Il giorno dopo i conti, Intesa Sanpaolo si prende la scena a Piazza Affari. Poco dopo le 11:15 il titolo passa di mano a 6,28 euro, in rialzo del 4,9%, con un passo più che doppio rispetto al FTSE MIB, che guadagna il 2%. Martedì 3 novembre, nella seduta in cui sono usciti i risultati dei primi nove mesi, la reazione era stata ben più tiepida: chiusura a 5,99 euro, appena lo 0,57% sopra il giorno prima.
Una causa unica, stamattina, non c’è. Non risultano rialzi dei target price da parte dei broker e a salire è tutto il comparto bancario, non soltanto Intesa. Più che un singolo annuncio, sul titolo sembrano sommarsi tre spinte: l’umore positivo delle Borse europee, una lettura più a mente fredda della trimestrale e il recupero dopo un mese pesante.
Il traino delle banche dopo le midterm USA
Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti hanno consegnato ai Democratici il controllo sia della Camera sia del Senato, e i listini europei hanno allungato il passo. Milano è trascinata proprio dai bancari: alla stessa ora UniCredit sale del 4,7% e BPER del 4,1%, praticamente in linea con Intesa. Per chi si chiede come muovere il portafoglio dopo il voto, abbiamo raccolto le indicazioni degli analisti su come investire dopo la vittoria dei Democratici alle midterm.
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Poi ci sono i numeri, che reggono bene a una seconda lettura. Da gennaio a settembre il gruppo ha messo insieme un utile netto di 8.199 milioni di euro, l’8,1% in più dello stesso periodo del 2025. Il terzo trimestre da solo vale 2.645 milioni, contro i 2.372 di un anno fa (+11,5%). Intermonte, che tramite Websim ha confermato giudizio outperform e target price a 7,30 euro, calcola uno scarto di circa l’8% rispetto alle proprie stime, merito soprattutto di costi e accantonamenti più bassi del previsto. Gli oneri operativi sono infatti scesi dell’1,3% e il cost/income si è fermato al 36,7%.
Ad attirare gli investitori, però, è soprattutto un avverbio aggiunto alla guidance. Nel comunicato ufficiale sui risultati la prospettiva di utile netto per il 2026 è ora «migliorata a ben oltre 10 miliardi di euro»: a fine luglio, con la semestrale, la banca si fermava a «oltre 10 miliardi». Sugli interessi netti, attesi «ben oltre 15 miliardi», arriva in più l’indicazione di una crescita significativa anche nel 2027. Confermato il payout del 95% sull’utile 2026, diviso tra 75% di dividendi cash e 20% di buyback. Il riacquisto di azioni, va detto, non è automatico: dipende da un CET1 sopra il 12,5%, dall’assenza di acquisizioni più redditizie nel wealth management e dal via libera di Assemblea e BCE. A fine settembre il coefficiente era al 13,1%, già al netto dei 7,8 miliardi di distribuzione maturata.
C’è poi l’acconto sul dividendo, 0,22 euro lordi per azione contro i 18,6 centesimi di un anno fa (circa +18%). Stacco il 23 novembre, pagamento il 25: rendimento, tasse e importo netto sono nel nostro approfondimento sul dividendo Intesa Sanpaolo 2026.
L’OPAS su MPS resta sullo sfondo
Proprio l’acconto ha avuto un effetto collaterale sull’offerta per Monte dei Paschi. Il 3 novembre Intesa ha portato il rapporto di cambio da 1,6 a 1,664 azioni proprie per ogni azione MPS, un adeguamento tecnico per compensare lo stacco e non un rilancio; la componente in contanti resta di 1,25 euro. Dopo il no dell’assemblea del Monte all’incorporazione di Mediobanca, Carlo Messina ha detto che quel voto ha «rafforzato la nostra fiducia sull’esecuzione», come riporta Calcio e Finanza. Oggi sull’operazione non ci sono novità.
Il rimbalzo e i livelli da monitorare
Resta il terzo ingrediente, il più semplice. Fino a ieri il titolo lasciava sul terreno quasi il 7% in un mese, in una fase in cui le banche avevano pagato anche il contributo chiesto dalla manovra. Su dodici mesi il bilancio rimane positivo per oltre il 7%.
Con lo scatto di oggi il prezzo si è lasciato alle spalle 6,06, 6,14 e soprattutto 6,23 euro, l’area dei massimi relativi toccati a metà ottobre. Più su, il primo ostacolo è l’area 6,43-6,44 euro, dove passano le medie mobili a 50 e a 100 sedute, mentre il massimo a 52 settimane è lontano, a 6,94. Se tornassero le vendite, il supporto più vicino è a 6,04 euro, punto d’incontro delle medie a 20 e a 200 sedute.
Un dettaglio di calendario per chi guarda il grafico nelle prossime settimane: il 23 novembre il prezzo scenderà meccanicamente di un importo vicino ai 22 centesimi dell’acconto, un calo che non dirà nulla sul giudizio del mercato.
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