Per il CEO di Goldman Sachs lavorare da casa è una “aberrazione”

Marco Ciotola

25 Febbraio 2021 - 22:54

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Il numero uno di Goldman David Solomon non è affatto entusiasta del lavoro da casa e commenta: “Nessuna nuova normalità, una tendenza che va interrotta al più presto”

Per il CEO di Goldman Sachs lavorare da casa è una “aberrazione”

Per David Solomon, CEO di Goldman Sachs, lavorare da casa è un “aberrazione”.

Parole in netta controtendenza rispetto all’attualità, con la pandemia che ha costretto un’elevata percentuale di lavoratori in tutto il mondo al cosiddetto smart working.

Una quotidianità rivoluzionata che per molti rappresenta la “nuova normalità”; ma non per Solomon, che definisce la tendenza attuale come provvisoria e da rivedere il prima possibile:

“Il lavoro da casa non rappresenta nessuna nuova normalità per noi; è una aberrazione che correggeremo il più rapidamente possibile”

Per il CEO di Goldman Sachs lavorare da casa è una “aberrazione”
La pandemia di coronavirus ha costretto un enorme numero di aziende in tutto il mondo a praticare lo smart working, quello che in italiano viene definito come lavoro agile.

Tra quelle aziende c’è anche il gigante dell’investment banking guidato da David Solomon, che non è però affatto entusiasta di questa nuova modalità di lavoro, che definisce senza mezzi termini una aberrazione.

Lo fa nel corso di un intervento al forum annuale sui servizi finanziari virtuali di Credit Suisse, spiegando come l’emergenza sanitaria abbia spinto “una parte significativa” dei dipendenti di Goldman Sachs al lavoro da remoto.

In media, meno del 10% del personale Goldman è rimasto a lavorare nei suoi uffici. Ma a New York e Londra la compagnia aveva riportato almeno il 70% dei dipendenti in sede dopo la cosiddetta prima ondata, testimonianza di una volontà di tornare alle modalità pre-covid il prima possibile.

Poi la seconda ondata ha costretto a ridefinire questo assetto, ma Solomon non nasconde di trovare lo smart working poco funzionale a un’azienda come Goldman:

“Penso che per una realtà come la nostra, che è una cultura dell’apprendistato innovativa e collaborativa, questo non sia l’ideale e non rappresenti nessuna nuova normalità. È un’aberrazione, che correggeremo il più rapidamente possibile”.

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