Milan e Inter hanno presentato al Castello Sforzesco il progetto per il nuovo “Generali Stadium”. Sarà pronto per il 2031.
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San Siro cambia nome prima ancora di nascere. Al Castello Sforzesco, Milan e Inter hanno presentato ieri (29 ottobre) il progetto del nuovo stadio e annunciato che si chiamerà Generali Stadium. La compagnia assicurativa triestina ha acquistato i naming rights dell’impianto che dalla stagione 2031/32 prenderà il posto del Meazza, lo stadio che ha visto passare campioni come Rivera, Zanetti e Ibrahimović. Dopo anni di rinvii, vincoli e discussioni infinite, il Comune ha venduto il “Meazza” e le aree intorno ai due club, che ora affrontano l’investimento più grande della loro storia: un’operazione stimata in 2,3 miliardi di euro, di cui oltre 700 milioni per il solo stadio.
Ma chi metterà sul piatto una cifra così enorme? Milan e Inter non possono sostenere la spesa senza compromettere i bilanci. Per questo la partita si è spostata dal campo alla finanza internazionale. Le grandi banche sono già entrate nell’operazione, che dovrà ripagarsi con i ricavi del nuovo stadio: skybox di lusso, oltre 13mila posti premium tra hospitality e settori corporate, sponsorizzazioni, biglietti e ora un contratto di naming che, secondo Il Sole 24 Ore, vale 650 milioni di euro in 25 anni.
Chi metterà i soldi per il nuovo San Siro
Il primo scoglio è stato superato un anno fa. Il 5 novembre 2025 Milan e Inter hanno firmato il rogito per il Meazza e le aree circostanti, al prezzo di 197,08 milioni di euro più IVA, pari a 175 milioni al netto delle detrazioni. La firma è arrivata in tempo: dal 10 novembre la Soprintendenza avrebbe fatto scattare il vincolo sul secondo anello, bloccando di fatto l’abbattimento e quindi l’intero progetto. Il 6 ottobre 2026 il TAR della Lombardia ha respinto o dichiarato inammissibili i cinque ricorsi di cittadini e associazioni contro la vendita. Resta invece aperta l’inchiesta della Procura di Milano per ipotesi di turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio, nata proprio nei giorni del rogito di San Siro e dell’indagine per turbativa d’asta.
Il nuovo stadio sorgerà accanto al Meazza, con un’altezza di circa 52 metri e una capienza di 71.500 posti, contro gli 80mila circa dell’impianto attuale. Lo schema finanziario ricalca quello usato in altre grandi opere sportive: il project financing. I club hanno creato una società ad hoc, Stadio San Siro Spa, controllata al 50% da ciascuno, che gestisce i soldi, i lavori e, in futuro, i ricavi dello stadio. Le spese saranno coperte con capitale proprio delle proprietà, RedBird per il Milan e Oaktree per l’Inter, e con debito bancario, attraverso prestiti a lungo termine o bond da rimborsare con gli incassi del nuovo impianto.
Tutti i numeri del finanziamento
Per l’acquisto del Meazza e le attività preliminari, Stadio San Siro Spa ha già ottenuto un primo finanziamento da 354 milioni di euro, coordinato da Goldman Sachs e J.P. Morgan insieme a Banco BPM e BPER Banca. Nel pool figurano anche Morgan Stanley e la giapponese MUFG. Il tasso è pari all’Euribor più un margine del 2% e una delle linee di credito, da 205 milioni, è destinata allo sviluppo dell’area e alla progettazione. Il grosso del debito servirà però per il cantiere vero e proprio.
Queste le principali voci di spesa stimate dalla Gazzetta dello Sport:
- 708 milioni per la costruzione dello stadio;
- 175 milioni per l’acquisto del Meazza e delle aree;
- 99 milioni di spese di progettazione;
- quasi 60 milioni per la ricostruzione del tunnel Patroclo;
- 15 milioni per la messa in sicurezza del cantiere accanto al vecchio stadio e 6 milioni per i collaudi;
- 115 milioni per la demolizione del Meazza;
- 371 milioni per la riqualificazione dell’area e il comparto commerciale.
Contando tutte le opere collegate, il conto finale sale a circa 2,3 miliardi. Secondo il comunicato ufficiale dei club, i lavori partiranno nel 2028 e la prima partita si giocherà nella stagione 2031/32, sempre che arrivino tutte le autorizzazioni. Lo stadio dovrà essere pronto anche per gli Europei del 2032. Solo dopo inizierà l’abbattimento del Meazza: circa due anni di lavori e 126mila metri cubi di macerie, con una piccola parte dei vecchi settori lasciata in piedi. La rigenerazione dell’intera area, 281.000 metri quadrati tra spazi pubblici, verde, negozi e intrattenimento, dovrebbe chiudersi entro il 2036.
Il peso del naming rights Generali
Il contratto con Generali, che sarà anche Official Insurance Partner di entrambi i club, è il primo grande ricavo certo del progetto. Il comunicato ufficiale lo definisce uno dei maggiori accordi di naming rights per stadi nello sport mondiale, senza indicarne valore e durata. Le cifre riportate dal Sole 24 Ore e da Calcio e Finanza parlano di 650 milioni in 25 anni: in media 26 milioni l’anno, cioè circa 13 milioni per club. Per fare un confronto, l’accordo tra Juventus e Allianz vale 103,1 milioni per il periodo luglio 2023-giugno 2030, ma include anche altri diritti commerciali oltre al nome dello stadio. Nelle competizioni UEFA, come già accade per l’Allianz Stadium, il nome dello sponsor potrà essere soggetto a limitazioni.
La presentazione non ha convinto tutti. Fuori dal Castello Sforzesco la Curva Nord interista ha protestato contro l’addio al Meazza e Gianni Rivera, storico capitano rossonero, ha criticato su Repubblica sia il progetto sia il nome scelto.
Il nodo resta la sostenibilità. Da un lato, le società non possono caricarsi di un debito ingestibile. Dall’altro, l’investimento deve garantire ritorni concreti. Nella stagione 2024/25 Inter e Milan hanno incassato dallo stadio circa 98 e 61 milioni di euro, meno di 160 milioni in due, mentre il Real Madrid al nuovo Bernabéu è arrivato a 222 milioni. Il piano dei club prevede 120 milioni di ricavi in più all’anno, 60 a testa: 80 milioni dallo stadio e 40 dalle attività commerciali dell’area. È con questi incassi, insieme agli introiti della Champions League, che dovrà essere ripagato il maxi-prestito.
Articolo revisionato da Emanuele Di Baldo il
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