Ci sono due materie prime che, più di altre, accendono il dibattito tra chi segue i mercati: l’oro “giallo”, simbolo storico di valore e protezione, e l’oro “nero”, il petrolio, barometro dell’economia reale e della geopolitica. Entrambi sembrano raccontare storie potenti, fatte di crisi, ripartenze e shock improvvisi.
Il problema è che le storie, da sole, non bastano. Perché quando si parla di investimenti, ciò che conta davvero è il comportamento nel tempo: con quale frequenza si chiude in guadagno, quanta strada bisogna “sopportare” per arrivarci, e quanto può essere profonda una discesa anche se l’esito finale è positivo.
Ed è qui che la statistica diventa interessante. Senza inseguire previsioni, basta guardare alla storia dei prezzi e fare una domanda molto concreta: considerando tutti i possibili punti di ingresso, su finestre di 1, 5 e 10 anni, quale tra oro e petrolio ha offerto il profilo più favorevole tra rendimento potenziale e rischio di percorso?
Metodo: “tutti i possibili investimenti” su 1, 5 e 10 anni
Il confronto utilizza dati mensili di oro e petrolio WTI, allineati sul periodo comune disponibile: da aprile 1983 a febbraio 2026 (515 mesi). L’approccio è quello delle finestre mobili: si entra ogni mese possibile e si osserva cosa accade mantenendo la posizione per una durata fissa.
Le finestre analizzate sono:
• 1 anno (12 mesi): 503 possibili investimenti
• 5 anni (60 mesi): 455 possibili investimenti
• 10 anni (120 mesi): 395 possibili investimenti
Per ogni finestra sono state calcolate:
• Performance totale (fine/inizio − 1)
• Rendimento annualizzato (CAGR)
• Max drawdown nel periodo (la peggiore discesa dal massimo al minimo durante la finestra)
• Volatilità annua (da rendimenti mensili)
• Durata massima del drawdown (numero massimo di mesi consecutivi sotto il precedente massimo, dentro la finestra)
In pratica: non solo “quanto rende”, ma anche “quanto fa male nel frattempo”.
La finestra di 1 anno: il petrolio può esplodere, ma è molto più ruvido
Sul singolo anno l’oro è più “regolare”, mentre il petrolio è più “estremo”.
Probabilità di chiudere in positivo:
• Oro: 58,85%
• Petrolio: 52,29%
Rendimento tipico (mediana):
• Oro: +3,59%
• Petrolio: +1,59%
Rendimento medio (che risente degli anni eccezionali):
• Oro: +6,74%
• Petrolio: +7,39%
Qui si vede già la differenza di personalità: il petrolio, mediamente, può beneficiare di anni molto forti che tirano su la media, ma la mediana (il “caso tipico”) resta più bassa, perché ci sono molti anni difficili.
Le code, però, fanno la vera differenza. Nel 10% dei casi peggiori:
• Oro: circa −11,90%
• Petrolio: circa −31,78%
Nel 10% dei casi migliori:
• Oro: circa +30,04%
• Petrolio: circa +54,99%
È il classico profilo “a frusta”: il petrolio può fare molto meglio nei rimbalzi, ma tende a essere molto più severo nelle fasi negative.
Rischio di percorso su 1 anno:
• Max drawdown mediano: oro −9,45% vs petrolio −20,81%
• Peggior drawdown osservato: oro −31,02% vs petrolio −70,52%
• Volatilità annua mediana: oro 14,0% vs petrolio 27,7%
Anche sul piano temporale, la durata massima del drawdown in un anno è simile come ordine di grandezza (mediana 7 mesi per entrambi), ma la profondità del drawdown nel petrolio è mediamente doppia, e negli estremi può diventare distruttiva.
Anni “migliori” e “peggiori” su 1 anno (media delle finestre con ingresso in quell’anno):
• Oro: anni molto favorevoli includono 2024, 2005, 2010; anni molto sfavorevoli includono 2012, 1996, 1983 (parziale).
• Petrolio: anni molto favorevoli includono 2020, 1999, 2021; anni molto sfavorevoli includono 1985, 2014, 2019.
La finestra di 5 anni: rendimenti simili, ma il petrolio “costa” molto di più in volatilità e drawdown
Su 5 anni il confronto diventa più sottile sul rendimento, ma più netto sul rischio.
Probabilità di chiudere in positivo:
• Oro: 66,4%
• Petrolio: 63,7%
Rendimento totale:
• Mediana: oro 16,7% vs petrolio 22,2%
• Media: oro 38,3% vs petrolio 33,1%
CAGR:
• Mediana: oro 3,1% vs petrolio 4,1%
• Media: oro 5,2% vs petrolio 3,8%
Il petrolio vince sulle mediane, l’oro vince sulle medie: segno che l’oro ha avuto fasi molto forti che spingono la performance complessiva, mentre il petrolio alterna più frequentemente cicli completi di salita e discesa.
Ma la differenza dominante è la gestione delle perdite temporanee:
• Max drawdown mediano: oro −26,3% vs petrolio −58,2%
• Peggior drawdown: oro −42,1% vs petrolio −74,6%
• Volatilità annua mediana: oro 13,7% vs petrolio 34,5%
Su 5 anni, la durata massima del drawdown (mesi consecutivi sotto il massimo) mostra quanto possa essere “lunga” una fase di recupero:
• Mediana: oro 33 mesi vs petrolio 36 mesi
• Nel 10% dei casi più difficili: oro fino a 59 mesi, petrolio fino a 57 mesi
In sintesi: a cinque anni, non è raro restare per anni sotto i massimi precedenti, anche se poi l’esito finale può essere positivo.
Anni “migliori” e “peggiori” su 5 anni:
• Oro: migliori 2005, 2006, 2003; peggiori 1996, 1995, 1994.
• Petrolio: migliori 2003, 2002, 2001; peggiori 2011, 1983 (parziale), 2012.
La finestra di 10 anni: qui l’oro tende a emergere con più chiarezza
Allungando l’orizzonte a 10 anni, l’oro migliora sensibilmente sia in frequenza sia in qualità del profilo rischio/rendimento.
Probabilità di chiudere in positivo:
• Oro: 75,7%
• Petrolio: 58,7%
Rendimento totale:
• Mediana: oro 40,9% vs petrolio 21,9%
• Media: oro 96,1% vs petrolio 79,7%
CAGR:
• Mediana: oro 3,5% vs petrolio 2,0%
• Media: oro 5,0% vs petrolio 3,5%
Sul rischio di percorso, il petrolio resta molto più severo:
• Max drawdown mediano: oro −34,8% vs petrolio −70,2%
• Peggior drawdown: oro −42,1% vs petrolio −83,5%
• Volatilità annua mediana: oro 14,4% vs petrolio 33,0%
E sul tempo di recupero, l’orizzonte decennale è quello in cui i drawdown possono diventare “lunghi” in modo strutturale:
• Durata massima del drawdown (mediana): oro 82 mesi vs petrolio 68 mesi
• Nel 10% dei casi più difficili: oro fino a 111 mesi, petrolio fino a 109 mesi
Questo dato può sembrare controintuitivo: perché l’oro, pur avendo drawdown più contenuti, può restare sotto un massimo precedente per molto tempo. La differenza è che, nel petrolio, le fasi sotto i massimi tendono a essere più profonde e più violente; nell’oro possono essere più “pazienti”, ma spesso meno devastanti.
Anni “migliori” e “peggiori” su 10 anni:
• Oro: migliori 2001, 2002, 2000; peggiori 1988, 1990, 1989.
• Petrolio: migliori 1998, 2001, 1997; peggiori 2010, 1983 (parziale), 1984.
Che cosa suggerisce la statistica: non un verdetto, ma una mappa del rischio
Guardando insieme 1, 5 e 10 anni, emerge una linea comune:
• Il petrolio è l’asset “più estremo”: potenziale di rialzo alto nei periodi favorevoli, ma con code negative pesanti, drawdown profondi e volatilità elevata.
• L’oro è storicamente più “robusto” come profilo: più probabilità di esiti positivi (soprattutto a 10 anni) e un rischio di percorso molto più contenuto.
Questo non significa che uno sia “sempre meglio” dell’altro. Significa che i due strumenti rispondono a logiche diverse: il petrolio è più legato ai cicli economici e agli shock di offerta/domanda; l’oro tende a comportarsi in modo più difensivo e meno esplosivo, pur restando volatile.
Chiusura: come usare questi numeri in modo pratico, senza scorciatoie
Se la domanda è “meglio investire nell’oro giallo o nell’oro nero?”, la storia dei dati aiuta a tradurre “meglio” in criteri semplici.
Sul breve (1 anno), il petrolio offre più spesso scenari estremi: può sorprendere al rialzo, ma può anche colpire duramente al ribasso. Su 5 anni, la competizione sul rendimento esiste, ma il petrolio richiede quasi sempre un prezzo molto più alto in termini di drawdown e volatilità. Su 10 anni, l’oro tende a emergere con più chiarezza: più finestre positive e un percorso mediamente più gestibile.
In pratica, l’utilità di queste statistiche non è scegliere una “risposta unica”, ma capire quale viaggio si è disposti ad accettare. Il petrolio ha una natura ciclica e potenzialmente “esplosiva”; l’oro ha mostrato, storicamente, una maggiore probabilità di tenuta e un rischio meno traumatico. La scelta più sensata nasce dall’orizzonte temporale e dalla tolleranza alle oscillazioni, non dal fascino del nome “oro” scritto in una delle due versioni.