Pensione, la guida per chi non ha 20 anni di contributi

Simone Micocci

Cosa fare se al raggiungimento dei 67 anni non si hanno 20 anni di contributi? Ecco la guida definitiva.

Pensione, la guida per chi non ha 20 anni di contributi

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Non sempre capita di raggiungere 20 anni di contribuzione: si può essere stati in regola per un periodo inferiore o si può aver guadagnato, in una determinata fase lavorativa - come nel caso del lavoro a tempo parziale - meno rispetto alla soglia minima per il riconoscimento di una piena contribuzione.

Ed ecco che, all’avvicinarsi dei 67 anni di età previsti per la pensione di vecchiaia, ti rendi conto di non aver maturato contributi sufficienti per andarci e ti chiedi che cosa sia possibile fare.

Il rischio di ritrovarsi senza pensione e di non poter beneficiare dei contributi versati (che andrebbero così perduti) effettivamente esiste. Al tempo stesso, però, vi sono diverse soluzioni utili per evitare che questo scenario si concretizzi.

Molto dipende dalla causa del problema: se il mancato raggiungimento dei 20 anni di contributi è dovuto a diversi periodi di vuoto contributivo, le soluzioni sono ridotte e non è detto che si riesca ad andare in pensione a 67 anni. Il discorso cambia quando la causa è il part-time (esclusivamente se verticale o ciclico): in questo caso esiste uno strumento specifico che consente di sanare tali periodi e mettere al sicuro la pensione di domani.

Prima di proseguire va fatta un’ulteriore distinzione, che approfondiremo di seguito: quella relativa all’anzianità contributiva, ossia al momento in cui si è iniziato a versare i contributi. Come vedremo, infatti, a chi ha iniziato dopo il 1° gennaio 1996 è riservato un trattamento diverso rispetto a chi ha cominciato prima.

Come andare in pensione a 67 anni se si è lavorato meno di 20 anni

Iniziamo ad affrontare la prima situazione, che di fatto è anche la più complessa: quella di chi non è riuscito a raggiungere 20 anni di lavoro. Si pensi, ad esempio, a chi è stato impegnato in attività di cura familiare che gli hanno impedito di proseguire la propria attività lavorativa, una condizione che coinvolge soprattutto le donne, oppure a chi, per un periodo prolungato, ha lavorato senza un regolare contratto.

In questi casi va precisato che, al netto della possibilità di una “pace contributiva” - misura attualmente non prevista - non è possibile sanare retroattivamente i periodi privi di contribuzione. L’unica opzione è richiedere all’Inps l’autorizzazione al versamento dei contributi volontari: in tale eventualità, l’autorizzazione avrà efficacia retroattiva limitata a un solo semestre, offrendo la possibilità di regolarizzare i vuoti contributivi fino a un massimo di 6 mesi.

In alternativa, è fondamentale richiedere un estratto conto contributivo e valutarne attentamente il contenuto insieme a un esperto. In questo modo si potrà verificare la presenza di periodi copribili tramite contribuzione figurativa, che non sempre viene accreditata automaticamente, oppure riscattabili, come nel caso degli anni di laurea. Solo attraverso questi strumenti è possibile sanare il pregresso e provare a raggiungere la soglia dei 20 anni di contributi richiesta per la pensione di vecchiaia a 67 anni.

Un discorso diverso riguarda chi non raggiunge i 20 anni di contribuzione a causa di stipendi molto bassi percepiti in determinati periodi, tali da non garantire una contribuzione piena. È il caso, ad esempio, di chi ha lavorato a lungo con un contratto part-time.

Si pensi che, nel 2026, il minimale settimanale per l’accredito pieno dei contributi è pari a 244,74 euro: chi guadagna meno di questa cifra a settimana dovrà lavorare più a lungo per ottenere il riconoscimento di un’intera settimana contributiva.
È per questo che, alla fine della carriera, nonostante si sia stati occupati per 20 o più anni, ci si potrebbe ritrovare con meno di 20 anni di contributi effettivamente accreditati.

Un problema che, pur essendo differente, presenta le stesse possibili soluzioni illustrate sopra. Non esiste infatti la possibilità di riscattare i minori contributi versati nel caso del part-time orizzontale. Questa possibilità esiste invece per i contratti part-time verticali o ciclici, limitatamente ai periodi antecedenti al 1° gennaio 2021: attraverso l’apposito servizio disponibile sul portale Inps, infatti, gli interessati possono richiedere il riconoscimento dei periodi di part-time come tempo pieno ai fini del raggiungimento dei requisiti di anzianità contributiva. Per i periodi successivi, invece, il riconoscimento della piena contribuzione è automatico.

Come andare in pensione a 71 anni se si è lavorato meno di 20 anni

Per coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, il mancato raggiungimento dei 20 anni di contribuzione, neppure dopo aver valutato le possibilità indicate sopra, non consente l’accesso alla pensione a 67 anni, ma non preclude definitivamente il pensionamento.

A patto di aver maturato almeno 5 anni di contribuzione effettiva, infatti, è possibile accedere alla pensione di vecchiaia contributiva, che però si raggiunge soltanto al compimento dei 71 anni di età.

Chi, invece, ha contribuzione antecedente al 1996 può eventualmente:

  • andare in pensione a 67 anni con 15 anni di contributi, nel caso in cui rientri in una delle tre deroghe Amato. È il caso di chi ha maturato tutti i 15 anni entro il 31 dicembre 1992, di chi ha richiesto e ottenuto dall’Inps l’autorizzazione al versamento dei contributi volontari entro la stessa data, oppure di chi per almeno 10 anni ha maturato meno di 52 settimane di contributi;
  • andare in pensione a 71 anni con 15 anni di contributi ricorrendo al computo presso la Gestione Separata, laddove ne sussistano i requisiti. In questo modo la pensione verrebbe ricalcolata interamente con il sistema contributivo e, di fatto, si potrebbe accedere alle misure riservate ai contributivi puri, come appunto la pensione di vecchiaia a 71 anni. È vero che, come visto sopra, in questo caso sono sufficienti 5 anni di contributi, ma 15 anni rappresentano il minimo necessario per ricorrere al computo.

Come possiamo notare, in ogni caso è complicato andare in pensione con meno di 20 anni di contributi, specialmente per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996. Ecco perché questa è una situazione da tenere costantemente sotto controllo, così da non farsi trovare impreparati quando è ormai troppo tardi per intervenire: il rischio, altrimenti, è che i contributi versati non siano sufficienti a far maturare il diritto a una pensione.