Il prezzo dell’oro è salito di oltre il 27% da inizio 2025, superando i 3.400 dollari l’oncia e aggiornando i massimi storici. E chi dispone di patrimoni importanti si è già mosso da tempo, comprando oro non solo tramite ETF o strumenti finanziari, ma anche accumulando lingotti fisici, custoditi in caveau ad alta sicurezza, in alcuni casi nascosti nei bunker militari delle Alpi svizzere.
Dietro questa corsa all’oro c’è molto più di una semplice scommessa sul rialzo dei prezzi. È una strategia di protezione patrimoniale legata all’incertezza globale, un investimento sicuro per far fronte a inflazione persistente, tensioni geopolitiche, elezioni cruciali negli Stati Uniti, guerre commerciali, timori di crisi bancarie. L’oro, in questo scenario, torna ad essere il bene rifugio per eccellenza.
Ma come investire in oro? Lingotti da 1 kg, oro non allocato in caveau privati, ETF garantiti da oro fisico, contratti future per operazioni tattiche: le opzioni sono numerose e spesso inaccessibili al pubblico retail.
In questo articolo vediamo nel dettaglio come i ricchi stanno investendo oggi nel metallo giallo, con quali strumenti e perché l’oro è tornato al centro delle loro strategie di lungo termine.
Oro fisico, ETF o future? Tutti i modi (esclusivi) in cui i ricchi investono nel metallo giallo
Chi ha molti soldi da proteggere, non si limita a comprare ETF. Le famiglie ad alto patrimonio si stanno muovendo in massa verso l’oro fisico, con un ventaglio di opzioni che spazia dalla frazione di lingotto fino al caveau blindato nelle Alpi svizzere.
Secondo JP Morgan, è in forte aumento la quota di clienti americani ad alto reddito che acquistano oro per diversificare rispetto al dollaro e mettere un argine all’incertezza geopolitica. Si parla di allocazioni raddoppiate, dal 5% all’11%, in meno di un anno.
Non è solo una questione di rendimento ma soprattutto di percezione del rischio sistemico, tra guerre commerciali e instabilità monetaria. Con questo mix è esplosivo, James Steel, chief precious metals analyst di HSBC, è lapidario: “L’oro è amico dell’incertezza”. E i ricchi, oggi, sembrano voler coltivare quella relazione.
I più “paranoici” (come li definisce JP Morgan) pretendono di possedere lingotti allocati, ispezionabili, fisicamente identificabili. Il prezzo non è per tutti. Circa 1 milione di dollari per un lingotto da 400 once, senza contare assicurazione e deposito. In alternativa, c’è l’oro non allocato, più flessibile ma meno tangibile, comprando frazioni a partire da 250.000 dollari, con minori commissioni.
Per chi invece vuole solo esporsi ai prezzi senza gestire la logistica, esistono ETF garantiti da oro fisico o contratti future per il trading a breve termine. Ma la vera tendenza tra i super-ricchi è tornare alla materia, alla concretezza del lingotto. Diversi clienti, conferma JP Morgan, chiedono persino di visitare i caveau, una possibilità concessa solo a chi ha riserve auree a otto zeri.
Perché questa nuova corsa all’oro
C’è un motivo se sempre più patrimoni si stanno spostando fuori dai circuiti bancari e dalle grandi capitali finanziarie per finire custoditi nei caveau svizzeri. Qui, all’interno di bunker militari, società come Swiss Gold Safe tengono al sicuro lingotti per conto di clienti che, paradossalmente, arrivano proprio dai Paesi più ricchi e “stabili” del mondo.
“La maggior parte dei nostri clienti – spiega Ludwig Karl, COO dell’azienda – non vive in zone di conflitto e non è affatto povera. Ma non si fida più dei governi, né dei sistemi fiscali e finanziari tradizionali”. Alcuni dividono il loro oro tra Svizzera e Singapore, altri arrivano persino a fare controlli periodici per verificare che sia davvero lì, nei caveau.
Non è una scelta emotiva, ma una forma estrema di protezione. Una sorta di assicurazione privata fuori dal sistema: se tutto salta, almeno quello resta. E più aumentano i segnali di fragilità (inflazione, valute che si svalutano, tensioni geopolitiche sempre più croniche) più l’oro torna ad attirare chi ha molto da difendere.
Il caso Costco, che ha dovuto imporre un limite all’acquisto giornaliero dei suoi lingotti (venduti accanto ai polli allo spiedo), è solo la punta dell’iceberg. La corsa all’oro non è più solo una cosa da super-ricchi: anche i piccoli investitori comprano, magari con 2.000 dollari. Ma c’è chi ne stocca milioni in caveau blindati. La differenza è che per i primi è un modo per far fruttare i risparmi, per gli altri è un piano di emergenza.
Anche i family office europei stanno aumentando le allocazioni in oro, in media tra il 5% e il 10% dei portafogli. Questo significa che l’oro non è più solo un bene rifugio, ma è tornato ad essere un bene fuori dal sistema. E quando anche chi ha tutto comincia a proteggersi in questo modo, forse qualche domanda dobbiamo iniziare a farcela.