Ormai ci siamo: il Fed Day, ovvero il giorno in cui i mercati conosceranno il verdetto sui tassi della Banca centrale americana guidata dal Presidente Kevin Warsh, è arrivato.
L’annuncio è atteso per le 20 ora italiana, attraverso la pubblicazione di un comunicato del FOMC, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve.
Le previsioni dei mercati e degli analisti sull’esito della riunione puntano tutte su un rialzo dei tassi pari a 25 punti base, che porterà i tassi USA al nuovo range compreso tra il 3,75% e il 4%.
Alle 20.30, attesa la conferenza stampa con cui Warsh illustrerà i motivi delle decisioni di politica monetaria adottate dall’istituzione.
A scommettere sulla stretta monetaria della Fed, in queste ultime sessioni, è stato soprattutto il trend dei rendimenti dei Treasury, con quelli a 10 anni che sono schizzati superando anche la soglia considerata chiave, pari al 5,02%, salendo fino al 5,025% e volando così al record dal 2007, dunque in 19 anni.
L’attesa dei mercati, tuttavia, non è solo per i tassi. Oggi la Fed di Warsh annuncerà anche le nuove proiezioni economiche sul PIL e sull’inflazione USA che la banca centrale americana, come fa la BCE, pubblica su base trimestrale.
Tassi Fed, mercati e analisti scommettono su rialzo 25 pb al 3,75%-4%
Così come è stato nel caso della Banca centrale europea, la trepidazione dei mercati non si spiega tanto con le aspettative su cosa accadrà domani, ma con le incognite su cosa potrà accadere successivamente.
D’altronde i trader stanno scommettendo su un rialzo di 25 punti base al nuovo range compreso tra il 3,75% e il 4% con una probabilità di oltre il 92%, secondo quanto emerge dal FedWatch, strumento del CME che calcola le probabilità sulla direzione dei tassi seguendo l’andamento dei futures sui fed funds a 30 giorni.
Le scommesse dei mercati sull’arrivo di una stretta monetaria sono avallate dal trend dell’inflazione degli Stati Uniti, che continua a salire a un ritmo ben più alto rispetto al target di crescita della Fed pari al 2%.
Le aspettative sulla stretta si spiegano anche con le preoccupazioni sul rischio che le pressioni inflazionistiche si rafforzino ulteriormente, a causa della recente impennata dei prezzi del petrolio.
Il petrolio Brent è schizzato infatti fino a oltre $110 al barile, scontando la continua escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente: è dallo scatto delle quotazioni del crude oil che è partita la nuova fiammata dei rendimenti dei Treasury, specchio delle speculazioni sulla direzione dei tassi USA.
Di fatto, nelle ultime sessioni la correlazione tra prezzi del petrolio e dei rendimenti è aumentata, in quanto gli investitori hanno prezzato il seguente outlook: prezzi del petrolio più alti = inflazione più elevata = banche centrali, come BCE e Fed, costrette ad alzare i tassi e a mantenerli più alti per un periodo di tempo più lungo.
Si spiega così la reazione dei rendimenti dei Treasury USA, in particolare di quelli a 10 anni, che sono schizzati appunto al record dal 2007, dopo una corsa che è stata pari a +30 punti base nell’ultimo mese e a +96 punti base nell’ultimo anno.
Va detto che nella giornata di ieri, prima di fare dietrofront, i rendimenti decennali hanno accelerato ulteriormente al rialzo, superando anche la soglia psicologica del 5,3%.
Attenzione anche ai rendimenti dei Treasury a 2 anni - più sensibili alle manovre di politica monetaria della Fed - che si sono avvicinati alla soglia del 4,7%, e agli yield dei Treasury a 30 anni, attorno al 5,4%.
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La Fed di Warsh cercherà di garantirsi la massima flessibilità per rispondere agli shock
Sulla stretta monetaria della Fed di Kevin Warsh di oggi, dunque, sembrano essere concordi tutti.
Diversi i commenti degli analisti, tra i quali quello di Christopher Hodge, responsabile economista della divisione USA di Natixis CIB Americas, intervistato dalla CNBC:
“Ci aspettiamo che, per la prima volta nell’era di Warsh, la Fed alzi i tassi portandoli fino al 4% nel meeting di questa settimana. Crediamo anche che (Warsh) enfatizzerà che questa decisione non vincola la Fed ad alcun tipo di intervento nelle prossime riunioni. In questo modo, sia lui che la Commissione potranno disporre della massima flessibilità per rispondere agli shock”.
Ma i mercati stanno già scommettendo su un altro rialzo dei tassi nella riunione della Fed di dicembre con una probabilità superiore al 75%.
Davvero necessario alzare i tassi USA? La risposta di Goldman Sachs
Allo stesso tempo l’economista di Goldman Sachs David Mericle, pur prevedendo un altro rialzo dopo questa riunione di settembre, ha osservato che non esistono “forti motivi economici” che avallino le strette monetarie: “Crediamo che tutto il rialzo dell’inflazione che supera (il target della Fed) del 2% possa essere attribuito a fattori straordinari, i cui impatti probabilmente si smorzeranno”, ha infatti sottolineato, aggiungendo che, se la Fed alzerà i tassi nella giornata di oggi, sarà soprattutto per allinearsi alle aspettative del mercato, che la costringeranno a muoversi.
Tali aspettative continuano a essere incorporate per l’appunto nei rendimenti dei Treasury, che hanno continuato a salire fino a toccare livelli record.
Jonathan Liang, direttore degli investimenti della divisione di reddito fisso e forex di Standard Chartered, ha inoltre sottolineato che “la stretta correlazione tra i Treasury e i dati sull’inflazione persisterà ancora”.
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Kevin Warsh con le mani legate, costretto ad alzare i tassi
In poche parole, il Presidente della Fed Kevin Warsh, scelto dal Presidente americano Donald Trump non per alzare i tassi, ma per abbassarli, ha le mani legate, come hanno spiegato anche gli analisti di Bank of America a Reuters.
Warsh dovrà alzare i tassi, “altrimenti rischierà di alimentare una forte impennata dei rendimenti dei bond...a Trump la scelta non piacerà, sebbene dovrebbe comprendere il rischio di di un disancoraggio dei bond e le relative implicazioni di mercato”.
Non solo: “Warsh dovrà stare attento anche a dosare le parole, se dirà di essere ancora contrario a fornire una forward guidance”, ha aggiunto l’economista di TD Securities Oscar Munoz in quanto, “se la Fed deciderà di alzare i tassi, certamente gli verrà chiesto cosa accadrà dopo. Ed è abbastanza chiaro che in vista ci sono ulteriori strette se la Fed deciderà di alzare i tassi a settembre. Sarà dunque interessante vedere come il Presidente se la caverà in questo gioco di equilibri”.