Ecco perché parlare di crisi finanziaria non ha senso

Tommaso Scarpellini

20 Marzo 2025 - 12:27

Mercati in calo, pessimismo diffuso, ma gli indicatori economici raccontano un’altra storia. Ecco perché parlare di crisi finanziaria oggi potrebbe non avere ancora molto senso.

Ecco perché parlare di crisi finanziaria non ha senso

Da ormai un mese non si sente parlare d’altro: crisi, crollo, bear market e altri scenari pessimistici che potrebbero concretizzarsi nel 2025 e, chissà, anche negli anni successivi.

La paura dei dazi, dei tassi alti e delle previsioni di recessione stanno letteralmente bruciando ogni giorno miliardi di dollari di capitalizzazione in Borsa, accumulati negli ultimi anni di crescita. Ma se non in ottica prospettica, al momento nessun indicatore ha mostrato la contrazione che molti pronosticano.

Immaginate una una stanza piena di persone in preda al panico che urlano: «Lo sapevo, sta per accadere, ve lo avevo detto!». Ora, immaginate di trovarvi in quella stanza, aver chiesto a tutti di fare silenzio, e di domandare con tono gentile, «Ma davvero l’economia sta andando così tanto male?» Ecco la risposta che ricevereste.

Il sentiment di mercato: pessimismo ai massimi livelli

Un ribasso del 10% nel mercato è bastato per far crollare la fiducia e l’ottimismo degli investitori. L’Investors Intelligence Sentiment Survey ha registrato un calo record, non si vedeva una volatilità di questo tipo su questo indicatore dal 1988, mentre il CNN Fear & Greed Index rimane ancorato alla zona di «Extreme Fear». Alcuni leggono questi indicatori come preludio a ulteriori ribassi, altri invece come segnali contrari, interpretandoli come opportunità d’acquisto.

Ma senza prendere una posizione netta, analizziamo i dati oggettivamente: come sta andando l’economia ad oggi? Per rispondere può essere interessante interetare i dati concreti provenienti dalle 3 macro-categorie che compongono tipicamente un sistema economico: famiglie, imprese e stato.

La forza delle famiglie: un pilastro stabile

Un sistema economico è formato da tante piccole economie, con il cuore pulsante rappresentato dalle famiglie e dai consumatori retail. Se vogliamo valutare il reale stato di benessere di un sistema economico, dobbiamo partire proprio da loro.

Guardando agli Stati Uniti, considerati il barometro principale per i mercati globali, emerge un dato interessante: il rapporto tra il net worth delle famiglie e il disposable personal income è ai massimi storici, come confermato da recenti dati della Federal Reserve. Ciò significa che, nonostante i timori, le famiglie non si trovano in una condizione di forte vulnerabilità.

Anche l’indicatore HH liquidity % national income - RHS, che misura la liquidità disponibile rispetto al reddito nazionale, si trova vicino ai massimi del 2020, e comunque su livelli più alti rispetto decennio. Questo suggerisce una forte stabilità finanziaria.

Il rapporto asset/liability, che confronta il valore degli asset con quello delle passività, conferma ulteriormente la solidità delle famiglie americane. Il minimo storico è stato toccato nel 2008 dopo 20 anni di deterioramento del rapporto, con tassi d’interesse alti e un eccesso di debito. Oggi, invece, siamo ai massimi dal 2000. Anche qualora questo rapporto dovesse peggiorare, sarebbe necessario un lungo periodo di deterioramento prima di arrivare a una vera crisi.

A conferma di ciò, il credit revolving delle famiglie statunitensi rimane su livelli minimi, segno che non esiste un peso finanziario tale da giustificare un drastico crollo dei consumi. In altre parole, non ci sono i presupposti per una «grande depressione», ma neanche per una crisi finanziaria, ad oggi.

Il mondo aziendale: le aspettative restano solide

Le imprese rappresentano il livello successivo della catena economica e costituiscono il cuore pulsante della Borsa. Al momento, non si registra una contrazione drastica delle aspettative sugli Earnings Per Share (EPS), ovvero gli utili per azione. Secondo i dati FactSet, rispetto ai massimi di agosto 2024, le previsioni sugli EPS si sono ridotte di quasi il 40%, ma rimangono comunque in linea con la media di crescita decennale del 15% CAGR.

Se le aziende continuano a generare utili, perché dovremmo aspettarci un crollo della Borsa? Perché un investitore dovrebbe vendere un’attività che rende il 15% di utile all’anno? Non avrebbe senso.

La macroeconomia: dove sta il problema?

A livello macroeconomico, invece, effettivamente qualcosa è cambiato rispetto agli ultimi 20 anni. L’inflazione è sopra il 2%, giustificando EPS più alti nel settore corporate. I tassi d’interesse sono più elevati rispetto alla media dell’ultimo decennio (ad esempio, l’Euribor è sopra il 2,4% in Europa). Tuttavia, entrambi questi indicatori sono in calo da due anni.

Nel 2024, il PIL degli Stati Uniti ha registrato una crescita del 2%, mentre il tasso di disoccupazione si attesta su valori minimi, attorno al 4%. Non emergono dunque segnali di un’imminente recessione.

Le paure dei mercati: aspettative vs realtà

Quindi, se la situazione economica è solida, perché i mercati sono in crisi? Il problema non è nei dati reali, ma nelle aspettative.

Le incertezze derivano principalmente da fattori come l’eventuale aumento dei dazi da parte di Donald Trump, che potrebbe contrarre il PIL globale, e la difficoltà delle banche centrali nel bilanciare tassi e inflazione. Tuttavia, ciò che molti ignorano è che questi eventi sono solo previsioni, non certezze.

Le aspettative possono cambiare velocemente: bastano pochi dati positivi o una stagione degli utili migliore del previsto per ribaltare completamente il sentiment di mercato.

Non gridiamo «al lupo» senza motivo

La realtà dei fatti dimostra che, al momento, non c’è alcuna crisi finanziaria in corso. Gli indicatori economici sono solidi, il debito delle famiglie non è fuori controllo, le aziende continuano a generare utili e la crescita economica rimane positiva.

Il panico nasce dalla paura dell’ignoto, ma non è supportato da dati concreti. Prima di parlare di «grande depressione», forse è il caso di guardare ai numeri e chiedersi: «Ma sta davvero accadendo qualcosa di così catastrofico?»