I servizi segreti pakistani hanno arrestato l’ex ministro degli Esteri Shah Mahmood Qureshi, tra i leader dell’opposizione e stretto collaboratore dell’ex primo ministro Imran Khan: l’accusa è quella di aver rivelato segreti di Stato e danneggiato gli interessi del Paese.
È l’ultimo sviluppo nello scontro tra l’amministrazione del primo ministro uscente Shehbaz Sharif e il suo predecessore Khan, incarcerato all’inizio del mese con l’accusa di corruzione. Secondo i documenti, Qureshi avrebbe divulgato una lettera dell’anno scorso in cui si affermava che Khan era stato estromesso dal potere dagli Stati Uniti.
Le accuse a carico di Khan riguardano presunte dichiarazioni false sui proventi ottenuti dalla vendita dei doni ricevuti da funzionari stranieri durante il suo mandato di primo ministro.
Mentre questo sviluppo ha catturato l’attenzione del pubblico, emergono anche nuovi elementi che sollevano interrogativi sul coinvolgimento degli Stati Uniti nella sua destituzione.
La caduta di Imran Khan sarebbe, infatti, il risultato di un’operazione coperta degli Stati Uniti. Lo scoop è targato The Intercept, uno dei più rinomati portali di giornalismo investigativo del mondo.
Lo scoop di The Intercept
Il caso giudiziario, noto come «Toshakhana», è legato alla vendita di beni di lusso e oggetti donati a Khan durante il suo mandato. Il tribunale ha stabilito che Khan non solo non ha dichiarato questi regali, ma li ha venduti senza versare la parte legale del loro valore stimato allo Stato. Il tutto è avvenuto sotto il nome del deposito governativo noto come «Toshakhana», dove sono registrati i regali ricevuti da funzionari stranieri.
Tuttavia, la vicenda si complica ulteriormente con l’emergere di documenti che suggeriscono il coinvolgimento degli Stati Uniti nella sua destituzione.
Un cablogramma ottenuto dal giornale online The Intercept sembra rivelare un incontro tra l’ambasciatore pakistano negli Stati Uniti e due funzionari americani nel marzo 2022.
Durante tale incontro, si afferma che il Dipartimento di Stato americano avrebbe incoraggiato i politici pakistani a rimuovere Khan dal suo incarico, promettendo in cambio relazioni più amichevoli col Pakistan o, altrimenti, un isolamento internazionale.
Un mese dopo l’incontro con gli ufficiali americani, è stata indetta una mozione di sfiducia in parlamento, che ha portato alla rimozione di Khan dal potere. Si ritiene che la votazione sia stata organizzata con il sostegno del potente esercito pakistano.
Da allora, Khan e i suoi sostenitori sono stati coinvolti in una lotta con l’esercito e i suoi alleati civili, che Khan sostiene abbiano orchestrato la sua rimozione su richiesta degli Stati Uniti.
Il documento, noto internamente come «cypher», include un resoconto dell’incontro tra gli ufficiali del Dipartimento di Stato, tra cui il Sottosegretario di Stato per il Bureau degli Affari dell’Asia Meridionale e Centrale, Donald Lu, e Asad Majeed Khan, che all’epoca era l’ambasciatore del Pakistan negli Stati Uniti.
Il documento è stato fornito a The Intercept da una fonte anonima nell’esercito pakistano, che ha dichiarato di non avere legami con Imran Khan o con il suo partito.
La tempistica di questo incontro solleva interrogativi significativi. Avvenuto due settimane dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, l’incontro sembra coincidere con un momento in cui gli Stati Uniti stavano cercando di consolidare alleanze e influenze in mezzo alla crescente tensione internazionale.
La visita di Khan a Mosca durante questo periodo aveva già innescato l’irritazione da parte degli Stati Uniti.
L’accusa di Khan, che sostiene che la sua rimozione sia stata orchestrata sotto pressione degli Stati Uniti, trova ora supporto in questo documento.
Le implicazioni di questa rivelazione sono significative. Se le accuse di coinvolgimento degli Stati Uniti si dimostrassero vere, potrebbero gettare un’ombra sui processi politici e giudiziari del Pakistan. Inoltre, potrebbero contribuire a far emergere un’immagine di interferenza straniera nell’ambiente politico del Paese.