Pensioni, come avere 500 euro in più al mese? Le soluzioni sono diverse

Simone Micocci

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Pensioni, si possono avere 500 euro in più al mese? Ci sono diversi strumenti per incrementare l’importo che verrà percepito: ecco come combinarli al meglio.

Pensioni, come avere 500 euro in più al mese? Le soluzioni sono diverse

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Chi non vorrebbe avere una pensione più alta? A desiderarla sono in molti, almeno stando ai dati Inps secondo i quali la maggior parte dei trattamenti pensionistici non raggiunge neppure quota 1.000 euro.

Ma come fare per avere più soldi? Le soluzioni sono essenzialmente tre: lavorare per più tempo, procedere con il riscatto dei contributi per quei periodi che lo consentono, come ad esempio gli anni di studio universitario, e iscriversi a un fondo per la pensione complementare.

Anzi, non è neppure detto che sia sufficiente una sola delle tre per raggiungere il risultato auspicato: d’altronde, 500 euro al mese sono una cifra molto elevata, pari a 6.000 euro lordi in più l’anno, per ottenere i quali difficilmente può bastare, ad esempio, il solo riscatto della laurea o il rinvio di un anno della data di pensionamento.

Sono tre fattori che, se combinati, possono aiutare a raggiungere questo incremento o persino importi più elevati: a tal proposito, attraverso una serie di esempi vi aiuteremo a comprendere come la conoscenza delle regole sul calcolo dell’assegno possa rappresentare uno strumento per aumentare la pensione. Non senza qualche sacrificio, ovviamente.

Pensioni, come avere più soldi continuando a lavorare

Con il sistema contributivo, che si applica ai periodi lavorati dal 1° gennaio 1996 (dal 1° gennaio 2012 per chi al 31 dicembre 1995 aveva già maturato almeno 18 anni di contribuzione), lavorare per uno o più anni in più ha un notevole impatto sulla pensione.

Per capirne la ragione bisogna soffermarsi su come funziona il calcolo contributivo: al montante contributivo, ossia la somma di tutti i contributi versati e rivalutati a partire dalla data di riferimento (1996 o 2012 a seconda dei casi), si applica un coefficiente di trasformazione, con valori aggiornati ogni biennio, così da ottenere l’importo annuo lordo della pensione o della quota calcolata con questo sistema.

Abbiamo quindi due parametri, montante contributivo e coefficiente di trasformazione, e lavorare per più tempo può comportare vantaggi su entrambi.

Nel primo caso, infatti, si continuano a versare contributi e pertanto si accresce il montante contributivo. Nel secondo, invece, le regole del contributivo prevedono, a parità di tabella applicata, un coefficiente di trasformazione tanto più elevato quanto maggiore è l’età al momento del pensionamento.

Prendiamo come esempio una persona che va in pensione a 64 anni con un montante contributivo di 400.000 euro e un’altra che lo fa a 67 anni con lo stesso importo: applicando i coefficienti del biennio 2025-2026, rispettivamente del 5,088% e del 5,608%, la prima ottiene una pensione contributiva di 20.352 euro lordi l’anno, mentre la seconda arriva a 22.432 euro. La differenza è quindi di 2.080 euro lordi annui, equivalenti a 160 euro in più per ciascuna delle 13 mensilità, per il solo effetto dell’età.

Ma va considerato anche quanto versato in più: prendiamo una persona che, ritardando il pensionamento da 67 a 68 anni, aggiunge altri 30.000 euro di contributi al montante iniziale di 400.000 euro. Applicando il coefficiente del 5,808% ai 430.000 euro accumulati, la pensione contributiva sale a 24.974,40 euro lordi l’anno, rispetto ai 22.432 euro dell’uscita a 67 anni: il vantaggio è quindi di 2.542,40 euro lordi annui, circa 195,57 euro in più per ciascuna delle 13 mensilità.

Come possiamo vedere, non è facile, semplicemente continuando a lavorare, arrivare a 6.000 euro lordi di pensione in più l’anno: anche nell’ipotesi di un versamento aggiuntivo consistente, un solo anno può non bastare, mentre prolungare ulteriormente l’attività può avvicinare all’obiettivo, a seconda del montante già accumulato e dei nuovi contributi versati.

Prendiamo l’esempio di una persona che a 67 anni ha accumulato un montante contributivo di 400.000 euro e decide di lavorare fino a 70 anni, aggiungendo 20.000 euro di contributi per ciascuno dei 3 anni.

A 67 anni, applicando il coefficiente del 5,608%, avrebbe diritto a una pensione contributiva di 22.432 euro lordi annui; a 70 anni, invece, il montante raggiunge i 460.000 euro, ai quali si applica un coefficiente del 6,258%, ottenendo così 28.786,80 euro lordi annui. Il vantaggio è quindi di 6.354,80 euro l’anno, equivalenti a circa 488,83 euro in più per ciascuna delle 13 mensilità.

Come avere 500 euro in più di pensione con i contributi da riscatto

In caso di redditi più bassi, quindi, semplicemente lavorare per qualche anno in più potrebbe non bastare per arrivare a 500 euro in più al mese. Quel che si può fare, però, dopo aver consultato il proprio estratto conto contributivo, è valutare se esistono periodi da riscattare, aumentando così il relativo montante.

Prendiamo come esempio un lavoratore dipendente con una retribuzione annua lorda di 35.000 euro che vuole riscattare la laurea: ipotizzando il riscatto ordinario di periodi che rientrano nel sistema contributivo e una retribuzione di riferimento degli ultimi 12 mesi pari a questa cifra, dovrà farsi carico di un costo di 11.550 euro per ogni anno, ossia il 33% della retribuzione, per un totale di 57.750 euro per il quinquennio.

Ora, per capire quanto renderà questo investimento, bisognerebbe tener conto della rivalutazione del montante, che per i contributi da riscatto decorre dalla data della domanda, come pure del coefficiente di trasformazione che verrà applicato, il quale, ricordiamo, dipenderà dall’età e dalla data effettiva di pensionamento.

Ad esempio, utilizzando i coefficienti del biennio 2025-2026 e senza considerare la rivalutazione, se va in pensione a 64 anni, ai 57.750 euro aggiuntivi si applica il coefficiente del 5,088%, ottenendo un aumento di 2.938,32 euro lordi annui, pari a circa 226,02 euro al mese per 13 mensilità. Andare in pensione a 67 anni, invece, comporta l’applicazione del coefficiente del 5,608%, con un vantaggio di 3.238,62 euro lordi annui, circa 249,12 euro al mese per 13 mensilità.

Anche in questo caso, quindi, arrivare a 500 euro lordi in più al mese non è semplice: a parità di anni riscattati e di età al pensionamento, senza considerare la rivalutazione, servirebbe una retribuzione di riferimento molto più elevata, che tuttavia comporterebbe però anche un onere maggiore da sostenere per il riscatto.

La pensione integrativa

C’è una terza via, da prendere in considerazione soprattutto quando mancano ancora molti anni al pensionamento, che consentirebbe di aggiungere un ulteriore tassello verso il raggiungimento di 500 euro in più al mese: la pensione integrativa.

Tanto che anche il solo Tfr, destinato fin dai primi anni della sua maturazione a un fondo per la pensione complementare, può contribuire a raggiungere questo obiettivo, a seconda della retribuzione e del tempo a disposizione, oltre che dei risultati dell’investimento.

Nel dettaglio, secondo le elaborazioni di Smileconomy pubblicate nell’aprile 2026, per un 25enne che investe in una linea ad alto rischio potrebbero essere sufficienti 120 euro al mese per ottenere una rendita integrativa futura di 500 euro netti mensili, nelle ipotesi considerate dalla simulazione.

Per comprendere il possibile contributo del Tfr, consideriamo un lavoratore con una retribuzione annua utile al suo calcolo di 35.000 euro: applicando la quota del 6,91%, l’accantonamento è di circa 2.418,50 euro l’anno, equivalenti a 201,54 euro al mese. Un importo superiore ai 120 euro dell’esempio, che aiuta a capire perché iniziare presto possa rendere l’obiettivo raggiungibile anche senza versamenti aggiuntivi, purché si realizzino le condizioni ipotizzate.

Più si aspetta, invece, più aumenta lo sforzo richiesto: nella stessa elaborazione, chi comincia a 45 anni dovrebbe versare tra 370 e 505 euro al mese, a seconda della linea scelta, mentre a 55 anni il versamento necessario salirebbe tra 815 e 965 euro mensili. In questi casi, quindi, il solo Tfr potrebbe non essere sufficiente.

Ovviamente dobbiamo ricordare che tutti gli importi indicati in questo report sono stime che potrebbero essere oggetto di variazione: il risultato effettivo dipenderà da una serie di variabili, molte delle quali non possono essere preventivate con certezza.

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