Pensioni Inps, è ufficiale: quando arrivano davvero gli aumenti e la differenza dello 0,8%

Simone Micocci

24/01/2023

24/01/2023 - 11:59

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Pensioni: l’Inps ha dovuto rimandare la rivalutazione degli assegni di un altro mese, ma ci sono conferme sull’arrivo degli aumenti a marzo. Ma per la differenza dello 0,8% ci sarà da attendere.

Pensioni Inps, è ufficiale: quando arrivano davvero gli aumenti e la differenza dello 0,8%

Come abbiamo già avuto modo di spiegare, a febbraio non ci sarà l’aumento delle pensioni dovuto alla rivalutazione. L’Inps non ha avuto sufficiente tempo per adeguare il sistema di calcolo alle novità introdotte dalla legge di Bilancio 2023, con la quale il governo Meloni ha modificato le percentuali di rivalutazione per le pensioni d’importo superiore a 4 volte il trattamento minimo, quindi circa 2.100 euro (lordi).

Ragion per cui da gennaio 2023 sono state aumentate solamente le pensioni entro il suddetto importo, mentre per tutte le altre c’è stato bisogno che la legge di Bilancio venisse pubblicata in Gazzetta ufficiale prima di poter procedere. Pubblicazione che c’è stata il 29 dicembre 2022: troppo poco tempo per permettere all’Istituto di applicare la nuova rivalutazione nel cedolino di gennaio, men che meno in quello di febbraio per il quale l’elaborazione viene effettuata intorno alla prima metà del mese precedente.

Ecco perché la rivalutazione slitta ancora e tra i pensionati comincia a esserci un certo timore a riguardo. Basta leggere i loro commenti sui social network per capire che questo ritardo sta generando un certo malcontento che nella maggior parte dei casi si ripercuote sul governo Meloni reo di aver ridotto ulteriormente le percentuali di rivalutazione sopra un certo importo.

La domanda è: quando davvero arriveranno gli aumenti della rivalutazione? E in quale caso sarà possibile applicare la percentuale definitiva dell’8,1% rilevata dall’Istat nelle scorse settimane oppure si continuerà con quella provvisoria del 7,3% già utilizzata per gli aumenti di gennaio 2023?

La risposta è arrivata dall’Inps con una nota appena pubblicata.

Quando arriva davvero l’aumento delle pensioni

Come anticipato, la rivalutazione delle pensioni nel 2023 segue delle nuove percentuali, come modificate dall’ultima manovra. Sotto i 2.100 euro nessuna novità, tant’è che l’Inps ha potuto provvedere all’adeguamento dell’assegno già lo scorso gennaio, quando è stato applicato il tasso di perequazione del 7,3% (dal quale però è stato sottratto il 2% riconosciuto a titolo di anticipo già da ottobre 2022),

Tuttavia, per le pensioni che superano il suddetto importo è stato previsto un meccanismo meno generoso, in quanto le percentuali di rivalutazione sono state notevolmente ridotte rispetto a quelle utilizzate negli anni scorsi. Nel dettaglio, la rivalutazione 2023 viene determinata dalle seguenti percentuali:

  • all’85% del tasso di rivalutazione per gli assegni tra le 4 e le 5 volte il trattamento minimo;
  • al 53% del tasso di rivalutazione per gli assegni tra le 5 e le 6 volte il trattamento minimo;
  • al 47% del tasso di rivalutazione per gli assegni tra le 6 e le 8 volte il trattamento minimo;
  • al 37% del tasso di rivalutazione per gli assegni tra le 8 e le 10 volte il trattamento minimo;
  • al 32% del tasso di rivalutazione per gli assegni superiori alle 10 volte il trattamento minimo.

Ebbene, l’Inps - dopo aver spiegato le ragioni per cui non è stato possibile procedere immediatamente ad adeguare gli importi degli assegni al caro vita accertato negli ultimi 12 mesi - ha assicurato che la rivalutazione per le pensioni che superano le 4 volte il trattamento minimo verrà effettuata nel mese di marzo.

Come si legge nella nota Inps appena pubblicata, infatti:

Dal 1° gennaio 2022 l’Inps ha provveduto ad attribuire la rivalutazione delle pensioni e delle prestazioni assistenziali nella misura del 100% a tutti gli utenti che abbiano ottenuto in pagamento, nell’anno 2022, rate di pensione per un importo inferiore o uguale a € 2.101,52 (quattro volte il trattamento minimo). Per tutti gli altri pensionati, nel mese di marzo 2023, l’Inps procederà ad attribuire la perequazione in percentuale in base all’importo annuale in pagamento, come previsto dall’art. 1 comma 309 della legge di bilancio. Nel mese di marzo saranno inoltre posti in pagamento anche gli arretrati riferiti ai mesi di gennaio e febbraio 2023.

Confermate, quindi, le nostre anticipazioni: con il cedolino in pagamento a marzo, quindi, non solo la pensione verrà ricalcolata interamente tenendo conto della percentuale di rivalutazione - a tal proposito, ricordiamo che l’aumento è da considerare al lordo delle imposte - ma ne verranno riconosciuti anche gli arretrati per i mesi precedenti, quindi tanto per gennaio quanto per febbraio 2023.

Con quale percentuale di rivalutazione?

Il decreto del ministero dell’Economia e delle finanze che autorizza la rivalutazione 2023 e ne fissa il tasso di riferimento è stato firmato il 9 novembre scorso. Tuttavia, in quell’occasione non si disponeva del tasso definitivo, ma solamente di un valore provvisorio pari al 7,3%.

L’ufficialità del tasso riferito al 2022 è arrivata nei primi giorni di gennaio, quando l’Istat ha rivelato che negli ultimi 12 mesi c’è stata una variazione media dell’indice dei prezzi pari all’8,1%.

Ciò significa che le pensioni dovranno godere di una rivalutazione con tasso di riferimento dell’8,1% e non del 7,3%. Ma da quando? Si potrebbe pensare che già da marzo si possa applicare il tasso definitivo, ma non è così in quanto la normativa prevede che per i primi 12 mesi si debba utilizzare comunque il tasso provvisorio, salvo poi effettuare un conguaglio nel gennaio dell’anno successivo.

Per tutti, quindi, la differenza dello 0,8% - riconosciuta interamente sotto i 2.100 euro di pensione ma ridotta sopra tale fascia tenendo conto delle suddette percentuali - arriverà a gennaio 2024, salvo il caso in cui il governo Meloni, sulla scia di quanto fatto da Mario Draghi con il decreto Aiuti bis, decida di anticipare il conguaglio di qualche mese così da dare un ulteriore aiuto ai pensionati.

In ogni caso gli aumenti non andranno persi: la rivalutazione dell’8,1% decorre comunque da gennaio 2023, quindi non appena ci sarà il ricalcolo verrà effettuato anche un conguaglio, riconoscendo in un’unica soluzione gli aumenti non accreditati nei mesi precedenti.

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