O le ami o le odi. Con le sue statuette questa società fattura oltre €100 milioni

Claudia Cervi

19 Aprile 2026 - 14:20

Oltre 100 milioni di fatturato e il 70% dei ricavi generato da 1,5 milioni di clienti fissi. Ecco come Thun continua a crescere anche nel 2025 (+5% nei primi mesi).

O le ami o le odi. Con le sue statuette questa società fattura oltre €100 milioni

Da 80 anni Thun fa quello che oggi molti brand stanno provando a replicare: trasformare un oggetto in un fenomeno da collezione. Solo che lo ha fatto molto prima delle Labubu, delle blind box e dei post virali su Instagram e TikTok.

Thun ha costruito il suo successo lontano dagli algoritmi dei social, con un modello più lento e radicato, fatto di relazione e continuità. E i numeri lo confermano: l’azienda altoatesina fattura oltre 100 milioni di euro dal 2019. Ma il dato più interessante è un altro.

Perché gran parte di quei ricavi arriva sempre dalle stesse persone. Clienti che tornano, collezionano, partecipano. Una base fedelissima che nel tempo è diventata il vero motore del business.

Il caso Thun è diverso dagli altri. Non tanto per ciò che vende, ma per il modo in cui riesce a trasformare un legame in fatturato.

Quanto fattura Thun e da dove arrivano i ricavi

Il fatturato di Thun è stabilmente superiore ai 100 milioni di euro da anni, una soglia superata già dal 2019 e mantenuta anche in un contesto non semplice per il retail fisico, soprattutto se si considera la natura del prodotto: oggetti decorativi, non essenziali, capaci però di generare acquisti ricorrenti nel tempo.

Il 2024 si è chiuso con un fatturato di 102,7 milioni di euro e i primi nove mesi del 2025 hanno visto un incremento del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La spinta arriva innanzitutto dal retail diretto, che registra un aumento del 3,5% a parità di perimetro, grazie al focus sull’esperienza d’acquisto e sulla presenza sul territorio. Oggi il brand conta circa 250 negozi monomarca e ha già annunciato un piano di espansione con dieci nuove aperture nei prossimi dodici mesi, che puntano a rafforzare ulteriormente la visibilità in Italia e in Europa.

Accanto al canale fisico, Thun sta allargando il business attraverso collaborazioni B2B con realtà come Bauli, Barilla, Siretessile e Modecor. Partnership che permettono al brand di entrare in nuovi ambiti, dal regalo aziendale al co-branding, portando le sue creazioni anche fuori dal mondo della ceramica pura.

Questi numeri però non si spiegano solo con il tipo di prodotto e i canali di vendita. C’è una strategia che resta centrale e che rende sempre i ricavi meno episodici e più prevedibili nel tempo.

Il vero motore del business: fidelizzazione e community

Allora qual è il segreto dietro a un fatturato stabilmente superiore a 100 milioni di euro? Non sono solo le statuette ideate da Lene Thun nel 1946, né l’evoluzione dell’azienda fondata con il marito Otmar fino a diventare una S.p.A. nel 1992.

Il vero segreto sono le persone che comprano. Un milione e mezzo di iscritti al programma fedeltà, che genera circa il 70% del fatturato. E il Thun Club, tra i più grandi in Italia, rafforza il senso di appartenenza e trasforma il collezionismo in esperienza condivisa, tra raduni, eventi e collezioni dedicate. È il tipo di relazione che si crea con il cliente a fare la differenza. Un rapporto che trasforma un acquisto occasionale in un’abitudine che si costruisce nel tempo. E che diventa fatturato stabile.

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