Paradisi fiscali, Emirati Arabi: il ruolo dell’Italia

Durante l’approvazione della black list Ue sui paradisi fiscali, sembra che l’Italia sia stata additata di aver ostacolato l’inserimento degli Emirati Arabi. Sarà veramente così?

Paradisi fiscali, Emirati Arabi: il ruolo dell'Italia

A Bruxelles, martedì 12 marzo, è stata aggiornata e approvata la lista nera inerente i paesi considerati paradisi fiscali. Ha fatto molto discutere il ruolo giocato dall’Italia quando si è parlato degli Emirati Arabi.

Dal Mef arriva una precisazione così da sciogliere nodi e punti interrogativi di cui possono essere in preda i cittadini del Belpaese.

Paradisi fiscali: Italia su Emirati Arabi

Ieri, a Bruxelles, il Consiglio di economia e finanza (Ecofin) ha approvato l’aggiunta di dieci paesi nella black list Ue, ossia quelle nazioni che favoriscono il riciclaggio di denaro e la conseguente criminalità.

Attualmente sono 15 i paradisi fiscali presenti nella lista nera che saranno tenuti sotto stretto controllo, tra cui figurano anche gli Emirati Arabi. Sono 34 invece le nazioni inserite nella lista grigia, quindi monitorati ma senza incorrere in restrizioni. Infine 25 sono i paesi ritenuti non pericolosi da questo punto di vista e quindi esclusi da entrambe la liste.

Tuttavia sembra che l’Italia si sia pronunciata affinché gli Emirati Arabi non venissero inclusi in quanto manifestavano la trasparenza fiscale. Alla fine è arrivato l’assenso da parte di Tria con l’augurio che presto riescano a uscire dalla black list essendo quest’ultima ribaltabile.

Quest’oggi il Ministero dell’economia e delle finanze (Mef) ha voluto precisare sul ruolo giocato dall’Italia nei confronti degli Emirati Arabi sostenendo inesatte le indiscrezioni.

In primis, afferma che gli Emirati Arabi abbiano già presentato la normativa che permetta loro di uscire dalla lista. Tuttavia non è ancora stata formalizzata a causa del lungo iter previsto dalla loro Costituzione federale.

Richiamando le decisioni del Gruppo Codice di condotta sulla tassazione delle imprese circa la flessibilità da riconoscere per vincoli di natura costituzionale”, l’Italia ha chiesto che venissero modificate le conclusioni. In questo modo un volta presentata la modifica della normativa, ogni paese può essere rivalutato e quindi uscire dalla black list.

Proprio in ragione di quanto sopra specificato, il Belpaese ha deciso di rivedere la propria posizione e di approvare la nuova lista nera Ue.

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