Perché la campagna elettorale del Pd non funziona

Vincenzo Caccioppoli

5 Settembre 2022 - 20:30

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La ricerca costante della legittimazione all’estero e gli attacchi al centrodestra. Gli errori della campagna elettorale del Partito Democratico.

Perché la campagna elettorale del Pd non funziona

Le affermazioni di Enrico Letta al forum Ambrosetti, tenutosi a Cernobbio domenica 4 settembre, sono state il chiaro esempio del filo conduttore della campagna elettorale del Pd: puntare più sul discredito dell’avversario piuttosto che sulle proposte da attuare.

«Se l’Italia avrà un governo che sta nella serie A europea con Francia, Germania, Spagna, Bruxelles sarà una cosa positiva», ha detto Letta, «se invece sarà nella serie B europea con Ungheria e Polonia come interlocutori principali io dico che sarà peggio per l’Italia», intendendo con questo che se vincono le destre il nostro Paese sarebbe “retrocesso” in una ipotetica serie B europea definita dal segretario del Pd.

Lascia stupefatti il sistematico tentativo del Pd di puntare quasi esclusivamente sul gettare fango sul centrodestra e sulle sue reali o ipotetiche vicinanze verso Paesi europei considerati scomodi o inopportuni, pur sedendo a pieno titolo al consesso europeo, come Polonia e Ungheria.

Allo stesso modo, il Pd cerca di rafforzare la sua posizione di pilastro della democrazia e dell’atlantismo italiano, accusando Salvini e Meloni di essere in qualche modo contigui a Putin. Questo, nonostante Giorgia Meloni abbia sempre appoggiato l’Ucraina e le politiche delle sanzioni contro Putin.

Il sistematico attacco verso gli avversari, utilizzando la geopolitica a proprio ed esclusivo piacimento, rappresenta anche un certo provincialismo nel cercare all’estero quella legittimazione che in patria evidentemente ormai stentano ad avere. E così vale allo stesso modo per la pratica di demonizzare in tutti i modi, leciti o meno, l’avversario di turno.

«Da sempre la sinistra italiana, la più retrograda di tutto l’Occidente, manifesta rancore nei confronti dei popoli che si sono liberati dal comunismo e dall’oppressione sovietica. Ma i continui attacchi di Letta alla Polonia, Stato in primissima fila nella guerra in Ucraina e che sta dando ogni possibile sostegno a Kiev, hanno superato ogni livello di decenza. Ogni attacco di Letta alla Polonia è un regalo a Putin», ha detto Giovan Battista Fazzolari, senatore di FdI e responsabile del programma del partito, alludendo anche a un criptico messaggio di Letta proprio verso Putin. «Magari per far capire che attaccare l’Est Europa in fin dei conti non è attaccare l’Unione Europea, visto che quelli sono solo “europei di serie B”, e che un equilibrio continentale gradito alla sinistra europeista potrebbe essere quello della guerra fredda: l’est consegnato all’imperialismo russo in cambio della tranquillità occidentale e del “club dell’Europa di serie A”. Ecco di che pasta è fatta la sinistra italiana: cinismo, codardia e razzismo».

In questa brutta campagna elettorale sono questi i temi che prevalgono da parte di un Partito Democratico, ormai accerchiato non solo dal centrodestra, ma anche dai suoi potenziali alleati, il M5S e il Terzo polo di Renzi e Calenda. Ma non è accusando gli avversari politici che si guadagnano voti, bensì cercando di prevalere su temi e contenuti.

Se Letta lasciasse da parte per un momento la Polonia, Orbán, Marine Le Pen e il sovranismo e parlasse più di temi concreti, come i costi delle bollette fuori controllo, l’inflazione alle stelle, i posti di lavoro a rischio e le imprese sempre più in difficoltà, sarebbe meglio per lui, per il suo partito, per la qualità della campagna elettorale, e per il Paese intero, che in questo momento ha problemi ben più seri a cui pensare.

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