione energetica.