Perché i BTP a 10 anni potrebbero crollare (e cosa fare ora)

Tommaso Scarpellini

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Rendimenti in salita, prezzi in caduta libera. Mentre la Bce alza i tassi per combattere l’inflazione, chi detiene BTP decennali potrebbe trovarsi intrappolato in una spirale di perdite silenziose.

Perché i BTP a 10 anni potrebbero crollare (e cosa fare ora)

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La guerra in Iran ha riacceso un incubo che molti credevano sepolto negli anni ’70: la stagflazione. Inflazione alta, crescita ferma, e nel mezzo il tuo portafoglio obbligazionario.

Se possiedi BTP a 10 anni, quello che sta accadendo sui mercati energetici potrebbe trasformare il tuo «investimento sicuro» in una macchina per bruciare capitale. E la Bce, invece di aiutarti, potrebbe darti il colpo di grazia. La domanda è, davvero un giorno potresti accorgerti di essere rimasto intrappolato?

Partiamo dai numeri. Il rendimento del BTP decennale è cresciuto in due mesi. Per un’obbligazione con duration di circa 9 anni, questo si traduce in una perdita di prezzo intorno al 5%/6%. Se avevi €100.000 investiti, oggi il valore di mercato potrebbe essere sceso a €94.000/€95.000. E questo prima del rialzo dei tassi Bce di giugno.

Perché la stagflazione è il peggior scenario per i BTP

La stagflazione è una combinazione letale: inflazione alta e crescita economica stagnante. È quello che potrebbe succedere se i
prezzi dell’energia restano elevati a lungo. L’Italia, che dipende massicciamente dai combustibili fossili importati, sarebbe tra i Paesi più colpiti. Il governo ha già tagliato le stime di crescita per il 2026 allo 0,6%. E non ha margini di manovra fiscale, visto che non è ancora uscita dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo.

In questo scenario, la Bce si trova in una posizione impossibile. Da un lato, dovrebbe combattere l’inflazione alzando i tassi.

Dall’altro, rischierebbe di affossare economie già deboli come quella italiana. Ma il mandato di Francoforte è chiaro: la priorità è l’inflazione, non la crescita.

Cosa sta prezzando il mercato

I mercati finanziari scontano già almeno due rialzi dei tassi Bce nel 2026, forse tre. Questo significa che il tasso sui depositi, oggi al 2%, potrebbe arrivare al 2,5% o 2,75% entro fine anno. E ogni rialzo di 25 punti base della Bce si tradurrebbe in ulteriore pressione sui prezzi dei BTP lunghi.

La duration è il tuo nemico in questo contesto. Più lunga è la scadenza del tuo BTP, più il prezzo reagisce negativamente a un aumento dei rendimenti. I BTP a 2 anni, che sono passati dal 2,1% al 2,8% (+70 punti base), hanno una duration molto più bassa, quindi le perdite di capitale sono contenute. Ma un BTP a 10 anni, con duration intorno a 9, amplifica l’effetto.

Se i rendimenti dovessero salire ancora di altri 50 punti base nei prossimi mesi (portando il decennale verso il 4,6%), potresti trovarti con una perdita di capitale complessiva intorno al 10% rispetto al prezzo di acquisto. E questo senza considerare l’erosione del potere d’acquisto dovuta all’inflazione.

L’inflazione reale ti sta già mangiando il rendimento

Facciamo un calcolo brutale. Il tuo BTP a 10 anni ti paga, diciamo, il 3,5% lordo di cedola (se l’hai comprato qualche mese fa).

Togli il 12,5% di tassazione sulle cedole, e arrivi al 3,06% netto. Ora sottrai l’inflazione attesa al 4% per i prossimi 12 mesi. Rendimento reale? Negativo dello 0,94%.

Gli scenari alternativi (tutti scomodi)

Esistono scenari in cui i BTP potrebbero riprendersi. Se la guerra in Iran si risolvesse rapidamente e i prezzi dell’energia crollassero, l’inflazione potrebbe rientrare e la Bce potrebbe evitare i rialzi. Oppure potrebbe verificarsi una recessione così grave da costringere la Bce a tornare sui suoi passi. Ma anche questo sarebbe uno scenario doloroso: significherebbe una caduta dell’economia europea, con effetti devastanti su occupazione e consumi.

La verità che nessuno vuole dirti

La verità scomoda è questa: se hai BTP a 10 anni in portafoglio e non puoi permetterti di tenerli fino a scadenza, potresti dover scegliere tra realizzare una perdita oggi o rischiare perdite di potere d’acquisto in uno scenario negativo. Se invece sei in fase di accumulo, i rendimenti più alti potrebbero rappresentare un’opportunità, ma solo se sei disposto ad accettare il rischio Italia in uno scenario di stagflazione.

Il dubbio a questo punto è un altro: meglio puntare su scadenze brevi e medie, o lunghe? Meglio privilegiare l’Europa rispetto agli USA (per il rischio energia), ma con cautela? E meglio diversificare geograficamente, includendo bond emergenti o corporate high yield?

Sono domande che necessitano di una risposta perché la stagflazione non è più un fantasma degli anni Settanta. Potrebbe essere la realtà dei prossimi trimestri. E i BTP a 10 anni, che per anni sono stati considerati il porto sicuro del risparmiatore italiano, potrebbero trasformarsi in una zavorra. Non perché l’Italia sia sull’orlo del default, ma perché la matematica finanziaria è spietata: tassi in salita uguale prezzi in discesa.

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