Perché la campagna elettorale del Pd non funziona

Vincenzo Caccioppoli

0 Commenta

La ricerca costante della legittimazione all’estero e gli attacchi al centrodestra. Gli errori della campagna elettorale del Partito Democratico.

Perché la campagna elettorale del Pd non funziona

Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.

Le affermazioni di Enrico Letta al forum Ambrosetti, tenutosi a Cernobbio domenica 4 settembre, sono state il chiaro esempio del filo conduttore della campagna elettorale del Pd: puntare più sul discredito dell’avversario piuttosto che sulle proposte da attuare.

«Se l’Italia avrà un governo che sta nella serie A europea con Francia, Germania, Spagna, Bruxelles sarà una cosa positiva», ha detto Letta, «se invece sarà nella serie B europea con Ungheria e Polonia come interlocutori principali io dico che sarà peggio per l’Italia», intendendo con questo che se vincono le destre il nostro Paese sarebbe “retrocesso” in una ipotetica serie B europea definita dal segretario del Pd.

Lascia stupefatti il sistematico tentativo del Pd di puntare quasi esclusivamente sul gettare fango sul centrodestra e sulle sue reali o ipotetiche vicinanze verso Paesi europei considerati scomodi o inopportuni, pur sedendo a pieno titolo al consesso europeo, come Polonia e Ungheria.

Allo stesso modo, il Pd cerca di rafforzare la sua posizione di pilastro della democrazia e dell’atlantismo italiano, accusando Salvini e Meloni di essere in qualche modo contigui a Putin. Questo, nonostante Giorgia Meloni abbia sempre appoggiato l’Ucraina e le politiche delle sanzioni contro Putin.

Il sistematico attacco verso gli avversari, utilizzando la geopolitica a proprio ed esclusivo piacimento, rappresenta anche un certo provincialismo nel cercare all’estero quella legittimazione che in patria evidentemente ormai stentano ad avere. E così vale allo stesso modo per la pratica di demonizzare in tutti i modi, leciti o meno, l’avversario di turno.

«Da sempre la sinistra italiana, la più retrograda di tutto l’Occidente, manifesta rancore nei confronti dei popoli che si sono liberati dal comunismo e dall’oppressione sovietica. Ma i continui attacchi di Letta alla Polonia, Stato in primissima fila nella guerra in Ucraina e che sta dando ogni possibile sostegno a Kiev, hanno superato ogni livello di decenza. Ogni attacco di Letta alla Polonia è un regalo a Putin», ha detto Giovan Battista Fazzolari, senatore di FdI e responsabile del programma del partito, alludendo anche a un criptico messaggio di Letta proprio verso Putin. «Magari per far capire che attaccare l’Est Europa in fin dei conti non è attaccare l’Unione Europea, visto che quelli sono solo “europei di serie B”, e che un equilibrio continentale gradito alla sinistra europeista potrebbe essere quello della guerra fredda: l’est consegnato all’imperialismo russo in cambio della tranquillità occidentale e del “club dell’Europa di serie A”. Ecco di che pasta è fatta la sinistra italiana: cinismo, codardia e razzismo».

In questa brutta campagna elettorale sono questi i temi che prevalgono da parte di un Partito Democratico, ormai accerchiato non solo dal centrodestra, ma anche dai suoi potenziali alleati, il M5S e il Terzo polo di Renzi e Calenda. Ma non è accusando gli avversari politici che si guadagnano voti, bensì cercando di prevalere su temi e contenuti.

Se Letta lasciasse da parte per un momento la Polonia, Orbán, Marine Le Pen e il sovranismo e parlasse più di temi concreti, come i costi delle bollette fuori controllo, l’inflazione alle stelle, i posti di lavoro a rischio e le imprese sempre più in difficoltà, sarebbe meglio per lui, per il suo partito, per la qualità della campagna elettorale, e per il Paese intero, che in questo momento ha problemi ben più seri a cui pensare.

Commenti

0

Per commentare serve un account Money.it gratuito.

Nessun commento: scrivi tu il primo.

Cerca la tua Azienda su