Olimpiadi 2024, a Parigi l’ennesimo pugno allo sport

Lorenza Morello

1 Agosto 2024 - 11:55

Oggi, Angela Carini, 25 anni, 63kg per 171 cm, dovrà scegliere tra farsi picchiare da un uomo o rinunciare a un sogno lungo una vita.

Olimpiadi 2024, a Parigi l’ennesimo pugno allo sport

Nelle Olimpiadi meno sportive e più politicizzate della storia, tra poche ore andrà in onda l’ennesima offesa alle persone che ritengono che il buon senso sia ancora un valore e che praticarlo dovrebbe essere una disciplina olimpionica.

Alle 12.20 CET di oggi primo agosto, infatti, l’azzurra Carini salirà sul ring contro la pugile algerina Khelif (che poi la si voglia definire intersex, trans, transgender non cambia il fatto che fosse maschio alla nascita e quindi dotato di cromosomi xy). Il caso infiamma le cronache e le discussioni politiche da giorni. Politiche, appunto, ma non sportive né di buon senso. Ne’ tanto meno giuridiche.

Perché a ragionare secondo criteri sportivi, e di buon senso e di equità giuridica qualcuno mi dovrebbe spiegare perché in tutti gli sport, individuali o di gruppo, nessuno escluso, le categorie del genere sessuale di appartenenza determinano la suddivisione degli atleti. La competizione non è mai tra i due (o più, visto che sennò siamo “fascisti”) generi ma ogni genere si sfida all’interno del gruppo di appartenenza. L’unica eccezione è quella delle competizioni a coppie (si pensi per fare un esempio noto a tutti al doppio misto nel tennis) dove però, per equilibrare il gioco, un uomo gioca con una donna contro un’altra coppia parimenti composta.

E nessuno si è mai sognato di dire che c’è del sessismo nel fatto che le donne competano tra loro e idem gli uomini, perché è assodato che è l’unico modo per avere una competizione che non sia in partenza impari.

Degna anche di nota è la diatriba sulla quantità di testosterone (emersa perché sono cambiate le regole in corsa, ennesima questione politica contro i sedicenti amici di Putin il terribile) che determinerebbe la parità o la disparità tra le parti. Non c’è bisogno di essere un medico per sapere che la diversità tra un uomo e una donna non è data dal testosterone (ci sono donne che lo hanno molto alto) ma dai cromosomi. E quelli non cambiano anche se un individuo è in transizione (o qualsiasi altro termine si voglia utilizzare) tra un genere e l’altro.

Non è una carta di identità a cambiare la questione. E inoltre è più che sufficiente pensare alle diverse discipline giuridiche tra i diversi stati. In taluni si può ottenere una modifica anagrafica solo in base alla percezione temporale che uno ha di sé stesso. Ma tutto ciò è sempre -guarda caso- a discapito delle donne. Noti sono gli accadimenti di carcerati uomini che si sono fatti trasferire in carceri femminili perché si dichiaravano donne, con gli strascichi di violenza che ne sono conseguiti. Una donna che diventa uomo non chiede mai invece l’opposto. Ci sarà un motivo, no?

Nello sport, specie in quelli di impatto corporeo diretto e violento come la competizione di boxe che ci accingiamo a vedere, servono regole ferree (perché il diritto per essere giusto deve garantire a tutti le pari opportunità, al netto delle condizioni differenti) che permettano una competizione equa e leale.
E questa, con buona pace della Schlein, della Boldrini e di compagnia cantante, non lo è. Sono certa che dovessero esser loro sul ring ci penserebbero due volte.

Persino la Consulta si è espressa qualche giorno fa (espressa per modo di dire perché in realtà essendo molto politica, la questione ha poi semplicemente rimpallato al Parlamento) dicendo che far saltare la struttura binaria del nostro ordinamento giuridico fa saltare (specie in Italia) tutto l’impianto sociale. Ma questo, pur non indossando l’ermellino, lo sostengo da anni.
E poi c’è un’ ultima, ma non per importanza, questione che chiunque abbia praticato sport a livello agonistico o amatoriale ha ben chiaro.
Per ogni atleta, le Olimpiadi sono il momento più importante della vita.

Un giovane che comincia a praticare uno sport lo fa sognando, nel segreto della sua cameretta, di arrivare lì, un giorno.
Soprattutto per coloro che praticano sport «minori», non pompati da stampa e tv come calcio e simili, quelle due settimane ogni 4 anni rappresentano una vetrina ineguagliabile, l’occasione di raccogliere i frutti di anni di lavoro e sacrifici, di rappresentare la propria Nazione e di provare a realizzare un sogno.
Oggi, Angela Carini, 25 anni, 63kg per 171 cm, dovrà scegliere tra farsi picchiare da un uomo o rinunciare a un sogno lungo una vita.
E per i benpensanti tutto questo è normale.