Il prezzo della benzina potrebbe presto superare abbondantemente i 2 euro al litro. Oggi si attesa sui 1,920 euro, mentre la benzina costa già oltre i 2 euro al litro in autostrada (2,003 euro).
Negli ultimi anni abbiamo assistito a tante, troppe, cosiddette “tempeste perfette”, dai ritardi nella catena di approvvigionamento alla guerra in Ucraina, eventi economici e geopolitici che hanno avuto un impatto rialzista sui prezzi del petrolio. Questi hanno portato a loro volta ad un aumento dell’inflazione e infine alla necessità, per mano delle banche centrali, di aumentare i tassi di interesse, che hanno fatto salire le rate dei mutui, che hanno indebolito il potere di acquisto degli italiani e di molti cittadini sparsi per il globo in un inesorabile effetto a catena.
Oggi l’inflazione è in frenata e le banche centrali principali - BCE e Fed in primis - si preparano a tagliare i tassi, oggi ancora ai loro massimi.
Ma vi sono altri fattori che in questo contesto possono far tornare il prezzo della benzina a salire. Piccoli, grandi temporali che insieme costituiscono una “tempesta perfetta”.
Prezzo benzina, ecco perché salirà ancora (ben oltre i 2 euro al litro)
A spingere nuovamente al rialzo il prezzo del petrolio troviamo ancora la guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente e una migliore crescita economica delle maggiori economie mondiali.
Poco dopo che la Russia ha invaso l’Ucraina all’inizio del 2022, i prezzi del greggio Brent sono aumentati fino a toccare i 120 dollari al barile sui mercati dei futures. Nello stesso anno, il prezzo del petrolio tornò poi in un range compreso tra i 70 e gli 80 dollari al barile.
Escludendo alcuni eventi destabilizzanti (lo scoppio della guerra tra Israele e Hamas, la deviazione delle navi dal Canale di Suez in risposta agli attacchi dei ribelli Houthi), il prezzo del petrolio si è mosso entro tale intervallo.
Un comportamento notevole, considerato il febbrile contesto internazionale.
Il petrolio infatti viene scambiato in gran parte sulla base del sentiment del mercato e delle previsioni sulla domanda futura.
Nonostante i tentativi dell’OPEC di sostenere i prezzi riducendo la produzione, i trader hanno spinto al ribasso i prezzi nella convinzione che le economie avrebbero frenato in modo significativo sulla scia degli aumenti dei tassi di interesse.
Questo fino a poche settimane fa.
I prezzi del petrolio sono tornati a salire. Il Brent oggi viaggia sugli 86 dollari al barile, ma la scorsa settimana ha superato i 90 dollari, sulla scia di un miglioramento della performance dell’economia cinese e delle tensioni tra Iran e Israele.
Il prezzo del greggio Brent è aumentato di circa un quinto quest’anno, dopo aver raggiunto i massimi di sei mesi nelle ultime settimane. Recentemente i gestori finanziari hanno aumentato le loro posizioni long sui futures e sulle opzioni del greggio americano.
In questo contesto, aumentano le scommesse che il petrolio possa continuare a salire fino a 100 dollari al barile, il che eserciterebbe una pressione al rialzo sull’inflazione e sui prezzi alla pompa di benzina.
Il ruolo del petrolio nella politica monetaria
L’impennata dei prezzi del petrolio e del gas ha giocato un ruolo importante nel determinare l’impennata inflazionistica che abbiamo sperimentato negli ultimi anni. E hanno giocato un ruolo significativo anche durante la sua discesa.
Nonostante i prezzi del gas in Europa siano sostanzialmente in calo, un rialzo dei prezzi del petrolio potrebbe spingere l’inflazione verso l’alto ancora una volta.
Ciò potrebbe avere conseguenze sull’intenzione delle banche centrali di tagliare i tassi di interesse, in particolare negli Stati Uniti, dove alcuni indicatori sull’inflazione rimangono ostinatamente elevati e l’economia continua a registrare risultati migliori del previsto.
La BCE sembra sulla buona strada per tagliare i tassi a giugno, ma un minor numero di tagli implementati negli Stati Uniti nel corso dell’anno potrebbe avere conseguenze a catena sul numero di tagli che la Banca Centrale Europea deciderà di effettuare.
L’impatto sul mercato delle auto elettriche
Un’altra conseguenza dell’aumento dei prezzi del carburante potrebbe essere una ripresa del trend di crescita dei veicoli elettrici (EV).
Il passaggio all’elettrico è stato protagonista di un forte slancio nel 2022, quando i prezzi del carburante sono aumentati vertiginosamente ed è arrivata sul mercato una vasta gamma di modelli di auto elettriche.
Ma i problemi relativi all’infrastruttura di ricarica, l’ansia degli automobilisti legata all’autonomia e le preoccupazioni relative al calo del valore di rivendita dei modelli elettrici sul mercato dell’usato negli ultimi tempi hanno spinto in molti ad abbandonare l’idea di passare all’elettrico, tornando a rivolgere il proprio interesse verso i veicoli con alimentazione con motore a combustione.
Questo cambiamento ha coinciso con il ritorno dei prezzi del carburante verso i livelli pre-guerra in Ucraina.
La prospettiva che il prezzo della benzina possa superare abbondantemente i 2 euro al litro potrebbe convincere gli automobilisti a riesaminare l’opzione dell’elettrico? Staremo a vedere.