Wall Street resta vicina ai massimi e il dibattito tra gli operatori riguarda soprattutto le valutazioni, che secondo una parte degli analisti hanno superato quanto giustificato dagli utili attesi. I principali indici americani continuano comunque a segnare minimi e massimi crescenti.
Non tutti i titoli hanno partecipato al rialzo. Comcast, Home Depot, Nike, PayPal e Walt Disney hanno chiuso l’ultimo anno in controtendenza rispetto al mercato, e lo stesso vale per Oracle, che nel 2026 è diventata uno dei peggiori titoli tecnologici dell’S&P 500.
Oracle, dal boom del 2025 alla discesa del 2026, le cause e le previsioni degli analisti
Nel 2025 Oracle è salita da un minimo di 116,42 dollari a un massimo di 340,56 dollari, con un’escursione del 192,5%, per poi chiudere dicembre a 192,34 dollari.
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Alla chiusura del 23 ottobre 2026 il titolo quotava intorno a 126 dollari, in calo di circa il 63% dai massimi del 2025 e del 34,4% da inizio anno. Dal 1° gennaio 2025 la perdita è di circa il 23,4%, mentre l’S&P 500 nello stesso periodo ha guadagnato circa il 29,1%.
Chi ha comprato sui massimi e ha poi mediato il prezzo acquistando lo stesso numero di azioni a fine 2025 ha oggi un prezzo medio di carico di 266,45 dollari e una perdita del 52,7%. Per tornare in pari il titolo dovrebbe salire del 111,5%, per rivedere i massimi del 2025 di oltre il 170%. Su una posizione concentrata in un solo titolo, la media al ribasso ha aumentato l’esposizione proprio mentre le prospettive della società venivano riviste.
Il rialzo del 2025 era stato sostenuto dall’intelligenza artificiale, con l’espansione di Oracle Cloud Infrastructure, gli accordi con OpenAI e la partecipazione al progetto Stargate. A settembre 2025 la società aveva comunicato impegni contrattuali non ancora contabilizzati come ricavi per circa 455 miliardi di dollari, il 359% in più rispetto a un anno prima.
Gli investimenti in conto capitale sono passati da 21,2 miliardi di dollari nell’esercizio fiscale 2025 a 55,7 miliardi nel 2026 e il flusso di cassa libero è diventato negativo per circa 23,7 miliardi. Sul titolo hanno pesato anche l’aumento del debito, la dipendenza di una parte rilevante dei contratti da pochi grandi clienti e le valutazioni raggiunte nel 2025.
Secondo i dati di MarketBeat aggiornati al 23 ottobre 2026, dei 46 analisti che seguono Oracle 36 hanno un giudizio positivo, 9 neutrale e uno negativo. Il prezzo obiettivo medio a dodici mesi è di 248,75 dollari, quasi il doppio della quotazione attuale.
Goldman Sachs ha confermato Buy ma ha tagliato il target da 240 a 206 dollari. Cantor Fitzgerald indica 284 dollari, Mizuho 320. Tra la stima più bassa e quella più alta ci sono 114 dollari, quasi quanto vale oggi un’azione Oracle.
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Oracle, cosa dice l’analisi grafica? Supporti, resistenze e tendenza
Per l’analisi usiamo la media mobile esponenziale a 9 periodi e la semplice a 21 periodi.
Sul grafico trimestrale i prezzi poggiano sulla media esponenziale a 9 periodi e restano sotto la semplice a 21, ma la media a 9 è ancora sopra quella a 21, come sul grafico annuale.
Mensile, settimanale e giornaliero mostrano invece minimi e massimi decrescenti. Sul mensile la media esponenziale a 9 periodi ha incrociato al ribasso la semplice a 21.
La prima resistenza è a 170,07 dollari, massimo di settembre 2026. Il supporto più vicino è a 114,08 dollari, minimo di luglio 2026 rilevante anche sul settimanale, il successivo a 95,80 dollari, minimo di dicembre 2023.
Con i criteri che adottiamo, un primo segnale di inversione arriverebbe solo con il superamento di 170,07 dollari seguito da nuovi minimi e massimi crescenti. Fino ad allora la tendenza ribassista su giornaliero, settimanale e mensile resta valida.
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