Monte dei Paschi di Siena corre in Borsa insieme al resto delle banche, ma il merito non è suo. Alle 13:04 il titolo passa di mano a 11,464 euro, il 4,89% sopra la chiusura di ieri a 10,93, dopo un massimo di giornata a 11,47. Sul Monte, oggi, non risultano comunicati né novità sull’offerta: a trainarlo è Intesa Sanpaolo, che alla stessa ora guadagna il 5,01% a 6,287 euro.
La ragione sta nell’OPAS. Da quando Intesa ha messo sul tavolo un’offerta pagata quasi tutta in azioni proprie, il prezzo di MPS ha smesso di muoversi per conto suo.
Il Monte va a rimorchio di Intesa
Per ogni azione MPS portata in adesione, Intesa offre 1,664 azioni di nuova emissione più 1,25 euro in contanti. La parte in denaro è salita da 1 a 1,25 euro il 3 ottobre. Il concambio invece è stato ritoccato solo ieri, da 1,600 a 1,664, e non va letto come un rilancio: l’adeguamento serve a «neutralizzare integralmente l’effetto dello stacco» dell’acconto sul dividendo 2026 che Intesa pagherà ai propri azionisti, 22 centesimi lordi con stacco il 23 novembre e pagamento il 25.
Fatti due conti, circa nove decimi del valore dell’offerta sono azioni Intesa. I 30 centesimi guadagnati finora dal titolo Intesa, moltiplicati per 1,664, valgono circa mezzo euro per ogni azione MPS. Il Monte ne mette in tasca 0,534. In percentuale resta un passo indietro, perché la quota in contanti non si muove.
E Intesa perché sale? Ieri la banca guidata da Carlo Messina ha diffuso i conti dei primi nove mesi, con un utile netto di 8.199 milioni di euro (+8,1%) e una prospettiva per il 2026 «migliorata a ben oltre 10 miliardi di euro», come si legge nel comunicato della banca.
Il resto lo fa il clima di settore. Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti hanno consegnato ai Democratici la maggioranza alla Camera e al Senato e, secondo un trader citato da Reuters, un Congresso a maggioranza democratica dovrebbe limitare la capacità di Donald Trump di nominare governatori della Fed, lasciando più spazio anche a un rialzo dei tassi. Il mercato ne ha tratto una conclusione semplice: meno pressione per tassi bassi, meglio per i margini delle banche. Alle 11:33 il FTSE Italia Banche guadagnava il 4,5%, più del doppio del FTSE MIB.
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Quanto vale oggi il pacchetto offerto
Ai prezzi delle 13:04, 1,664 azioni Intesa più 1,25 euro valgono circa 11,71 euro. È però un valore con il dividendo dentro, mentre chi aderisce riceverà i nuovi titoli dopo lo stacco del 23 novembre. Tolti i 22 centesimi dal prezzo di Intesa, il valore implicito scende a circa 11,35 euro.
MPS tratta quindi circa l’1% sopra questa soglia e circa il 2% sotto il valore lordo. Ieri in chiusura, con Intesa a 5,987 euro e il Monte a 10,93, lo scarto sul valore depurato era dello 0,8%. Il rapporto tra i due titoli, insomma, è rimasto quasi fermo: si è mosso tutto il resto.
Il calcolo è una stima semplificata. Non considera i tempi di regolamento, la fiscalità, le condizioni di efficacia, le autorizzazioni ancora pendenti né eventuali dividendi di MPS. Chi ha i titoli in portafoglio trova una guida su cosa possono fare e non fare gli azionisti.
Nell’ultima settimana la strada dell’offerta si è fatta più dritta. Il 27 ottobre la BCE ha autorizzato Intesa ad acquisire il controllo di MPS e, indirettamente, di Mediobanca (qui cosa cambia dopo il via libera di Francoforte). Due giorni dopo l’assemblea del Monte ha bocciato l’incorporazione di Mediobanca, con il 63,65% di voti contrari, e ha respinto con oltre il 90% le OPS su Banco BPM e Banca Generali: un sì avrebbe esposto l’offerta di Intesa al rischio di inefficacia.
Sui tempi, Messina ha detto ieri che l’operazione è «in linea con la tabella di marcia» e che tutte le autorizzazioni delle autorità di vigilanza di settore sono arrivate, mentre restano aperte le procedure Antitrust e Golden Power. Secondo indiscrezioni di stampa, la Consob potrebbe approvare il documento d’offerta intorno al 9-10 novembre, con adesioni dalla settimana del 23 e regolamento tra dicembre e gennaio. Sono date non ufficiali, soggette a slittamenti. Domani, giovedì 5 novembre, è atteso il CdA di MPS sui conti dei nove mesi.
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Il grafico conta meno del solito
Con il prezzo agganciato all’offerta, l’analisi tecnica perde peso. Il rialzo di oggi ha superato di slancio le due resistenze calcolate sulla seduta di ieri, 11,04 e 11,14 euro, e ha riportato il titolo sopra le medie mobili a 50 e 100 sedute, entrambe in area 11,40. Più in alto il riferimento è il massimo delle ultime 52 settimane a 12,08 euro, sopra anche il valore lordo dell’offerta: per arrivarci servirebbe un’altra spinta di Intesa. In caso di ritorno indietro, il primo appoggio è a 10,81 euro, con il ritracciamento di Fibonacci del 38,2% a 10,70 poco sotto.
Finché l’OPAS resta in piedi, per capire dove va il Monte conviene guardare il listino di Intesa.
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