Il PNRR e il capitale umano: come sfruttare i fondi Ue per investire su competenze e giovani

Stefano Rizzuti

14 Ottobre 2021 - 13:03

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Puntare sul capitale umano partendo dalla competenza e dalla formazione dei più giovani: questo è uno degli obiettivi da raggiungere cambiando l’attuale sistema attraverso il PNRR.

Il PNRR e il capitale umano: come sfruttare i fondi Ue per investire su competenze e giovani

Non bastano le risorse che arriveranno dal PNRR. L’Italia ha bisogno di sfruttare i finanziamenti europei anche a livello di sistema, cambiando approccio e puntando sulla valorizzazione del capitale umano. Ma anche sulla valorizzazione della Capitale, Roma, che negli ultimi anni spesso si è trovata messa in secondo piano rispetto ad altre città italiane a partire da Milano.

Di questo si è discusso nel corso dell’evento organizzato da Mip Politecnico di Milano e John Cabot University in collaborazione con Adl Consulting e Talent Garden dal titolo “Pnrr: il ruolo strategico del ‘Capitale’ umano per il futuro del Paese”, ospitato dall’Accademia dei Lincei. È il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Enrico Giovannini, a spiegare perché sia così fondamentale il tema del capitale umano partendo da un dato di fatto: l’invecchiamento del personale all’interno dei ministeri.

Il tema del capitale umano nel PNRR

Giovannini spiega quanto sia complicato provare a reclutare ricercatori da far lavorare accanto ai ministeriali prendendo ad esempio il progetto che porta avanti all’interno del Mit con una collaborazione tra ricercatori e imprese. Il PNRR - spiega Giovannini - “ci obbliga a essere sulla frontiera e obbliga le Pa a uscire dagli schemi classici nelle assunzioni di professionalità”. L’esempio è quello della rete ferroviaria: “Non dobbiamo fare solo un km in più di ferrovia, ma il salto verso ferrovie ancora più sostenibili. E scegliere di saltare l’elettrificazione e sperimentare l’idrogeno”.

Il senatore della Lega Alberto Bagnai nel suo intervento sottolinea come il tema del capitale umano debba diventare cruciale attraverso il PNRR. Il suo ragionamento parte dal fatto che 10 anni di austerità abbiano “comportato un depauperamento delle risorse umane delle pubbliche amministrazioni”. Il cambiamento che chiede Bagnai è quello di andare nella direzione di “favorire l’accesso e incrementare la partecipazione diffondendo conoscenze e skill”.

Come il PNRR può cambiare l’università e la formazione

Franco Pavoncello, presidente della John Cabot University, parlando con Money.it spiega come si possa puntare maggiormente sul capitale umano a partire dal momento della formazione. La prima cosa a cui pensare “sono i nuovi istituti tecnici scientifici, perché manca profondamente questa forma di educazione mentre nel resto d’Europa già esiste ed è cruciale”, sottolinea.

Per Pavoncello bisogna dare più possibilità anche “ai giovani che non vogliono seguire università di legge o di medicina”. E bisogna pensarci sin da quando i ragazzi sono piccolissimi, già all’asilo sostiene. Deve “essere ripensato tutto il sistema per poter permettere la formazione sin dalla giovane età così da arrivare a una popolazione di un livello di capitale umano ben diverso da quello che oggi c’è”.

Pavoncello parla anche della collaborazione appena lanciata tra la John Cabot e il Politecnico di Milano: “Porteranno il loro executive mba, per professionisti, nel Centro Italia, nella nostra struttura. La nostra prima laurea, 50 anni fa, era in business administration, per cui siamo veramente contenti di portare a Roma il Politecnico di Milano che è forse la più prestigiosa università in Italia a livello di mba”.

Il PNRR per colmare il gap sul digitale

Il PNRR deve anche essere l’occasione per sanare il divario dell’Italia sul digitale rispetto al resto d’Europa. La sottosegretaria allo Sviluppo economico, Anna Ascani, crede sia infatti possibile “sanare le criticità sulle competenze, su cui siamo nel fondo della classifica”. Oltre alle competenze si deve puntare sull’utilizzo delle nuove tecnologie attraverso “una nuova strategia, anzi la strategia italiana per l’intelligenza artificiale: siamo l’unico Paese europeo che non ne ha ancora una”.

L’impatto del PNRR sul cinema

È Francesco Rutelli, presidente di Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche), a parlare della situazione del cinema. Se da una parte, con il Covid, c’è stata la chiusura delle sale dall’altra si è registrato un aumento delle produzioni in Italia: “Si sono girati film, serie, mentre molte corrispondenti realtà produttive erano ferme”. Per Rutelli è cruciale il gioco di squadra e puntare sul captale umano e sulla creatività su cui “siamo imbattibili”.

Il trasporto aereo senza PNRR

Veronica Pamio, vice president external relations & sustainability Aeroporti di Roma, sottolinea come il settore aeroportuale sia rimasto escluso dal PNRR ma questo non inficia l’importanza di mettere al servizio della comunità le competenze dei singoli. Difatti Aeroporti di Roma sta lanciando un hub d’innovazione per le startup proprio puntando sul capitale umano e sui giovani. Un modo anche per arginare il crollo dei passeggeri (tutt’ora siamo “al -60% rispetto al pre-pandemia”, sottolinea) attraverso un’ottica di sistema, come avvenuto per esempio mettendo a disposizione gli spazi per effettuare i tamponi.

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