Nel suo primo giorno in carica, il Presidente Donald Trump ha firmato una serie di ordini esecutivi volti a stimolare la produzione di petrolio e gas naturale negli Stati Uniti.
Tra le misure principali spiccano l’eliminazione del blocco sulle esportazioni di GNL imposto dall’amministrazione Biden e la riduzione delle regolamentazioni per facilitare nuove esplorazioni e incrementare la produzione.
Trump ha dichiarato l’«emergenza energetica», sostenendo che «l’integrità e l’espansione delle infrastrutture energetiche nazionali sono una priorità urgente per la sicurezza economica e nazionale degli Stati Uniti». La deregolamentazione mira a rendere più competitivo il settore energetico statunitense, riducendo la dipendenza dalle importazioni e cercando di abbassare i prezzi per i consumatori.
Sebbene molte aziende del settore abbiano accolto con favore le misure di deregolamentazione, la maggior parte ha manifestato scetticismo nel tradurre immediatamente tali politiche in un aumento della produzione. Nel 2023, la produzione petrolifera degli Stati Uniti ha raggiunto livelli record, con 13,46 milioni di barili al giorno (bpd) in ottobre, secondo la U.S. Energy Information Administration (EIA). Tuttavia, la crescita della domanda globale non ha seguito lo stesso ritmo, soprattutto a causa della debolezza economica della Cina, contribuendo a un calo dei prezzi del petrolio.
Secondo la IEA (International Energy Agency), la domanda globale di combustibili fossili potrebbe iniziare a calare dal 2030, spingendo molte aziende a sfruttare al massimo le proprie risorse ora. I prezzi del Brent potrebbero scendere a una media di 74 dollari al barile nel 2025, rispetto agli 81 dollari del 2024, limitando l’incentivo ad aumentare la produzione.
Molti dirigenti del settore, come Ron Gusek, presidente di Liberty Energy, sottolineano che le nuove politiche potrebbero creare ottimismo, ma senza garanzie sui prezzi del petrolio, è improbabile che le aziende aumentino la produzione a breve termine.
Un altro fattore che potrebbe influenzare il mercato energetico statunitense è la possibile introduzione di tariffe del 25% su petrolio e gas provenienti da Canada e Messico. Trump ha già minacciato di implementarle per ridurre la concorrenza estera e incentivare la domanda di prodotti energetici nazionali. Tuttavia, gli analisti avvertono che tali misure potrebbero aumentare i costi per i consumatori e le industrie energivore, senza necessariamente garantire un’espansione della produzione interna.
Ben Dell, managing partner della società di investimenti energetici Kimmeridge, ha rivelato che alcuni acquirenti stanno già cercando di firmare contratti a lungo termine per il gas statunitense, temendo l’introduzione delle tariffe. Tuttavia, questa strategia potrebbe non essere sufficiente a garantire un rapido incremento dell’output nazionale.
Le compagnie petrolifere statunitensi hanno investito massicciamente nell’espansione della produzione negli ultimi anni, spinte dalla crisi energetica globale seguita all’invasione russa dell’Ucraina e dalle conseguenti sanzioni imposte a Mosca. Tuttavia, con le previsioni dell’IEA che indicano un declino della domanda di combustibili fossili a partire dal 2030, le aziende sono sempre più caute nell’investire ulteriormente senza certezze sui rendimenti futuri.
Secondo le analisi di Scotiabank, nel 2024 le compagnie di esplorazione e produzione statunitensi puntano a una crescita della produzione del 5%, mantenendo al contempo una spesa in conto capitale stabile o in leggero calo rispetto all’anno precedente. ExxonMobil rappresenta un’eccezione, con piani di significativa espansione della produzione.
Nonostante gli sforzi di Trump per rilanciare il settore energetico, il mercato petrolifero rimane incerto. La deregolamentazione potrebbe facilitare nuovi progetti, ma le compagnie petrolifere restano prudenti, condizionate da prezzi del petrolio instabili e da una domanda globale debole. Le possibili tariffe su petrolio e gas canadesi e messicani potrebbero ridisegnare il panorama energetico nordamericano, ma potrebbero anche far salire i costi per le industrie nazionali.
Se i prezzi del petrolio aumenteranno, le politiche di Trump potrebbero effettivamente portare a una crescita della produzione. In caso contrario, le aziende continueranno a operare con una strategia conservativa, privilegiando la redditività rispetto all’espansione indiscriminata.