Come investire con la vittoria dei Democratici alle elezioni midterm USA, secondo gli analisti

Flavia Provenzani

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Camera e Senato passano ai Democratici e Wall Street ripensa le sue scommesse. Sanità in prima fila, tecnologia sotto esame, dollaro più debole. Ecco cosa suggeriscono le principali case d’investimento e come leggere il nuovo scenario da un portafoglio costruito in Italia.

Come investire con la vittoria dei Democratici alle elezioni midterm USA, secondo gli analisti

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L’onda blu che i sondaggi lasciavano intravedere si è rivelata ancora più ampia, soprattutto al Senato, dove alla vigilia Morgan Stanley vedeva una partita in bilico con un leggero vantaggio democratico. Nella notte tra martedì e mercoledì i Democratici hanno strappato ai Repubblicani entrambe le camere. Alla Camera hanno almeno 245 seggi secondo una stima di MS NOW, ben oltre i 218 necessari, e al Senato hanno raggiunto i 51 seggi utili al controllo pieno secondo l’Associated Press. Le vittorie sono arrivate anche in Stati tradizionalmente repubblicani come Texas e Kansas. Per Donald Trump si aprono così due anni di governo diviso, con un Congresso che potrà indagare sull’amministrazione e, tenendo in mano i cordoni della borsa, rallentare buona parte dell’agenda della Casa Bianca.

Per chi investe resta da capire quanto cambi davvero, per i mercati, un Congresso in mano all’opposizione, e la risposta è meno ovvia di quanto sembri. Abbiamo messo in fila le valutazioni delle case d’investimento e dei gestori più seguiti, da Morgan Stanley a Goldman Sachs, da State Street a J.P. Morgan, per vedere quali settori rischiano e quali invece possono guadagnarci, e come tenerne conto nelle scelte di portafoglio.

Come hanno reagito i mercati nella notte

La prima reazione è stata quella di un mercato colto in contropiede. Mentre lo spoglio procedeva durante le contrattazioni asiatiche, i future sull’S&P 500 sono arrivati a cedere fino all’1,4% e quelli sul Nasdaq 100 fino al 2,4%. A trascinarli in basso sono stati i titoli legati all’intelligenza artificiale e un netto calo dei semiconduttori asiatici. Con il passare delle ore gli acquisti sui ribassi hanno ribaltato il quadro. Alle 9.48 ora italiana i future sull’S&P 500 salivano dello 0,2% e quelli sul Nasdaq 100 dello 0,3%, mentre il dollaro si indeboliva contro le principali valute e il rendimento del Treasury decennale scendeva di tre punti base al 4,93%.

Anche in Europa l’apertura incerta ha lasciato spazio al segno più. Alle 10 l’Euro Stoxx 50 guadagnava lo 0,8%, il DAX lo 0,6% e l’IBEX spagnolo l’1,6%, con l’euro in rialzo dello 0,5% a 1,1247 dollari. A Piazza Affari gli acquisti più consistenti in avvio premiavano UniCredit, mentre Ferrari scivolava in coda al listino. Dalla notte il mercato esce con l’impressione di aver già scontato buona parte del risultato, mentre la correzione del tech ha radici che con il voto c’entrano poco.

I limiti della nuova maggioranza

Il potere della nuova maggioranza ha comunque confini precisi, che conviene tenere a mente prima di spostare un solo euro. Trump conserva il veto e un’ampia autorità su dazi, immigrazione e regolamentazione federale. I Democratici non possono abrogare da soli la legge del 2025, ma possono sfruttare i passaggi obbligati del bilancio per ottenere modifiche o rinviare alcuni tagli.

Morgan Stanley invita quindi a non sopravvalutare l’impatto delle urne, perché secondo la banca d’affari americana il voto ridisegnerà Washington senza per forza ridisegnare lo scenario d’investimento, e a muovere i mercati resteranno inflazione, crescita e utili societari. Jesper Koll di Monex Group la pensa in modo simile. Descrive una presidenza abituata a governare per ordini esecutivi e dubita che il cambio di maggioranza incida molto sulle politiche concrete, anche se prevede più rumore tra inchieste e ipotesi di impeachment. Per Michael Arone di State Street Global Advisors il vero pericolo per i mercati è la reazione eccessiva degli investitori, più che l’onda blu in sé.

La sanità mette d’accordo quasi tutti

Tobin Marcus di Wolfe Research indica la sanità come il fronte principale su cui si muoveranno i Democratici. La nuova maggioranza punterà a ripristinare i sussidi rafforzati dell’Affordable Care Act, ormai scaduti, oppure a smontare parte delle riforme di Medicaid contenute nel One Big Beautiful Bill Act. Le attese su ospedali e assicuratori sanitari potrebbero migliorare, anche se ogni provvedimento dovrà comunque passare dalla Casa Bianca.

Anche Man Group vede in una vittoria democratica netta una spinta per sanità e commercio al dettaglio, a scapito dei mercati dei capitali e, in misura minore, di aerospazio e difesa. Arone ci aggiunge i beni di consumo di base, che secondo lo stratega beneficerebbero dell’attenzione dei Democratici al costo della vita e della possibilità che provino a eliminare i dazi di Trump.

Prima di comprare, però, conviene guardare quanto è già salito il settore sanitario dell’S&P 500, che da inizio anno ha guadagnato oltre il 19% toccando livelli record. Una parte della buona notizia è quindi già nei prezzi, e chi entra oggi paga valutazioni tutt’altro che a sconto.

Il nodo dell’intelligenza artificiale

Sulla tecnologia, che nella notte ha sofferto più di tutti, la lettura politica si mescola a dinamiche che il voto non ha creato. Jake Dollarhide di Longbow Asset Management si aspetta pressioni regolatorie su tutto ciò che riguarda l’AI e un possibile rallentamento della crescita vertiginosa che il mercato dava ormai per scontata. Tapas Strickland di Moomoo teme soprattutto una frenata sui data center, ricordando che Texas e Georgia valgono da soli circa un terzo della spesa e dei progetti legati all’AI.

Gli strateghi di Goldman Sachs ridimensionano gli scenari più cupi, perché un Congresso democratico potrebbe limitare gli incentivi fiscali ai data center, ma una moratoria nazionale appare improbabile qualunque sia l’esito del voto. E Morgan Stanley continua a stimare che Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta spenderanno oltre mille miliardi di dollari in investimenti nel 2027, nonostante crescano le proteste per bollette elettriche, consumo d’acqua e costi infrastrutturali.

Il tech, del resto, arrivava al voto già malconcio. Nick Ferres di Vantage Point Asset Management ha ricordato che il paniere AI di Goldman Sachs aveva perso il 15% a ottobre e si trovava già oltre il 24% sotto il picco. Tai Hui di J.P. Morgan Asset Management si è chiesto quanto del ribasso dipenda dalle elezioni e quanto dalla narrativa sull’AI maturata nelle ultime tre o quattro settimane, e propende per la seconda ipotesi. Chi ha in portafoglio ETF globali o sul Nasdaq non trova quindi nel voto un motivo per uscire, semmai un buon pretesto per controllare quanto pesino davvero i grandi nomi dell’intelligenza artificiale.

Chi vince e chi perde tra difesa, banche e rinnovabili

Sulla difesa le indicazioni vanno in direzioni diverse, e Alex Sagal di Wells Fargo Investment Institute ritiene che una vittoria democratica ampia possa frenare la crescita reale della spesa, salvo un accordo più vasto che aumenti insieme i fondi per difesa e sanità. Allo stesso tempo giudica le prospettive di utili del settore da stabili a moderatamente positive. BNY considera improbabile un taglio del bilancio militare, mentre i fondi supplementari legati al conflitto con l’Iran finirebbero sotto una lente molto più severa. Monica Guerra di Morgan Stanley consiglia di scegliere i singoli titoli invece di comprare l’intero comparto e indica cantieristica navale, sistemi autonomi e difesa missilistica come le aree più promettenti.

Secondo State Street, con un Congresso interamente democratico potrebbero invece finire sotto pressione banche e industriali, comparti molto sensibili agli equilibri di Washington. Per le rinnovabili, penalizzate da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, il voto ha portato una boccata d’ossigeno, e stamattina la danese Ørsted è balzata del 7,3% mentre il produttore di turbine Vestas ha guadagnato il 5,2%. BNY ritiene che un Congresso democratico possa restituire un po’ di sostegno a solare ed eolico, anche se senza superare il veto presidenziale i tagli del 2025 a quei sostegni non si cancellano.

Treasury, dollaro e oro visti dall’Italia

Il mercato obbligazionario ha letto il risultato come un freno alla spesa pubblica. I Treasury sono saliti sulla scommessa che lo stallo legislativo limiti le misure in deficit e le nuove emissioni di titoli di Stato. Tai Hui vede proprio qui la sorpresa positiva di un governo diviso, con disavanzi più controllati.

George Brown di Schroders non è convinto che la tregua durerà e descrive un rischio in due tempi, con i rendimenti che scenderebbero subito dopo il voto per poi tornare a salire man mano che si avvicina il negoziato sul tetto del debito e l’attenzione si sposta sul costo del compromesso, un’intesa che secondo le stime della casa potrebbe allargare il deficit di circa un punto di PIL. Schroders colloca il raggiungimento del limite all’indebitamento intorno alla metà del 2027, mentre altre stime riportate da Reuters lo spostano verso la fine dell’anno. Una scadenza molto più vicina c’è comunque già, perché il Congresso ha rinviato a dopo il voto il confronto sulla spesa per l’anno fiscale 2027, fissando all’11 dicembre il termine per un accordo. Già prima delle elezioni Libby Cantrill di Pimco aveva avvertito che con il Senato ai Democratici la spesa potrebbe persino aumentare, vista la loro maggiore forza nei negoziati. Per chi pensa di allungare la duration sul debito americano, insomma, questo potrebbe non essere il momento migliore.

Poi c’è il cambio, una variabile che il risparmiatore italiano tende a sottovalutare. Un dollaro più debole erode il rendimento di azioni e obbligazioni americane detenute senza copertura valutaria. Con l’euro tornato sopra 1,12 conviene quindi verificare se gli ETF in portafoglio siano nella versione con copertura del rischio di cambio. Non tutti, va detto, scommettono su un biglietto verde in calo prolungato. Koll di Monex ritiene che il voto possa perfino sostenere il dollaro, perché il mercato percepirà una maggiore indipendenza della Federal Reserve. Chi ha sorriso stanotte è l’oro. Con il calo di dollaro e rendimenti è tornato sopra i 4.000 dollari l’oncia, toccando un massimo intraday vicino a 4.029 dollari.

Cosa insegna la storia dopo le elezioni di metà mandato

Secondo un’analisi di Morgan Stanley, sotto presidenti repubblicani l’S&P 500 ha guadagnato in media il 23% nell’anno successivo alle midterm quando il Congresso era diviso, contro il 16% quando i Democratici controllavano entrambe le camere. L’indice, inoltre, era in rialzo a un anno di distanza da tutte le elezioni di metà mandato a partire dai primi anni Ottanta. Ariana Salvatore, che guida la ricerca sulle politiche pubbliche statunitensi di Morgan Stanley, dubita però che quel copione si ripeta anche questa volta, pur continuando a vedere parecchie ragioni per restare costruttivi sull’azionario americano.

Come muoversi adesso

Dalle valutazioni delle diverse case esce un invito a ritoccare il portafoglio più che a rivoluzionarlo, e la maggior parte degli strateghi consiglia prima di tutto di non stravolgere un’allocazione ben diversificata sull’onda dei titoli di giornale. Arone ricorda che dopo le midterm l’azionario tende storicamente a comportarsi bene e che restare sulla rotta tracciata è spesso la scelta migliore.

A chi vuole comunque adattare l’asset allocation al nuovo equilibrio di Washington, un sovrappeso moderato su sanità e beni di consumo di base può avere senso, tenendo presente che le valutazioni della prima sono già generose. Sui colossi dell’AI conviene semmai alleggerire una concentrazione eccessiva, senza abbandonare un tema i cui fondamentali vanno ben oltre la politica, mentre in difesa e rinnovabili paga di più scegliere i singoli titoli che comprare il settore in blocco. Quanto al reddito fisso americano, il braccio di ferro sul tetto del debito giustifica una certa prudenza sulla duration. E poi c’è il cambio, che con un euro più forte può trasformare un buon investimento a Wall Street in un risultato deludente una volta riportato in valuta europea.

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