Oracle cede terreno nella seduta di oggi, un giorno dopo il balzo innescato dal Capital Markets Day: alle 16,56 (ora italiana) il titolo tratta a 140,08 dollari, in calo del 3,09%, dopo aver oscillato tra un massimo di 144,61 e un minimo di 138,13 su volumi di circa 17,2 milioni di azioni. Il calo coincide con quello di buona parte del comparto legato all’intelligenza artificiale, oggi sotto pressione dopo i conti di Alphabet.
Mercoledì 28 ottobre Oracle aveva chiuso a 144,54 dollari, in rialzo del +10,73%, con un’escursione tra 128,42 e 148,47. A muovere il mercato era stato l’Investor Day della società, durante il quale il management ha aggiornato gli obiettivi finanziari fino al 2030.
Cosa ha promesso Oracle agli investitori
Nel comunicato ufficiale diffuso da Oracle il 28 ottobre 2026, l’azienda ha indicato un obiettivo di ricavi totali da almeno 225 miliardi di dollari entro l’esercizio 2030, pari a una crescita media annua superiore al 35% rispetto al 2026. Ha aggiunto un margine operativo non-GAAP di almeno il 40% e un utile per azione non-GAAP di almeno 21 dollari. Sul fronte del finanziamento, quello che ha pesato di più sul mercato, Oracle prevede di tornare a generare flussi di cassa positivi nella seconda metà del 2028 e punta a un free cash flow di almeno 30 miliardi nel 2029; ha inoltre messo un tetto di 20 miliardi di dollari (10 di equity e 10 di debito) al ricorso ai mercati dei capitali fino al 2030, oltre all’aumento di capitale da 20 miliardi già completato nel primo trimestre dell’esercizio 2027. Resta distinta, e confermata, la guidance più ravvicinata: ricavi 2027 per almeno 90 miliardi ed EPS non-GAAP di 8,10 dollari.
Da inizio anno il titolo porta il peso del sospetto che la corsa all’AI venga finanziata con debito crescente e diluizione degli azionisti: è lo stesso timore che a febbraio aveva già zavorrato le azioni, quando Oracle annunciò il piano da 50 miliardi sull’intelligenza artificiale, episodio raccontato in questo approfondimento. Il tetto esplicito alla raccolta di capitale annunciato ieri risponde proprio a quel timore, più di quanto non facciano le singole stime di crescita.
Il contagio arrivato da Alphabet
La frenata di oggi nasce altrove. Dopo la chiusura di mercoledì Alphabet ha pubblicato i conti del terzo trimestre, e quei numeri hanno riacceso le preoccupazioni che l’Investor Day di Oracle sembrava aver calmato. Nel comunicato con i risultati del terzo trimestre 2026 pubblicato da Alphabet, i ricavi totali sono saliti del 25% a 127,577 miliardi di dollari, con un utile diluito per azione di 2,12 dollari. Gli investimenti in infrastrutture sono però saliti a 51,355 miliardi nel trimestre, e il flusso di cassa libero è negativo per 9,065 miliardi: il secondo trimestre di fila in rosso su questo fronte.
Un approfondimento di Money.it ha raccontato nel dettaglio i segnali che hanno preoccupato Wall Street dopo la pubblicazione dei conti: il mercato non ha contestato la crescita, ma la velocità con cui la spesa in data center e chip sta assorbendo la cassa generata dal business. Il nesso con Oracle è questo: anche la società dovrà sostenere la propria fase di massimo investimento, attesa nei prossimi due esercizi, prima di raggiungere gli obiettivi annunciati ieri.
Non solo Oracle: l’intero comparto dei titoli legati all’intelligenza artificiale sconta oggi la stessa domanda, posta con più urgenza da quando uno dei grandi protagonisti del settore ha mostrato quanto pesi ancora sulla cassa. Per un titolo che una settimana fa quotava oltre 20 dollari in meno, è un contesto in cui la fiducia ritrovata può tornare rapidamente in discussione, almeno finché il tema della sostenibilità della spesa non si chiarisce.
Il quadro tecnico
Calcolati sulla chiusura di mercoledì con il metodo dei pivot point classici, i livelli da monitorare sono una resistenza a 152,53 dollari e un supporto a 132,48: il prezzo si muove ancora in una fascia ampia rispetto a entrambi. Anche l’RSI a 14 sedute, un indicatore che misura la forza recente degli acquisti su una scala da 0 a 100, è a quota 57,6: una zona intermedia, né ipercomprato né ipervenduto, con un segnale di lieve recupero rispetto al prezzo. Il titolo resta invece sotto la sua media mobile a 200 sedute, a 158,43 dollari: è la soglia che separa, sul grafico, il rimbalzo delle ultime settimane da un cambio di tendenza più duraturo. La volatilità resta comunque alta, con un’escursione media giornaliera pari a circa il 5% del prezzo.
Su base settimanale il titolo guadagna ancora quasi il 12%, ma il rendimento a un anno resta negativo per circa il 48%: un dato diverso, e peggiore, del semplice confronto con il massimo delle ultime 52 settimane, fissato a 287,19 dollari e raccontato in questo articolo di Money.it sul lungo ribasso di Oracle dai massimi del 2025. Per questo una sola seduta di rialzo, per quanto ampia, non basta a cambiare la lettura di fondo: la verifica vera arriverà con l’esecuzione del piano, trimestre dopo trimestre.
Il mercato oscilla così tra l’entusiasmo per la strategia annunciata ieri e il timore per quanto costerà metterla in pratica: basta una notizia sui costi dell’intelligenza artificiale, anche se riguarda un’altra società, per far tornare tutto in discussione.
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