Perché in Giappone spicca il volo l’economia della solitudine

Federico Giuliani

21 Maggio 2025 - 07:35

Secondo il National Institute of Population and Social Security Research il 52% di tutte le famiglie che abitano a Tokyo è composto da una sola persona.

Perché in Giappone spicca il volo l’economia della solitudine

La solitudine in Giappone non è più un tabu. Sempre più persone scelgono di non sposarsi o mettere su famiglia, preferendo vivere in completa autonomia.

Complice l’allentamento della pressione sociale sui single, all’ombra del Monte Fuji il numero di hitoribotchi (alla lettera “tutto solo”) è aumentato a dismisura.

In un articolo scritto per la rivista President, l’«esperto di single» Kazuhisa Arakawa ha citato alcuni dati contenuti nel Libro bianco governativo. Nel 2020, all’interno del Paese, la percentuale di nuclei familiari composti da una sola persona aveva raggiunto il 38%, raddoppiando rispetto ai valori registrati nel 1980. Il discorso è ancora più delicato se consideriamo Tokyo: qui l’aumento dei soli è ancora più dirompente. Secondo il National Institute of Population and Social Security Research, infatti, il 52% di tutte le famiglie che abitano nella capitale è composto da una sola persona.

Attenzione però, perché da un lato ci sono le persone che scelgono volutamente di vivere da sole. Dall’altro troviamo invece chi è costretto a subire la solitudine: gli anziani. In ogni caso, un rapporto pubblicato un anno fa dal richiamato istituto ha concluso che entro il 2050 le famiglie mononucleari rappresenteranno il 44,3% del totale nazionale (a Tokyo il 54,1%). Le previsioni dicono anche che il numero di persone di età pari o superiore a 65 anni che vivranno da sole salirà a 10,83 milioni di unità entro il 2050, ovvero 1,5 volte in più rispetto ai valori del 2020.

L’economia della solitudine? Un affare d’oro

In un contesto del genere c’è chi intravede affari d’oro. Gli esperti ritengono infatti che il mercato dei consumatori soli supererà i 100 trilioni di yen (696 miliardi di dollari) entro la fine dell’anno corrente. Il Covid-19 potrebbe aver segnato una svolta. Anche se il Giappone non ha adottato un lockdown totale durante la pandemia, negli anni del virus molte persone hanno scelto di rimanere a casa da sole, il più a lungo e il più spesso possibile.

Per molti, anche per chi ha una relazione, la solitudine è qualcosa di prezioso e ricercato. Sembrerà assurdo ma sempre più persone cercano modi per aumentare il proprio «tempo per sé»: si va dall’affittare un monolocale lontano dalla famiglia durante la settimana lavorativa alle gite in campeggio (in solitaria) durante le vacanze.

Secondo lo Yano Research Institute il fatturato dei ristoranti che offrono ai clienti consumazioni in solitaria ha raggiunto i 7,9 trilioni di yen nel 2020 e, da quel momento in poi, continua a crescere. Oggi praticamente ogni locale nella ristorazione offre posti riservati a una sola persona per garantire privacy e tranquillità.

I problemi della solitudine

Uno dei maggiori inconvenienti del vivere da soli è che la morte ha un prezzo più alto. Nel quartiere di Asakusa, a Tokyo, ci sono templi che chiedono 1,9 milioni di yen per un lotto di sepoltura per single, ma 980.000 yen per chi ha famiglia. Il motivo? I single possono condividere il lotto con altri single per ridurre i costi.

Nel frattempo, ha spiegato la Cnn, il più grande carcere femminile del Giappone è diventato la casa di un numero crescente di detenute anziane. Il numero delle detenute over 65 è quasi quadruplicato dal 2003 al 2022. Sentendosi trascurate finanziariamente e socialmente, e sulla scia di un’epidemia globale di solitudine, diverse donne anziane si sono rivolte al carcere per trovare un senso di comunità e sostegno.

La compagnia offerta dalla galera è il principale vantaggio per questi anziani, insieme a pasti regolari, assistenza sanitaria gratuita e assistenza agli anziani. L’ Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) riporta che il 20% delle persone di età superiore ai 65 anni in Giappone vive in povertà. Il furto è il crimine più comune tra i detenuti anziani. Nel 2022, oltre l’80% delle detenute anziane a livello nazionale era in carcere per furto.