Il noto YouTuber Johnny Harris, che vanta un seguito di quasi 6 milioni di iscritti, ha recentemente sollevato un interrogativo importante che riguarda gli Stati Uniti: perché la spesa militare della superpotenza è così elevata?
In un video di circa mezz’ora, Harris esamina il bilancio del Pentagono, portando alla luce i meccanismi di spesa e le influenze nascoste che contribuiscono a rendere così imponente il budget destinato alla Difesa. Va ricordato che gli Stati Uniti sono stati in guerra per gran parte della loro storia. Dal 1776, anno della dichiarazione d’indipendenza, ad oggi, il Paese ha trascorso circa 229 anni su 248 coinvolto in conflitti armati, sia all’interno che all’esterno dei propri confini. Questo significa che gli Stati Uniti sono stati in guerra per circa il 93% della loro esistenza.
I segreti del bilancio del Pentagono
Nel suo approfondimento, menzionato anche da Responsible Statecraft, Harris spiega che il bilancio del Pentagono copre una vasta gamma di voci: stipendi dei militari, assistenza sanitaria, manutenzione delle basi, operazioni sul campo e investimenti in ricerca e sviluppo. Fin qui, tutto nella norma. Tuttavia, la spesa è talmente vasta e intricata da risultare praticamente fuori controllo. «Il governo degli Stati Uniti non gestisce una difesa militare ’normale’,» osserva Harris. «Gli Stati Uniti sono una potenza globale che utilizza le forze armate come strumento per affermare il proprio controllo su scala internazionale.» Questa visione riflette il fatto che l’egemonia americana richiede una forza militare in grado di intervenire ovunque e in qualsiasi momento, come peraltro sostiene la stessa dottrina militare degli Stati Uniti, che prevede il concetto di proiezione globale di potenza. Questo significa che gli Stati Uniti devono essere in grado di dispiegare rapidamente le proprie forze armate in qualsiasi parte del mondo.
La spesa per mantenere questa presenza globale, dunque, non è paragonabile a quella di altre nazioni con eserciti più tradizionali e circoscritti. Ma Harris non si ferma qui. Nel cuore della sua inchiesta, individua un altro elemento cruciale, e forse ancora più problematico: la corruzione legata al sistema di appalti della difesa. Un’enorme quantità di denaro destinato alla difesa finisce nelle mani di colossi privati, soprattutto le grandi aziende produttrici di armi. Harris sottolinea come negli ultimi decenni queste aziende, una volta numerose, si siano ridotte a pochi giganti industriali che, di fatto, dominano il mercato degli appalti militari. È il complesso «militar-industriale» menzionato nel suo discorso di addio alla nazione del 17 gennaio 1961 dal presidente Dwight D. Eisenhower . Già all’epoca, il presidente Usa avvertì che il «complesso militar-industriale» stava acquisendo un’influenza politica e economica senza precedenti, che poteva compromettere le libertà e i processi democratici. Disse che “dobbiamo guardarci dal consentire al complesso militar-industriale di acquisire un’influenza ingiustificata, sia voluta che non voluta”. Monito che purtroppo è rimasto inascoltato.
I conflitti d’interesse nel settore della Difesa
Harris evidenzia come la corruzione nel settore della difesa negli Stati Uniti gonfi i costi, citando il caso del Pentagono che ha pagato Boeing 3.357 dollari per un cuscinetto a sfera che sarebbe potuto costare solo 15 dollari. Harris ha inoltre evidenziato come le cinque principali aziende della difesa (Boeing, Lockheed Martin, General Dynamics, RTX e Northrop Grumman) influenzano le decisioni governative attraverso lobby e contributi elettorali, assicurandosi che il denaro continui a fluire verso di loro.
Un aspetto chiave è il fenomeno della «porta girevole»: nel 2022, 672 dipendenti del Pentagono sono stati assunti da queste aziende come lobbisti o dirigenti, creando un incentivo per i funzionari governativi a concedere contratti favorevoli in cambio di future opportunità lavorative. Inoltre, alcuni deputati, che approvano il budget del Pentagono, possiedono azioni nelle stesse aziende di difesa, beneficiando economicamente dell’aumento della spesa militare: un chiaro conflitto di interessi.
Gli interessi dei politici
Almeno 50 membri del Congresso statunitense, o membri delle loro famiglie, possiedono infatti azioni in aziende della difesa che ricevono ogni anno centinaia di miliardi di dollari grazie ai finanziamenti approvati dal Congresso per il Pentagono. Secondo un’analisi di Sludge basata sulle dichiarazioni finanziarie del 2023, il valore totale di queste azioni potrebbe arrivare fino a 10,9 milioni di dollari.
Le azioni più detenute tra i membri del Congresso riguardano Honeywell, azienda che produce dispositivi utilizzati nei bombardamenti israeliani su Gaza, e RTX (ex Raytheon), produttrice di missili per il sistema di difesa Iron Dome di Israele. L’analisi include anche altre grandi aziende della difesa come Lockheed Martin, General Dynamics, Boeing e General Electric. Possedere azioni in queste aziende mentre si votano contratti pubblici a loro favore rappresenta un evidente conflitto di interessi, come sottolinea Craig Holman di Public Citizen. Durante l’amministrazione Biden, i finanziamenti per la difesa sono aumentati costantemente, con il budget per l’anno fiscale 2024 che ha raggiunto un record di 953 miliardi di dollari. Oltre metà del budget del Pentagono viene destinato a contratti con aziende private, contribuendo a una continua espansione della spesa militare.