Da ONG e NPL il passo può essere breve. E Parigi che alza il livello di scontro, lo sa

Mauro Bottarelli

10 Novembre 2022 - 14:33

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La Francia apre di fatto una crisi diplomatica con l’Italia sui migranti. Ma dietro ai barconi, ci sono interessi che gravitano attorno al sistema bancario. E la bomba Superbonus che sta ticchettando

Da ONG e NPL il passo può essere breve. E Parigi che alza il livello di scontro, lo sa

Viene da chiedersi a cosa staremmo assistendo, se Roma e Parigi non avessero siglato il Patto del Quirinale. Probabilmente, a truppe schierate al Monginevro e Ventimiglia. Perché quando l’Eliseo alza a tal punto l’asticella della crisi diplomatica da stracciare l’accordo di ricollocamento dei migranti con l’Italia, il passo successivo solitamente è la convocazione degli ambasciatori. A quel punto, rottura.

E occorre essere onesti fino al cinismo, fin da subito. In tutta questa tensione bilaterale, la crisi dei migranti rappresenta un casus belli che in realtà assume i contorni dell’alibi. Quei migranti sballottati fra Catania e Tolone sono il corrispettivo della pallina in una partita di ping pong. Un mezzo, uno strumento. La Francia sa che in questo momento, l’Italia è come una preda che mostra orgogliosa una corazza nuova di zecca ma, contemporaneamente, presenta troppi talloni d’Achille scoperti. E allora, forza la mano.

Per più di una ragione. In primis, l’Italia ha bisogno di alleati in Europa per la riforma del Patto di Stabilità . E l’unico soggetto sufficientemente importante da far pesare la propria voce ma non facente capo al fronte rigorista del Nord Europa, è proprio la Francia. Non a caso, Emmanuel Macron è stato approcciato con tutte le buone intenzioni da Giorgia Meloni durante la sua permanenza-lampo a Roma per l’iniziativa pacifista del Papa. Ma qualcosa deve essere andato storto. Forse incompatibilità personale o forse antipatia a pelle per chi fino a pochi mesi fa auspicava l’approdo all’Eliseo di Marine Le Pen. O forse un patto non scritto. Ma parallelo a quello del Quirinale. E con medesimi interlocutori. Forse.

Resta il fatto che nemmeno la visita europeo di Giancarlo Giorgetti in versione scolaro diligente rispetto a DEF e ratifica del MES pare aver sortito grossi risultati. Certo, lo spread è inchiodato a un livello di assoluta tranquillità ma solo perché un’altra francese dal suo ufficio di Francoforte sta continuando a vendere Bund e comprare BTP. Altrimenti, boom. E tutti lo sanno. Come tutti sanno che al centro della strategia francese c’è un morphing potenziale di obiettivi, una mutazione di acronimi: perché la crisi legata alle ONG può rapidamente mutare in crisi da NPL. Per le nostre banche. Una in testa, la stessa che ha portato a termine l’aumento di capitale necessario a resettare i bilanci e pagare gli esuberi ma che vede come secondo socio dopo il Tesoro, proprio la francese AXA. E che non tollererebbe scossoni.

E anche le pietre sanno che sempre transalpino sarà il tanto evocato cavaliere bianco che arriverà a salvare Siena. A prezzo di saldo e con i conti di Rocca Salimbeni tirati a lucido, a spese dei contribuenti italiani. E tutto può permettersi il Tesoro tranne che una crisi strutturale di MPS, proprio ora. Ma non basta. Perché in perfetta contemporanea con l’annuncio francese di strappo sulla questione dei ricollocamenti, ecco che una notizia apparentemente scollegata da questo contesto è gjunta a offuscare ulteriormente il clima della tenuta economica e creditizia del nostro Paese.

Abi e Ance, rispettivamente associazione bancaria e dei costruttori edili, hanno preso carta e penna e scritto una lettera congiunta al governo sul tema Superbonus, chiedendo una misura tempestiva e di carattere straordinario per «scongiurare al più presto una pesante crisi di liquidità per le imprese della filiera che rischia di condurle a gravi difficoltà. Nella missiva, le associazioni chiedono che l’esecutivo consenta agli intermediari di ampliare la propria capacità di acquisto utilizzando una parte dei debiti fiscali raccolti con gli F24, compensandoli con i crediti da bonus edilizi ceduti dalle imprese e acquisiti dagli intermediari.

Il tutto, a meno di 24 ore dall’improvviso e drastico stop di Poste Italiane alla cessione del credito legato proprio al Superbonus. E dall’allarme del ministro Giorgetti, a detta del quale i bonus edilizi stanno causando rilevanti maggiori oneri rispetto alle stime. L’incremento, sulla base delle informazioni al primo settembre, segnala uno scostamento complessivo di 37,8 miliardi sull’intero periodo di previsione. Insomma, si ode sempre meno in lontananza un ticchettio sinistro. Come il conto alla rovescio di un timer.

Seppur nessuno lo ammetta e Piazza Affari dissimuli ancora brillantemente le dinamiche sottostanti, il settore bancario italiano comincia a traballare di incertezza. E casualmente, la Francia parte lancia in resta. Sorge un dubbio, in tal senso: il prolungamento del reinvestimento titoli della Bce fino alla fine del 2023 non servirà mica a disinnescare il rischio BTP nei bilanci di banche e assicurazioni estere, mentre si opera cherry picking sul sistema bancario italiano?

Perché, se così fosse, al danno seguirebbe la beffa da ricorso al TPI - lo scudo anti-spread che equivale al commissariamento da Troika - di uno stop improvviso di quegli acquisti di BTP da parte dell’Eurotower. Non a caso, lo stesso ministro Giorgetti ha confermato la ratifica della riforma del MES. Ma sicuramente in ballo ci sono soltanto i diritti dei migranti e i principi cardine dello spirito europeo. Sicuramente.

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