Nvidia è cresciuta del 47.000% dal 2001. E il prossimo ciclo dell’AI potrebbe regalare un’altra storia simile

Tommaso Scarpellini

9 Giugno 2026 - 07:04

Sappiamo tutti la storia di NVDA. Quello che non sappiamo ancora è quanto ancora questo mercato abbia da darci, e sopratutto su quali titoli.

Nvidia è cresciuta del 47.000% dal 2001. E il prossimo ciclo dell’AI potrebbe regalare un’altra storia simile

C’è un’azienda che ha trasformato $10.000 in quasi $5 milioni in poco più di vent’anni. Non è una leggenda metropolitana: è la storia documentata di Nvidia, il produttore di chip grafico diventato simbolo della rivoluzione dell’intelligenza artificiale.

Eppure la domanda più interessante non riguarda il passato. Riguarda ciò che potrebbe accadere nel prossimo ciclo tecnologico, e quali aziende potrebbero beneficiarne in modo strutturale.

Chi ha vissuto il 2000, il 2008 o il 2022 sa che ogni narrativa di crescita porta con sé una controparte che spesso si manifesta nel momento meno atteso.

Il caso Nvidia: una lezione di pazienza e posizionamento ciclico

La crescita del 47.000% registrata da Nvidia tra il 2001 e oggi non è stata lineare. Chi ha acquistato azioni nel 2001 ha attraversato crolli del 70%, lateralizzazioni di anni interi, e almeno tre momenti in cui la tesi d’investimento sembrava completamente compromessa. Il rendimento finale non riflette un percorso semplice: riflette la capacità di rimanere posizionati attraverso cicli avversi, o la fortuna di essere entrati nei momenti giusti.

Questa distinzione non è semantica. Per un investitore retail che gestisce il proprio capitale con un orizzonte di vita reale, il drawdown conta quanto il rendimento finale. Un calo del 70% richiede un successivo +233% solo per tornare al punto di partenza.

Analisi ciclica: cosa potrebbe distinguere la prossima ondata

L’analisi ciclica applicata al settore tecnologico suggerisce che i grandi cicli di adozione si sviluppano in fasi distinte. La prima fase, quella dell’infrastruttura, tende a premiare i produttori di componenti fisici: chip, server, data center. Nvidia ha dominato questa fase con i suoi processori grafici, diventati il motore computazionale dell’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale.

La seconda fase potrebbe riguardare i produttori di software applicativo e le piattaforme che monetizzano l’IA a livello di servizio. La terza, storicamente la più difficile da anticipare, riguarda le aziende che integrano queste tecnologie nei processi produttivi reali, spesso in settori tradizionali come l’energia, la difesa, il manifatturiero o la logistica.

In questo contesto, alcune realtà europee potrebbero trovarsi in una posizione interessante. STMicroelectronics, ad esempio, opera nel segmento dei semiconduttori con un’esposizione significativa ai mercati automotive e industriale, settori in cui l’integrazione dell’IA nei sistemi embedded sembrerebbe destinata ad accelerare. Non si tratta di un confronto diretto con Nvidia, né sarebbe corretto proporlo: le scale, i margini e i mercati di riferimento sono profondamente diversi. Ma il principio ciclico che ha premiato i produttori di hardware nella prima fase dell’IA potrebbe, in teoria, riverberarsi su scala ridotta anche su altri operatori del comparto.

Il contesto macro: tassi, obbligazioni e la logica del rischio

Qualsiasi riflessione su investimenti azionari ad alto potenziale di crescita non può prescindere dal contesto macroeconomico in cui si inserisce.

Il ciclo dei tassi iniziato nel 2022 ha cambiato questa geometria. Con i BTP decennali che hanno offerto rendimenti tornati intorno al 3,5%/4%, la logica del rischio si è riequilibrata. Allocare capitale su titoli azionari ad alta volatilità, come quelli tecnologici a lunga duration, comporta oggi un costo opportunità reale rispetto a strumenti a reddito fisso che, per molti profili di rischio, potrebbero rappresentare una base più solida di portafoglio.

Questo non significa che l’azionario tecnologico non abbia spazio in un’allocazione razionale. Significa che il dimensionamento della posizione, la gestione del rischio e l’orizzonte temporale dichiarato dovrebbero essere coerenti con la natura strutturalmente volatile di questi strumenti.

Valutazioni e narrativa: il rischio della storia bella

Uno degli elementi più sottovalutati nell’investimento in aziende tecnologiche ad alta crescita è il rischio narrativo. Nvidia vale oggi, a seconda del momento di lettura, tra $2.000 e $3.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. I multipli di valutazione incorporano scenari di crescita che si estendono per anni, e qualsiasi delusione rispetto a queste aspettative potrebbe tradursi in correzioni significative, indipendentemente dalla qualità del business sottostante.

Chi cerca il prossimo Nvidia dovrebbe chiedersi non solo «questa azienda crescerà?» ma «questa azienda crescerà quanto il mercato si aspetta, e nei tempi in cui il mercato se lo aspetta?». Sono domande diverse, e la seconda è molto più difficile a cui rispondere.

Il rischio di entrare in una buona azienda al momento sbagliato, a una valutazione che incorpora già tutta la crescita futura attesa, è uno dei pattern più ricorrenti nella storia dei mercati finanziari. È accaduto con le dot-com nel 2000, con i titoli solari nel 2007, e potrebbe accadere con alcune componenti del comparto IA oggi.

La storia di Nvidia è reale, documentata e per certi versi straordinaria. Ma ogni storia di questo tipo nasconde al proprio interno anni di volatilità, incertezza e momenti in cui la narrativa sembrava essersi interrotta. Chi si avvicina al prossimo ciclo dell’intelligenza artificiale con entusiasmo farebbe bene a portare con sé anche quella memoria, non per rinunciare alle opportunità, ma per non confondere una buona storia con una garanzia.

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