Cos’è il PIL, come si calcola e cosa non mostra

Flavia Provenzani - Claudia Cervi

4 Maggio 2022 - 12:09

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Che cos’è il PIL (Prodotto Interno Lordo)? Guida completa su significato, calcolo del PIL, componenti e molto altro.

Cos'è il PIL, come si calcola e cosa non mostra

Cos’è il PIL e come si calcola il Prodotto Interno Lordo?

Si sente sempre più spesso parlare in televisione e sui giornali del termine Prodotto Interno Lordo a causa del rallentamento economico mondiale. Anche in Italia il dibattito sulla crescita del PIL è molto acceso.

Risulta utile una guida semplice per comprendere cos’è il PIL in parole semplici, come funziona il calcolo del PIL e perché il PIL è importante.

Cos’è il PIL in parole semplici?

Il prodotto interno lordo (PIL) è il valore della ricchezza di un Paese. Misura il valore dei beni e dei servizi finali realizzati in un anno o un dato periodo di tempo.

Possiamo definire il PIL utilizzando i tre termini che lo denominano:

  • Prodotto, in quanto indica il valore (ricchezza) dei beni e dei servizi finali prodotti dal sistema economico;
  • Interno, il sistema economico produttivo si riferisce a un dato Paese, per cui avremo ad esempio PIL Italia, Francia e così di seguito;
  • Lordo, cioè, il valore è comprensivo delle spese che servono a reintegrare il capitale produttivo che esercizio dopo esercizio si logora, riducendo il proprio valore iniziale.

Si parla di beni e servizi finali poiché non si considerano i beni intermedi: il loro valore è infatti compreso in quello dei beni finali. Per esempio il valore realizzato da una pasticceria include già il prezzo della farina, dello zucchero e degli altri ingredienti utilizzati.

Il PIL può essere anche costruito come somma dei valori aggiunti: per valore aggiunto si intende il valore prodotto da un’impresa nel processo produttivo e si calcola come valore della produzione (ricavi) meno il valore dei beni intermedi utilizzati nel processo stesso (materie prime, semilavorati). In altre parole si tratta dei beni e dei servizi prodotti per essere consumati all’interno del Paese.

Un terzo modo di calcolare il PIL è quello di sommare i redditi (salari dei lavoratori, profitti delle imprese e imposte pagate) di tutta l’economia.

I beni e i servizi che entrano nel calcolo del PIL sono quelli prodotti entro i confini nazionali, indipendentemente dalla nazionalità del soggetto produttore. Se si fosse interessati a conoscere il valore della ricchezza prodotta dai residenti di una certa nazione, indipendentemente dal luogo dove essa è stata prodotta, si calcola allora il prodotto nazionale lordo (PNL).
Nel PIL dell’Italia rientrano i profitti realizzati da BMW in Italia, ma non quelli di Eni (ENI) nel Golfo del Messico. Questi ultimi entrano nel calcolo del PNL italiano.

Le componenti del PIL

Il PIL, indicato anche con la lettera Y, viene scomposto in diverse componenti: in un’economia chiusa, in cui non ci sono scambi con l’estero, il PIL è così composto:

Y = C + I + G

Dove:

  • C rappresenta il consumo, ovvero i beni e i servizi acquistati dai privati (consumatori);
  • I rappresenta l’investimento, e riguarda sia gli investimenti residenziali per l’acquisto di case, sia quelli per l’acquisto di impianti e macchinari;
  • G rappresenta la spesa pubblica in beni e servizi, ovvero acquistati dallo Stato. In essa non rientrano le spese per gli interessi sul debito pubblico, né i trasferimenti (ad esempio l’assistenza sanitaria).

Questa relazione rappresenta l’identità fondamentale della contabilità nazionale e dice che il valore del prodotto di una nazione è sempre uguale alla spesa per i prodotti della nazione stessa (spesa per consumi privati, spesa pubblica, spesa per investimenti) ovvero che il reddito totale dei componenti della società eguaglia la spesa totale per i prodotti della società stessa.

In realtà, le economie di quasi tutti i Paesi del mondo sono aperte agli scambi con l’estero. Pertanto nel caso di un’economia aperta si deve aggiungere una quarta componente del PIL, costituita dalla differenza tra esportazioni (EX) e importazioni (IM) di beni e servizi, chiamata esportazioni nette o saldo delle partite correnti.

Se le esportazioni sono maggiori delle importazioni, lo Stato registra un avanzo commerciale; in caso contrario, un disavanzo commerciale. L’equazione precedente diventa:

Y = C + I + G + EX - IM

La crescita del PIL da un anno all’altro può essere dovuta a due motivi, di solito compresenti: la crescita dei prezzi di mercato e l’aumento della produzione. Naturalmente, occorre separare i due effetti poiché solo l’incremento dei beni e servizi effettivamente prodotti - e non la crescita del loro prezzo - indica un effettivo aumento della ricchezza materiale di una nazione.

Il PIL nominale utilizza ogni anno i prezzi correnti per valorizzare la produzione. Per calcolare il PIL reale, ossia la misura effettiva della ricchezza materiale di una nazione, bisogna depurare la crescita del PIL nominale dall’incremento dei prezzi. Per far ciò basta prendere un anno base e valorizzare la produzione di ciascun anno ai prezzi dell’anno base - per questo il PIL reale viene anche chiamato PIL “a prezzi costanti”. Misurare le variazioni del PIL reale da un anno all’altro significa misurare la crescita dell’economia in questione.

Come funziona il calcolo del PIL

Il PIL è composto da diversi fattori ed è possibile utilizzare diverse metodologie per calcolarlo:

  • metodo della spesa;
  • metodo del valore aggiunto;
  • metodo dei redditi.

In tutti e tre i casi il risultato è lo stesso, ma le componenti prese in considerazione sono diverse. Vediamo nel dettaglio ogni singolo metodo.

1) Il metodo della spesa
Il metodo della spesa è il più diffuso per il calcolo del PIL. Con questa metodologia si prendono in esame i consumi, gli investimenti, la spesa pubblica e il saldo commerciale di un Paese. Da qui avremo la seguente formula per il calcolo del PIL:

Y(PIL)=C+I+G+(X-M)


Com’è possibile vedere, da questa formula si prendono in esame:

  • C: ovvero la spesa delle famiglie in beni, quindi i consumi;
  • I: investimenti privati;
  • G: la spesa pubblica dello Stato;
  • X: totale delle esportazioni;
  • M: totale delle importazioni.

2) Il metodo del valore aggiunto
Con questa metodologia, al fine di calcolare il PIL, si prendono in considerazione i valori di beni e servizi prodotti dalle imprese. In questo caso quindi il PIL si modificherà in base al Valore Aggiunto.

Per Valore Aggiunto si intende la differenza tra il ricavo conseguito dalla vendita di un bene o di un servizio ed il costo sostenuto per produrlo. La formula quindi sarà:

PIL= Valore Aggiunto = Ricavo di bene/servizio - Costo di bene/servizio

3) Il metodo dei redditi
Con questa metodologia il PIL viene calcolato attraverso le retribuzioni e i redditi da capitale. Quindi avremo che la formula sarà uguale a:

PIL=Retribuzioni + Redditi da capitale

Come detto in precedenza, non cambia assolutamente niente tra le 3 metodologie poiché conducono tutte al medesimo risultato.

Differenza tra PIL nominale e reale

Il Prodotto interno lordo fotografa il valore complessivo della produzione, come definita precedentemente, in un dato periodo. In tal senso parlare del PIL significa riferirsi ai consumi dei cittadini, agli investimenti delle imprese, alla spesa pubblica di uno Stato e al valore delle esportazioni.

Tuttavia, i prezzi dei beni di consumo e dei servizi privati, ma anche pubblici, così come il costo del denaro (tasso di interesse) variano di anno in anno. Non solo. Cambiano i prezzi dei beni e delle materie prime e subiranno pertanto variazioni in aumento o in diminuzione anche le esportazioni.

Risulta chiaro, quindi, che tutte le componenti del PIL sono influenzate dall’inflazione, ovvero dall’aumento generale del livello dei prezzi.

In tal senso nasce la distinzione tra PIL nominale (il PIL calcolato sulla base dei prezzi correnti, es. PIL del secondo trimestre 2015) e PIL reale (il PIL calcolato sulla base di prezzi costanti, es. su base annua).

  • Il PIL nominale è detto anche monetario e tiene conto dell’inflazione registrata in quel preciso momento temporale in cui è calcolato. Il computo tiene conto del potere di acquisto di famiglie e imprese corretto su base inflazionistica sulla base dei prezzi correnti (quindi non si tratta di quello effettivo);
  • Il PIL reale è calcolato sulla base di prezzi costanti, cioè senza tenere conto dell’adeguamento dei prezzi con l’inflazione attuale al momento di calcolo.

Il PIL pro capite

Se si ripartisce il PIL reale per la popolazione complessiva di un Paese, si ottiene il PIL reale pro capite, cioè, il valore medio della produzione ottenuta nell’economia del Paese in un dato anno.

Perché il PIL è importante?

Il Prodotto interno lordo è una grandezza economica molto importante utilizzata dagli economisti per descrivere in modo efficace la ricchezza, la capacità produttiva e la crescita reale di un Paese.
Rappresenta una fotografia in un dato periodo dei consumi dei cittadini, degli investimenti delle imprese, della spesa pubblica e del valore delle esportazioni.

In altre parole, il PIL è l’indice di riferimento per esprimere lo stato di salute di un Paese con riferimento al suo livello di sviluppo e progresso.

Per tale ragione gli istituti statistici dei vari Paesi calcolano e pubblicano periodicamente i dati del PIL. In Italia l’istituto di riferimento è l’ISTAT, ma sono disponibili analisi e previsioni di altre istituzioni nazionali e internazionali (Bankitalia, Commissione Europea, Banca Mondiale, FMI, Ocse, Fondo europeo di sviluppo regionale). Ogni anno ad aprile il MEF pubblica il documento di economia e finanza (DEF) che descrive lo scenario macroeconomico del periodo appena trascorso e mostra le previsioni sull’evoluzione futura.

Le analisi fornite da queste istituzioni possono presentare lievi differenze, ma le metodologie per il calcolo del PIL sono generalmente comparabili, basate sullo European System of Accounts all’interno dell’Unione Europea o il System of National Accounts delle Nazioni Unite.

Banche centrali e governi osservano il PIL per valutare il quadro generale dell’economia e per fissare di conseguenza la propria politica monetaria e fiscale.

Ma il PIL viene preso in considerazione anche nelle strategie di investimento come l’All Weather Portfolio di Ray Dalio o nel modello Growth, Inflation, Policy (GIP) di Hedgeye.

Cosa succede se il PIL aumenta?

Dalle componenti della formula si evince che non sempre un aumento del PIL può avere un significato positivo. Se ad esempio i consumi diminuissero e la spesa pubblica aumentasse proporzionalmente di più, il PIL ne risulterebbe migliorato ma il calo dei consumi evidenzia che la ricchezza delle famiglie si sta erodendo (per cause come ad esempio l’abbassamento dei salari, o aumento dell’inflazione).

Un PIL in aumento grazie all’apporto di tutti i fattori (a parte le esportazioni e le importazioni perché il saldo di queste due componenti dipende dalla struttura economica del singolo Paese) è indice di benessere e ricchezza di una nazione (anche se il PIL non ci fornisce su come queste due risultanti siano ripartite tra la popolazione).

Cosa succede se il PIL diminuisce?

La diminuzione del PIL segnala che un determinato Paese non riesce più a sfruttare la propria capacità produttiva e riduce la produzione di beni e servizi, dei consumi, con conseguente diminuzione della ricchezza.

Se il dato del PIL diminuisce per due trimestri consecutivi si parla di recessione, secondo la definizione universalmente accettata e proposta dall’economista Julius Shiskin in un articolo pubblicato nel 1975 sul New York Time.

Parlare di recessione limitandosi alla sola analisi del PIL potrebbe tuttavia risultare riduttivo: vanno infatti considerati altri indicatori come l’occupazione, la produzione industriale e le vendite all’ingrosso e al dettaglio.

Il PIL ci dice veramente se una popolazione sta bene?

Dalla Dopoguerra il dato PIL è stato utilizzato come unità di misura per la crescita economica di ogni Paese. Nel tempo però molti economisti hanno messo in discussione la sua validità come indicatore considerandolo una misura fuorviante del benessere e del progresso di una società.

Sono diversi infatti i limiti del prodotto interno lordo come misura del benessere reale. Infatti:

  • non considera la distribuzione del reddito tra la popolazione, tralasciando informazioni qualitative dell’impatto ambientale e sociale della produzione.
  • non fornisce alcuna indicazione sulla salute, sull’equità, sulla mobilità sociale e in generale sul benessere della popolazione.
  • esclude le transazioni a titolo gratuito (volontariato e lavoro in famiglia), l’economia sommersa e le attività illecite.
  • non fa distinzione tra beni e servizi che contribuiscono al benessere e quelli che possono risultare deleteri: non c’è differenza tra produrre elettrodomestici e super alcolici.
  • non considera le attività business-to-business.
  • attribuisce un peso maggiore ai consumi e non alla produzione, trascurando le tappe intermedie.

Il sociologo e filosofo Zygmunt Bauman sintetizza così i limiti di una valutazione dell’economia basata sul PIL: Se lei fa un incidente in macchina l’economia ci guadagna. I medici lavorano. I fornitori di medicinali incassano e così il suo meccanico. Se lei invece entra nel cortile del vicino e gli dà una mano a tagliare la siepe compie un gesto antipatriottico perché il PIL non cresce.

Come si misura la qualità della vita? Gli indicatori alternativi al PIL

Un PIL elevato non è necessariamente associato a migliori standard di vita della popolazione. In Cina per esempio a un valore alto del PIL corrisponde un PIL pro capite contenuto, segnalando la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi individui.

Ecco perché sono stati introdotti altri indicatori per misurare il progresso e la crescita di una nazione:

Dal 1993 l’ONU ha sostituito il PIL con lo Human Development Index (HDI), o indice di sviluppo umano, per misurare il benessere della popolazione dei singoli Paesi. L’indice prende in considerazione il PIL pro capite, l’aspettativa di vita e i livelli di istruzione.

Il Genuine Progress Indicator (GPI), o Indicatore di Progresso Reale, è stato proposto da Cliff Cobb e dall’associazione Redefining Progress: rileva il miglioramento o il peggioramento della qualità della vita in un Paese, considerando anche quei beni e servizi che non generano scambio monetario (cura dei figli, lavoro domestico, volontariato) e sottraendo, invece, i costi legati ad attività dannose o illecite (spese legali, danni, spese mediche...).

Il Better Life Index ideato dall’OCSE misura il benessere di un Paese affidandosi a 11 parametri tra cui il reddito medio, il tasso di disoccupazione, la disponibilità abitativa, ma anche la qualità delle relazioni sociali, il bilanciamento tra vita privata e lavoro e la soddisfazione personale.

In Italia, Istat e CNEL hanno sviluppato l’indice di Benessere equo e sostenibile (BES) per misurare la crescita non solo sotto il profilo economico ma anche sociale e ambientale. Questo indice si basa su 12 parametri e considera i livelli di Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi.

Sono poi stati creati altri indicatori per misurare il grado di felicità e di soddisfazione delle persone: il Subjective Well Being (SWB) rileva la percezione che le persone hanno della propria vita, mentre il Gross national happiness (GNH) o felicità interna lorda misura il benessere globale della popolazione.

Gli effetti del PIL sui mercati

Il Prodotto Interno Lordo è inoltre un market mover significativo per l’andamento dei mercati finanziari. Alla notizia di un aumento del PIL di un Paese come reagiscono i mercati?

Un incremento del Prodotto interno lordo ha degli effetti positivi sulle borse, in quanto viene percepito come un indicatore di benessere del Paese a cui si riferisce. Esso comporta un aumento dei profitti societari e quindi dei prezzi dei titoli azionari.

Tuttavia molto dipende dallo status quo dell’economia del Paese di riferimento: se il PIL cresce in modo inatteso e registrando uno scarto eccessivo rispetto alle variazioni precedenti, l’incremento potrebbe essere sintomo di una spirale inflattiva.

In tal caso i mercati finanziari agirebbero in direzione contraria, fiutando un segnale negativo per i fondamentali del Paese e di riflesso sulla profittabilità futura delle imprese quotate.

Cos’è il PIL sommerso?

Il PIL misura veramente tutto il reddito prodotto da un Paese? La risposta è no.
Il PIL non comprende alcuni voci che servirebbero a dare un quadro più realistico dello stato di ricchezza di un Paese in un dato momento.

Non rientrano infatti, nel calcolo del PIL, eseguito dall’ISTAT con cadenza trimestrale, le componenti di reddito provenienti dalla cosiddetta economia illegale, ma non per questo trascurabili in un sistema economico produttivo:

  • traffico di stupefacenti;
  • prostituzione;
  • contraffazione e ricettazione;
  • redditi da lavoro che sfuggono ai controlli fiscali.

Infografica sul PIL

Money.it ha creato un’infografica per spiegare a tutti cos’è il PIL, come si calcola e condividere tutte le informazioni e le nozioni che lo riguardano.

Video pillola: cos’è il PIL

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