Pensione di reversibilità, spetta anche alle unioni civili? Ecco le novità

Isabella Policarpio

22 Gennaio 2020 - 10:30

22 Gennaio 2020 - 10:34

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Pensione di reversibilità spetta anche per le unioni civili. Lo hanno stabilito l’Inps e la Corte di Cassazione. Un passo avanti verso l’eguaglianza.

Pensione di reversibilità, spetta anche alle unioni civili? Ecco le novità

La pensione di reversibilità spetta alle unioni civili ? Dopo le prime incertezze si è arrivati ad un punto: anche le coppie omosessuali ne hanno diritto dopo la morte del partner, esattamente come accade per le coppie sposare con rito religioso o civile.

Dopo l’entrata in vigore della legge 76 del 2016, la c.d. legge Cirinnà, anche alle coppie conviventi dello stesso sesso è stata riconosciuta la possibilità di ufficializzare il legame di affetto ed avere diritti e doveri analoghi a quelli matrimoniali, anche in caso di morte di uno dei due.

L’Inps si è adeguata e con il messaggio n. 5171 del 2016 e ha ufficializzato l’equiparazione ai fini previdenziali tra i coniugi e le persone che hanno costituito l’unione civile. Successivamente anche la Cassazione in diverse sentenze ha riconosciuto il diritto alla reversibilità al coniuge superstite. Vediamo i dettagli di questo importante traguardo.

Inps: equiparazione tra coniugi e parti dell’unione civile per la pensione di reversibilità

Da luglio del 2016 ciascun componente dell’unione civile, sia tra omosessuali ha gli stessi diritti previsti per i coniugati, o quasi. Tra questi rientra anche il riconoscimento alle prestazioni pensionistiche e previdenziali. Ciò vuol dire che anche chi ha costituito un’unione civile ha diritto a:

  • pensione ai superstiti, ovvero la prestazione economica erogata su richiesta in favore dei familiari di un pensionato (con il nome di pensione di reversibilità) o di un lavoratore (con il nome di pensione indiretta) in caso di sua morte;
  • maggiorazione sociale, prestazione previdenziale concessa su richiesta dall’Inps per cittadini economicamente svantaggiati.

Nel 2016, poco dopo l’entrata in vigore della legge Cirinnà, l’Inps ha precisato che ai fini previdenziali le coppie che hanno stretto un’unione civile sono equiparate in toto ai coniugati. In sostanza, allo stato attuale hanno diritto alla pensione di reversibilità:

  • il coniuge superstite anche separato o divorziato;
  • i figli del defunto che non abbiano più di 18 anni o, indipendentemente dall’età, i figli inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso;
  • il componente superstite dell’unione civile;
  • i genitori del defunto, in assenza del coniuge, dei figli o della parte superstite che ha costituito l’unione civile.
  • i fratelli celibi e sorelle nubili inabili al lavoro e carico del lavoratore deceduto, quando mancano anche i genitori.

Ad oggi quindi anche in favore del componente dell’unione rimasto in vita è possibile erogare, sempre su richiesta dell’interessato, il 60% del trattamento maturato o goduto dal compagno scomparso, secondo quanto prevede la legge n. 335 del 1995.

Pensione di reversibilità e contratto di convivenza

Sempre la legge n. 76 del 2016 prevede anche la possibilità di stipulare un vero e proprio contratto di convivenza tra due parti che vogliono regolare il loro rapporto affettivo senza convolare a nozze o costituire un’unione civile.

Il contratto di convivenza deve essere stipulato con atto pubblico o scrittura privata autenticata dal notaio e permette che uno dei partner possa gestire i beni dell’altro nel rispetto della legge. Ma cosa succede se uno dei due muore durante la vigenza del contratto? L’altro ha diritto alla pensione di reversibilità?

La risposta è negativa: al momento i conviventi di fatto regolarmente registrati, dello stesso sesso o meno, sono esclusi dalla pensione di reversibilità del partner deceduto.

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