Pensione a 42 anni e 10 mesi di contributi, quando non conviene continuare a lavorare e perchè?

Lorenzo Rubini

5 Settembre 2022 - 09:30

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In alcuni casi specifici raggiunto il massimo contributivo non conviene continuare a versare contributi per una regola di doppio calcolo che pochi conoscono.

Pensione a 42 anni e 10 mesi di contributi, quando non conviene continuare a lavorare e perchè?

Ci sono lavoratori che non si accontentano di raggiungere il massimo contributivo di 42 anni e 10 mesi di versamenti e, anzi, vogliono continuare a lavorare per incrementare ancora l’assegno spettante. Ma ci sono casi specifici in cui continuare a versare contributi non alza l’importo della pensione. Cerchiamo di capire come si applica la regola del doppio calcolo e quando è meglio andare in pensione subito.

Rispondiamo alla domanda di un lettore di Money.it che ci scrive:

Buongiorno, ho letto di una regola che porterebbe ad un calcolo della pensione meno conveniente una volta raggiunti i 42 anni e 10 mesi di contributi e vorrei capire come funziona e se si applica nel mio caso. Ho 63 anni ed ho raggiunto e superato i 43 anni di versamento. Non sono andato in pensione e sto continuando a lavorare per garantirmi la pensione più alta possibile al compimento dei 67 anni. Dovrei arrivarci con circa 47 anni di contributi, avendo iniziato a lavorare a 20 anni e non avendo mai smesso. Sto facendo bene o mi conviene, invece, andare in pensione?

Pensione anticipata e regola del doppio calcolo

La regola del doppio calcolo si applica solo e soltanto per chi ha almeno 18 anni di contributi versati al 1996 ed ha, quindi, diritto al calcolo retributivo per i contributi versati fino alla fine del 2011. Quando è stato inserito il sistema contributivo, dalla Legge Dini del 1995, l’intento era quello di dare pensioni più basse, o almeno pensioni che rispondessero a criteri di calcolo sulla base di quanto effettivamente versato.

Nell’intento del legislatore, quindi, il sistema contributivo è meno conveniente di quello retributivo. Ma non per tutti i lavoratori è così: ci sono casi in cui è proprio il sistema contributivo ad essere maggiormente conveniente. E per evitare che qualunque lavoratore potesse ritrovarsi con una pensione più alta per questo motivo è stato inserito il meccanismo del doppio calcolo.
Cerchiamo di capire come funziona. Immaginiamo di calcolare la pensione prima con il sistema misto, retributivo fino al 2011 e contributivo successivamente. Dall’altra parte, invece, la pensione è calcolata con il sistema retributivo puro. La pensione di importo più basso è quella liquidata, poi, effettivamente al lavoratore. Ovviamente non sempre è essere meno conveniente è il sistema retributivo puro, ma c’è da tenere conto di un fattore fondamentale.

Nel sistema retributivo puro sono presi in considerazione solo i contributi versati fino al massimo contributivo (che per gli uomini è di 42 anni e 10 mesi e per le donne un anno in meno). Nel sistema contributivo, invece, sono presi in considerazione tutti i contributi, anche se il lavoratore ne ha versati per 50 anni. E proprio per questo motivo la pensione calcolata con il sistema contributivo potrebbe essere più alta, prende in considerazione più anni di contribuzione.

Nel suo caso, però, non corre alcun rischio: avendo, ad oggi, 43 anni di contributi ha iniziato i suoi versamenti nel 1979 e, al 31 dicembre 1995 doveva avere al massimo 17 anni di contributi. Di fatto, per lei, il sistema retributivo è applicato solo fino al termine del 1995 e non incorre nella regola del doppio calcolo. Ha fatto, quindi, una scelta saggia a voler continuare a lavorare perché ogni anno in più versato significa un incremento della sua futura pensione.

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