L’oro ha corso come non mai nel 2025, ha sfiorato i 4.400 dollari e poi si è fermato, quasi a chiedere al mercato: e adesso? Dopo mesi di rally, il metallo giallo sembra aver trovato una pausa sopra quota 4.000, ma non ha perso l’attenzione che lo circonda. Perché ogni volta che i tassi scendono, che la geopolitica torna a farsi sentire o che Washington manda i mercati in subbuglio, l’oro diventa il primo riflesso degli investitori.
Ed è proprio in questo momento sospeso che UBS ha rilanciato un nuovo target a 4.900 dollari l’oncia, un potenziale +21% dai livelli attuali. Una previsione che riapre il dibattito su dove può andare davvero il prezzo dell’oro e su cosa guida questa nuova ondata di interesse. Per capirlo bisogna guardare dove siamo oggi e cosa vede UBS nei prossimi mesi.
leggi anche
L’oro crolla. Conviene comprare ora?
L’oro dopo il nuovo record: dove siamo oggi
Il 2025 è stato un anno che ha riscritto molte certezze. Tra settembre e ottobre il metallo giallo ha superato una soglia che sembrava lontanissima, volando fino a sfiorare i 4.400 dollari l’oncia. Un movimento talmente rapido da sorprendere persino i sostenitori più convinti di questo asset.
Grafico Gold
Fonte Tradingview
Poi è arrivata la fase che molti operatori considerano fisiologica. Il prezzo si è assestato poco sopra i 4.000 dollari, con uno spot intorno ai 4.065, e ha iniziato a muoversi in un corridoio sempre più stretto (tecnicamente, una “flag”). Non è un segnale di debolezza, piuttosto una pausa necessaria dopo un rally che ha portato il metallo prezioso a guadagnare oltre il 50% da inizio anno. Una performance che si spiega con la combinazione rara di fattori finanziari, geopolitici e strutturali.
Quando i mercati fiutano incertezza, la domanda di asset considerati sicuri aumenta. Quando i tassi scendono e i rendimenti reali arretrano, detenere oro torna conveniente.
Eppure il consolidamento non ha smorzato le aspettative. Chi guarda al lungo periodo continua a vedere un contesto favorevole. Il rally dell’autunno ha infatti lasciato in eredità un mercato ancora carico di domanda inespressa, un clima politico internazionale fragile e un sistema economico che, pur resiliente, deve fare i conti con tensioni fiscali, deficit elevati e una politica monetaria statunitense che entra in una fase più accomodante.
Perché UBS vede un target a 4.900 dollari
La nuova previsione di UBS nasce da un mosaico di fattori che vanno ben oltre il semplice dato tecnico. Per la banca d’investimento l’oro resta attraente perché unisce una domanda strutturale solida a un contesto macro che tende a premiarlo.
Gli analisti parlano di una serie di elementi che potrebbero spingere il prezzo ancora più in alto nei prossimi mesi e nel 2026. Il primo riguarda i tagli dei tassi della Federal Reserve.
Rendimenti reali più bassi significano un costo opportunità minore, quindi più spazio per un asset che non offre cedole ma offre protezione.
C’è poi il fronte geopolitico, che negli ultimi anni ha alimentato costantemente la volatilità. Le tensioni internazionali, il taglio dei tassi e il periodo (ora archiviato) dello shutdown negli Stati Uniti hanno alimentano la ricerca di beni rifugio. Le banche centrali, soprattutto nei Paesi con valute esposte a forti oscillazioni, continuano a comprare oro come forma di assicurazione patrimoniale. Anche la domanda degli ETF, secondo UBS, resterà sostenuta, mentre il settore della gioielleria potrebbe tornare protagonista nella seconda metà del 2026, fornendo un ulteriore supporto ai prezzi.
La banca svizzera delinea diversi scenari. Uno più moderato, con un consolidamento verso i 4.300 dollari dopo gli eventi politici statunitensi del quarto trimestre 2026. Uno più ottimista, che vede il metallo spingersi fino a 4.900 dollari se i rischi politici e finanziari dovessero intensificarsi. E uno ribassista, che comunque non scende oltre i 3.700 dollari, segno che la struttura del mercato rimane robusta. Tutto questo, però, deve essere tradotto in una strategia per chi investe.
| DISCLAIMER Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. |