La crisi senza fine della Francia: Emmanuel Macron al capolinea?

Roberto Vivaldelli

12/09/2024

A causa della profonda crisi politica, il presidente Emmanuel Macron potrebbe essere costretto a dimettersi prima del 2027: ecco perché.

La crisi senza fine della Francia: Emmanuel Macron al capolinea?

Con il “Fronte repubblicano” formato dal Fronte Popolare di Mélenchon e i centristi di Emmanuel Macron al secondo turno – ossia con il ritiro del candidato meno favorito nei “triangolari”, le sfide a tre dei ballottaggi alle ultime elezioni, per arginare l’avanzata della destra di Le Pen e Bardella – il presidente francese aveva invocato la necessità di salvare la Repubblica Francese dall’estrema destra.

Sessanta giorni dopo le elezioni parlamentari che hanno visto la vittoria del Fronte Popolare ma un parlamento senza maggioranza, Macron ha nominato la scorsa settimana Michel Barnier, un politico esperto del centro-destra, come nuovo primo ministro, «tradendo» così il voto popolare che aveva portato Mélenchon e il suo Fronte Popolare a rivendicare la legittimità di esprimere un primo ministro di sinistra, l’economista Lucie Castets. Questa scelta rischia di aggravare l’instabilità del Paese, piuttosto che offrire una via d’uscita alla crisi politica. Mélenchon, dal canto suo, è caduto nella trappola di Macron, accettando la retorica antifascista del “Fronte repubblicano” contro Le Pen, proprio mentre la Francia chiedeva un cambiamento rispetto alle politiche di Macron.

Legittimità democratica a rischio

Se da un punto di vista strettamente formale la mossa di Macron appare pienamente legittimata dalla Costituzione francese, il vero problema è di natura politica. Le elezioni parlamentari, convocate da Macron dopo la pesante sconfitta del suo partito centrista contro il Rassemblement National di estrema destra nelle elezioni europee di giugno, sono state vinte dal Fronte Popolare Nuovo (FPN) di sinistra con 180 seggi, seguiti da «Ensemble» di Macron con 159 seggi, dal Rassemblement National di Marine Le Pen con 142 seggi e dai Repubblicani di centro-destra di Barnier con soli 39 seggi. Nonostante il FPN, vincitore del maggior numero di seggi, avesse proposto il proprio candidato per formare il governo, Macron ha ignorato questa proposta preferendo Barnier, il cui partito è il più piccolo in parlamento. Commentatori francesi come l’ex ambasciatore a Washington, Gérard Araud, hanno cercato di giustificare la scelta di Macron sostenendo che fosse democratica e legittima, dato che la sinistra rappresenta solo il 28% dell’elettorato e il 32% dei seggi parlamentari.

La trappola di Macron per Mélenchon

Come sottolinea Eldar Mamedov su Responsible Statecraft, Macron avrebbe potuto rispettare la volontà degli elettori e permettere al candidato del FPN di formare un governo, chiedendo in cambio un compromesso sul programma della sinistra. Sarebbe stato ancora più logico, dato che Macron ha già collaborato con la sinistra contro il partito di Le Pen. Macron e la sinistra insieme detengono il 57% dei voti nell’Assemblea, una maggioranza sufficiente per evitare la censura. Il rifiuto di Macron di trattare con la sinistra implica che abbia dovuto trovare un accordo con la sua rivale Le Pen. Le Pen stessa ha infatti riconosciuto che Barnier soddisfaceva almeno uno dei criteri importanti per il suo partito: il rispetto delle diverse forze politiche e la capacità di affrontare le questioni sollevate dal Rassemblement National. “La scelta di un primo ministro proveniente dal partito meno popolare in parlamento alimenta la percezione crescente che, a prescindere dai risultati elettorali, siano sempre gli stessi interessi consolidati a governare”, osserva Mamedov. Mélenchon, dunque, è stato ingannato da Macron, che, in nome della difesa della democrazia dall’estrema destra, ha ignorato la volontà popolare.

Il presidente verso elezioni anticipate?

In queste condizioni, è difficile immaginare che Emmanuel Macron possa arrivare alla fine del suo mandato nel 2027. A pensarla così è anche Edouard Philippe, ex Primo Ministro francese, che ha annunciato anzitempo la sua candidatura per le prossime elezioni presidenziali. Philippe, attualmente sindaco di Le Havre, ha confermato la sua intenzione di candidarsi anche nel caso di elezioni anticipate, che secondo lui potrebbero tenersi già nel 2025, nonostante la scadenza ufficiale sia fissata per il 2027.