Petrolio russo, cambia il prezzo dall’1 febbraio. Quali conseguenze?

Alessandro Nuzzo

15 Gennaio 2026 - 19:47

L’Unione Europea abbasserà il tetto massimo del prezzo del petrolio russo e di conseguenza Mosca se vuole continuare a vendere dovrà abbassare le pretese.

Petrolio russo, cambia il prezzo dall’1 febbraio. Quali conseguenze?

Da oggi entra in funzione il nuovo meccanismo automatico e dinamico per l’adeguamento del prezzo del petrolio russo deciso dall’Unione Europea. Il nuovo sistema diventerà operativo a partire dal 1° febbraio 2026, con il tetto massimo per il greggio russo fissato a 44,10 dollari al barile, una soglia destinata ad avere conseguenze rilevanti per l’economia della Russia. È previsto tuttavia un periodo transitorio: i contratti stipulati in precedenza, basati sul vecchio prezzo massimo, potranno continuare a essere eseguiti per un massimo di 90 giorni.

Il tetto di prezzo sarà soggetto a una revisione periodica semestrale da parte della Commissione europea, anche se non sono escluse revisioni straordinarie qualora l’andamento dei mercati petroliferi o altre circostanze impreviste lo rendessero necessario. La Commissione, si legge in una nota ufficiale, manterrà un contatto costante con gli Stati membri dell’Ue e con i partner internazionali, al fine di garantire uno stretto coordinamento nell’applicazione delle misure.

In base alle nuove regole, le aziende europee non potranno fornire servizi di trasporto, assicurazione o finanziamento per spedizioni di petrolio russo vendute a un prezzo superiore al nuovo limite stabilito. Il tetto, che potrà essere aggiornato più volte nel corso dell’anno, viene calcolato sulla base del prezzo medio di mercato trimestrale, al quale viene sottratto il 15%.

Per Mosca esportare petrolio sarà ancora più difficile

Con questa decisione, l’Europa rende ancora più complesso per Mosca esportare il proprio greggio al di fuori dei confini nazionali e verso il mercato europeo. Per continuare a vendere petrolio in Europa, la Russia dovrà infatti abbassare ulteriormente i prezzi per rientrare sotto la soglia dei 44,10 dollari al barile, oppure fare ricorso a strategie alternative. Tra queste rientra l’utilizzo della cosiddetta flotta ombra, composta da vecchie petroliere o navi registrate sotto bandiere straniere, come quelle di Panama o della Liberia, formalmente non riconducibili a Mosca e quindi utilizzate per aggirare i controlli occidentali. Secondo le stime, la flotta ombra russa comprenderebbe tra le 600 e le 1.400 imbarcazioni; finora l’Unione europea ne ha sanzionate oltre 400.

Si tratta di navi che adottano diversi stratagemmi per eludere i controlli: disattivano deliberatamente i sistemi di identificazione automatica (AIS), trasmettono segnali falsi e realizzano trasferimenti di greggio da nave a nave in mare aperto. Pratiche che non solo violano le norme internazionali, ma aumentano in modo significativo i rischi per la sicurezza della navigazione, con un maggiore pericolo di collisioni e di gravi disastri ambientali.

Subito dopo l’invasione dell’Ucraina, l’Unione europea aveva inizialmente fissato il tetto massimo del petrolio russo a 60 dollari al barile. Con il susseguirsi dei pacchetti di sanzioni, arrivati a quota 18, a settembre 2025 il limite era già sceso a 47,60 dollari. Dal prossimo febbraio si assisterà a un ulteriore ribasso fino a 44,10 dollari.

Il taglio è significativo perché segna la prima introduzione di un meccanismo automatico per la definizione futura del tetto massimo al prezzo del petrolio greggio russo.

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