La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina e, più in generale, la lenta ascesa di Paesi che ambiscono a diventare piccole potenze globali: questi tre fattori hanno acceso i riflettori sul futuro del dollaro Usa e sulla possibile dedollarizzazione.
Certo, il sistema attuale è ancora saldamente dominato dal biglietto verde, che rappresenta circa il 90% di tutto il commercio valutario del pianeta. Se fino a pochi anni fa quasi il 100% degli scambi petroliferi veniva effettuato in dollari, nel 2023 un quinto degli stessi scambi sarebbe però stato realizzando facendo affidamento a valute diverse.
Merito del graduale rosicchiamento dei Paesi Brics, inizialmente formati da Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, che stanno cercando di istituire una nuova valuta di riserva sostenuta da un paniere delle rispettive monete nazionali. Ma perché fare un passo simile?
Le ragioni sono molteplici e in parte sintetizzate in apertura dell’articolo che state leggendo. Detto altrimenti, il resto del mondo intende perseguire i propri interessi economici riducendo la loro dipendenza dal dollaro e dall’euro. Al momento non sappiamo quando prenderà forma il progetto dei Brics, anche se, durante il 14esimo vertice BRICS tenutosi a metà del 2022, il presidente russo Vladimir Putin aveva dichiarato che il gruppo intendeva emettere una “nuova valuta di riserva globale.
Nel frattempo altri Stati hanno aderito al club - Etiopia, Egitto, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti - aggiungendo ulteriore peso specifico all’idea condivisa da nazioni tra loro, e almeno sulla carta, completamente diverse.
A che punto è il progetto di una valuta BRICS
C’è chi ipotizza che il prossimo autunno sarà decisivo per capire quando (e se) potrebbe decollare il progetto di moneta unica dei BRICS. A spingere per questa opzione non troviamo soltanto la Cina, grande rivela strategica degli Stati Uniti, e la Russia, travolta dalle sanzioni del blocco occidentale; in lizza troviamo nazioni e Stati – anche al di fuori del club BRICS – che intendono smarcarsi da qualsiasi tipo di coercizione economica da parte di Washington (leggi, ad esempio, Iran).
Negli ultimi mesi ha così (ri)preso piede l’ipotesi di R5, fantomatica valuta unica che incarnerebbe le iniziali delle cinque valute del nucleo iniziale dei BRICS (real brasiliano, rublo russo, rupia indiana, renminbi cinese e rand sudafricano). Ricordiamo che l’ambasciatore dei BRICS del Sud Africa, Anil Sooklal, aveva sottolineato come almeno 40 Paesi abbiano espresso interesse ad aderire al gruppo.
Perché, allora, non ci sono ancora stati sviluppi rilevanti? Già questa primavera il viceministro degli Esteri russo, Sergej Ryabkov, aveva lasciato intendere non pochi ostacoli: “La sua attuazione (della moneta unica dei BRICS ndr) comporta, tra le altre cose, aspetti come la creazione di un unico centro di emissione, la creazione di una Banca Centrale che fissa un tasso di sconto comune, la possibilità delle banche dei Paesi membri di chiedere prestiti alla Banca Centrale”.
Differenze e affinità
Non meno importante è l’affinità che lega i membri BRICS. Tutti i membri del gruppo vorrebbero un ordine mondiale economico diverso da quello attuale, percepito a trazione occidentale e lontano dagli interessi dei Paesi in via di sviluppo e dal resto del pianeta che non corrisponda a Stati Uniti ed Europa. Allo stesso tempo ciascun membro presenta istanze geopolitiche e condizioni di fondo troppo diverse tra loro.
Vari analisti ipotizzano inoltre che una valuta BRICS possa aumentare la dipendenza dei membri non cinesi dallo yuan. Non mancano, poi, divisioni interne. Quando, ad esempio, nell’ottobre 2023 la Russia aveva chiesto all’India di pagare il petrolio in yuan, Delhi si è rifiutata di utilizzare qualcosa di diverso che non fosse il dollaro statunitense o la rupia.
In ogni caso i Paesi BRICS, pur non avendo ancora una propria valuta digitale specifica, starebbero lavorando ad un sistema di pagamento basato su blockchain BRICS. Conosciuta come piattaforma di pagamento multilaterale BRICS Bridge, collegherebbe i membri i sistemi finanziari dei Paesi che utilizzano gateway di pagamento per i regolamenti nelle valute digitali delle banche centrali. Work in progress.