3 motivi per cui il prezzo dell’oro può scendere

Tommaso Scarpellini

19 Aprile 2025 - 12:58

Oro ai massimi nel 2025, ma 3 fattori minacciano il trend: deficit USA, inversione dei CTA e stagionalità negativa. Rischio correzione imminente per il metallo giallo?

3 motivi per cui il prezzo dell’oro può scendere

L’oro è senza dubbio il grande protagonista del 2025. Ha conquistato i titoli di giornale, infranto record storici, ed è diventato la bussola dei mercati in cerca di stabilità. Ma proprio quando tutto sembra giocare a suo favore, qualcosa potrebbe cambiare. E se il bene rifugio per eccellenza smettesse all’improvviso di esserlo?

Ci sono almeno tre motivi per cui l’oro potrebbe subire un’inversione di tendenza. Primo: un possibile calo del deficit pubblico USA, in netta controtendenza rispetto alle previsioni. Secondo: una probabile inversione dei CTA, fondi quantitativi che operano sui trend dell’oro e che oggi risultano pesantemente esposti al rialzo. Terzo: una stagionalità storicamente negativa in arrivo, proprio nei mesi estivi.

Tre segnali diversi, ma che puntano tutti nella stessa direzione: cautela. Vediamo nel dettaglio cosa potrebbe accadere.

1. Un possibile decremento del deficit pubblico statunitense

Per comprendere questo primo punto, occorre partire da un concetto chiave dell’analisi intermarket: l’oro è l’ago della bilancia tra tassi d’interesse e dollaro. Se il dollaro si indebolisce, l’oro tende a rafforzarsi perché diventa più conveniente per gli investitori internazionali. Al contrario, quando i tassi salgono, l’oro, asset infruttifero per definizione, dovrebbe perdere appeal.

Nel 2025, però, questo equilibrio sembra essersi rotto. I tassi d’interesse sui Treasury USA sono ancora elevati, ma la domanda di oro resta altissima. Perché? Perché il mercato non considera più i Treasury come “risk-free” in senso assoluto. L’aumento dei rendimenti ha fatto esplodere il costo del debito americano, portando il deficit pubblico su livelli record. Attualmente, oltre il 30% del deficit federale è composto solo di interessi passivi sul debito.

Eppure, proprio da qui potrebbe partire una dinamica opposta. L’inflazione core negli Stati Uniti è scivolata dal 2.8% al 2.4%. Se il trend proseguisse, darebbe finalmente alla Federal Reserve lo spazio per iniziare ad abbassare i tassi, riportando fiducia nei Treasury e riducendo il deficit. Un deficit in calo, combinato con tassi in discesa e un’inflazione sotto controllo, potrebbe togliere forza all’oro, che oggi brilla soprattutto grazie alla paura sistemica.

2. I CTA sono eccessivamente esposti: rischio contrarian

Il secondo campanello d’allarme arriva dal mondo dei fondi sistematici, in particolare dai CTA (Commodity Trading Advisors). I CTA sono fondi quantitativi che operano su base algoritmica e prendono decisioni automatizzate basate su segnali tecnici. Hanno un peso rilevante nei movimenti di prezzo delle commodity, oro incluso, perché tendono a seguire i trend, amplificandone i movimenti.

In queste settimane, le posizioni long dei CTA sull’oro sono tornate ai massimi di ottobre 2023 e aprile 2024, due momenti in cui il prezzo dell’oro aveva subito una battuta d’arresto proprio in concomitanza con l’eccesso di ottimismo del mercato. In entrambi i casi, l’oro ha perso terreno nei mesi successivi.

Questo tipo di segnale viene spesso definito contrarian: quando tutti sono posizionati da una parte del mercato, può bastare un piccolo evento per generare una reazione sproporzionata. In gergo si parla di panic selling, vendite dettate dalla paura che si autoalimentano. Se i CTA, che muovono miliardi, iniziano a smontare le posizioni, il mercato potrebbe entrare in una spirale ribassista improvvisa.

In sintesi: un eccesso di ottimismo speculativo, combinato a un segnale tecnico negativo, potrebbe trasformarsi in un catalizzatore ribassista improvviso e violento.

3. Stagionalità sfavorevole in arrivo

Infine, c’è un terzo motivo, forse il più tecnico, che riguarda l’analisi della stagionalità dell’oro. Si tratta dello studio delle performance medie mensili dell’oro nel corso degli anni, per individuare periodi statisticamente favorevoli o sfavorevoli.

L’analisi della Gold Futures Seasonality Curve mostra che i mesi di maggio e giugno sono storicamente deboli per l’oro. Negli ultimi 10 anni, questi mesi hanno registrato un rendimento medio mensile inferiore allo 0.1%, e in alcuni anni anche negativo, fino a -0.4%. La gain frequency è solo tra il 40% e il 45%.

Nel 2012, ad esempio, l’oro ha perso oltre l’11% nel mese di maggio. Questi dati non sono certezze, ma indicazioni probabilistiche. Molti investitori criticano l’analisi stagionale, sostenendo che sia frutto di una correlazione spuria e che il mercato segua un andamento casuale (teoria del random walk). Tuttavia, la statistica resta uno strumento utile per prendere decisioni consapevoli, specie in fasi di incertezza.

In questo contesto, maggio e giugno potrebbero rappresentare due mesi di pausa fisiologica o di correzione, soprattutto in presenza di posizionamenti speculativi elevati.

Cosa fare quindi?

Il 2025 resterà probabilmente un anno storico per il metallo giallo, ma nessun asset cresce in modo lineare. Il prezzo dell’oro potrebbe entrare in una fase di consolidamento o addirittura di ribasso, per via di fattori macro, tecnici e psicologici.

Riassumendo:

  • Un possibile miglioramento del deficit USA potrebbe togliere appeal all’oro;
  • I CTA, troppo esposti, potrebbero innescare vendite automatiche;
  • La stagionalità sfavorevole di maggio e giugno aggiunge un ulteriore rischio.

È interessante notare come nessuno di questi tre elementi rappresenti, di per sé, un segnale fortemente negativo. Tuttavia, se letti in un’ottica contrarian, considerando che il mercato si muove sulle aspettative, potrebbero diventare gli ingredienti principali per assistere a una delle correzioni più inaspettate degli ultimi anni, proprio in un momento in cui la funzione di bene rifugio dell’oro dovrebbe essere esaltata, e non messa in discussione.