Nord Stream: altre (pessime) notizie dalle indagini internazionali

Raphael Raduzzi

28/02/2024

Dopo la Svezia anche la Danimarca archivia l’inchiesta penale. Si troverà mai un resposabile al sabotaggio dei gasdotti Nord Stream? Solo in un paese europeo l’indagine prosegue.

Nord Stream: altre (pessime) notizie dalle indagini internazionali

Appena un paio di settimane fa proprio dalle colonne di Money.it commentavamo l’incresciosa notizia della chiusura delle indagini sul sabotaggio dei gasdotti Nord Stream da parte delle autorità svedesi, riportando la possibilità di novità a stretto giro da parte delle indagini danesi.

Purtroppo, le notizie ci sono stato ma sono tutt’altro che edificanti. Proprio in questi giorni, infatti, anche la polizia di Copenaghen ha deciso di archiviare l’indagine penale sulla distruzione dei due gasdotti.

Il tutto viene riportato da Politiken, testata danese che cita direttamente fonti delle forze dell’ordine danesi. Anche in questo caso, nonostante le esplosioni siano avvenute solo a qualche chilometro al largo dell’isola danese di Bornholm e quindi di fatto nella zona economica esclusiva danese, trattandosi di acque internazionali, l’autorità ha chiuso le indagini.
Non dopo aver accertato che vi sia stato letteralmente “un sabotaggio deliberato contro i gasdotti”. In sostanza, si accerta che vi sia stato un sabotaggio ad un’opera strategica, avvenuto nella zona esclusiva danese, che ha ovviamente causato danni multimiliardari a tutta l’industria europea, inclusa appunto quella danese; eppure, non vi sarebbero i presupposti per un’indagine penale. Ponzio Pilato era forse meno ignavo.

Il quadro è davvero desolante anche per via di tutta la propaganda occidentale fatta sull’auto-sabotaggio russo (dato che il gasdotto era stato costruito in partnership con la Germania) appena dopo le esplosioni. Se davvero si era certi delle responsabilità russe perché i paesi coinvolti stanno via via archiviando le indagini? E perché i principali media – specialmente nel nostro paese – stanno dedicando a queste novità poco più di un trafiletto?

Il segreto di pulcinella pare ormai evidente: dal giornalista d’inchiesta e già premio Pulitzer Seymour Hersh agli articoli apparsi sul Washington Post il coinvolgimento diretto o indiretto degli USA nel sabotaggio dei due gasdotti sembra evidente. E ovviamente si concilia con la chiusura frettolosa dell’indagine che riguarda un’infrastruttura costata oltre 20 miliardi di euro e con una capacità trasporto di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno; mettere nero su bianco in una sentenza il coinvolgimento statunitense sarebbe forse troppo imbarazzante. Ma dimostrerebbe un minimo di spina dorsale da parte degli stati europei coinvolti.

A questo proposito rimane quindi in piedi solo l’indagine tedesca. Che non può utilizzare la scusa del mancato interesse nazionale dato che la società di gestione del Nord Stream e(ra) una società di diritto tedesco. Saranno quindi i tedeschi a dimostrare un briciolo di dignità europea? Oppure anche lo stato più coinvolto – sul piano geopolitico, economico e finanziario – per ragion di stato archivierà definitivamente la ricerca della verità su uno degli episodi che sicuramente segneranno la storia del prossimo decennio?

Su questo non possiamo sbilanciarci ma sicuramente continueremo a seguire e vigilare sulla vicenda sulle pagine di Money.it, poiché almeno i cittadini possano misurare la capacità dei governi europei a difendere i loro interessi.