Nell’ultima intervista rilasciata a David Axelrod, ex consigliere senior della Casa Bianca, Barack Obama, ha suggerito una misura che ha destato preoccupazione e critiche.
L’ex presidente degli Stati Uniti ha proposto l’introduzione di un sistema basato sulle «impronte digitali» per combattere la disinformazione on line e distinguere tra notizie vere e fuorvianti per i consumatori.
Questa proposta rappresenta l’ennesimo tentativo di strumentalizzare la lotta alle fake news per introdurre misure liberticide, legittimando la censura.
L’intervista a The Axe Files
Durante una conversazione sul podcast «The Axe Files» su CNN Audio, ripreso anche da FoxNews, Obama ha sostenuto di essere stato di essere stato il presidente più registrato, filmato e fotografato nella storia. Secondo lui, i deepfake, ovvero immagini, audio o video manipolati digitalmente che sembrano autentici rappresentano un vero problema, e ha citato quelli su di lui che sono iniziati con una versione di se stesso che ballava e recitava «sporchi limerick» e altre attività simili.
L’intervista è avvenuta circa sei settimane dopo che la Fondazione Obama, nel Giorno della libertà di stampa, ha pubblicato un video dell’ex presidente che denunciava l’«ampia disinformazione» e parlava della necessità che i giornalisti creino «un ambiente informativo» a sostegno della democrazia.
Obama ha allarmato il pubblico sul fatto che la tecnologia dei deepfake è già ora disponibile e che il problema della disinformazione sta peggiorando. Quindi, ja suggerito che sia necessario sviluppare nel tempo tecnologie per creare filigrane o impronte digitali al fine di distinguere la verità dalla disinformazione. Secondo lui, sarà compito del pubblico essere consumatori più esigenti di notizie e informazioni.
Verso la creazione di una informazione certificata
Questa proposta conduce in realtà nella direzione della creazione di una informazione certificata (le cosiddette notizie col «bollino»), facendo da stampella alla censura. Dovremmo infatti chiederci, chi sarà il detentore della verità e chi avrà il compito di distinguere una notizia vera da una falsa?
L’idea di richiedere le impronte digitali per accedere alle informazioni è un attacco diretto alla libertà individuale e alla privacy. Sarebbe un passo in avanti verso una società di sorveglianza in cui ogni azione e pensiero dei cittadini verrebbero monitorati e controllati.
Inoltre, Obama ha affermato che la disinformazione può essere utilizzata per scoraggiare le persone dal votare, dipingendo il sistema come truccato e corrotto. Mentre è vero che la disinformazione rappresenta una minaccia alla democrazia, ma avviene in maniera trasversale sia on line sia sui media di massa, la soluzione proposta da Obama sembra essere eccessiva e non adeguata. In una parola: liberticida.
Limitare l’accesso alle informazioni attraverso un sistema basato sulle impronte digitali potrebbe facilmente essere manipolato e condurre alla creazione di una società sempre più trasparente.
La proposta di Obama sembra ignorare il fatto che molte persone sono già consapevoli del fatto che «non tutto ciò che appare sul tuo telefono è vero». Invece di introdurre misure drastiche e liberticide, sarebbe più efficace promuovere una maggiore alfabetizzazione mediatica e incoraggiare il pensiero critico tra il pubblico.
Mentre il problema della disinformazione va sicuramente affrontato senza delegare a soggetti terzi il primato sulla verità (come accade sempre di più con debunkers e fact-checkers), è fondamentale trovare soluzioni che rispettino i princìpi democratici e garantiscano la libertà di accesso alle informazioni senza compromettere la privacy dei cittadini.