Netflix: taglio costi e pubblicità sulla piattaforma in arrivo?

Ecco perché per Netflix tagliare i prezzi degli abbonamenti e inserire annunci pubblicitari potrebbe ormai rivelarsi indispensabile

Netflix: taglio costi e pubblicità sulla piattaforma in arrivo?

Il taglio dei costi delle sottoscrizioni e l’inserimento di annunci pubblicitari sulla piattaforma potrebbero rivelarsi le prossime mosse di Netflix. L’analisi arriva da una valutazione dello scenario recente nel comparto streaming, e non è certo una prospettiva nuova nel settore.

Le azioni della compagnia hanno perso più del 2% a inizio settimana, dopo che l’analista di Needham Laura Martin ha declassato il titolo, spiegando che se le sottoscrizioni dovessero mantenere i loro prezzi attuali la società potrebbe perdere fino a 4 milioni di abbonati negli Stati Uniti il prossimo anno, per poi proseguire nel trend negativo a catena anche negli altri Paesi.

Martin ha quindi indicato come soluzione la fissazione di un costo che oscilli tra i 5 e i 7 dollari al mese e presenti un blocco pubblicitario di circa 6-8 minuti l’ora.

I dirigenti di Netflix hanno ripetuto più volte che la società non ha intenzione di ricorrere ad annunci al fine di generare più entrate, eppure la concorrenza si fa sempre più intensa, e da Wall Street il pensiero che Netflix passi a un servizio con pubblicità - ma meno costoso per gli utenti - è ormai diffuso.

Netflix: taglio costi e pubblicità sulla piattaforma in arrivo?

Secondo l’analista di Needham Laura Martin un servizio con annunci e prezzi minori potrebbe aiutare Netflix a respingere la concorrenza sempre più incalzante di Disney+, Amazon Prime, Apple+, Hulu e CBS, a cui si aggiungono le nuove minacce HBO Max e Comcast’s Peacock, in arrivo nel 2020.

I rivali di settore già attivi hanno prezzi molto più bassi per i loro servizi streaming, compresi tra i 5 e i 7 dollari in media. È pur vero che la maggior parte non ha la stessa quantità di contenuti di Netflix, ma ci sono alcuni versanti in cui la concorrenza si mostra più forte.

Disney ad esempio offre lo spin-off di Star Wars The Mandalorian, già divenuto un fenomeno culturale pop grazie al suo personaggio di Baby Yoda. Disney+ costa solo 6,99 dollari al mese e mette a disposizione anche un anno completamente gratuito per molti utenti di Verizon.

Apple TV - che costa appena 4,99 dollari - ha da poco ricevuto tre nomination ai Golden Globe per il suo The Morning Show.

In passato i dirigenti di Netflix hanno evidenziato come il fatto che non ci sia pubblicità renda il suo servizio meno preoccupante dal punto di vista della privacy rispetto ad altri giganti di settore come Facebook, YouTube e Google.

Il CEO della compagnia, Reed Hastings, continua a sostenere che la sottoscrizione ha un prezzo giusto, considerando contenuti originali del calibro di Stranger Things, The Crown, Dark o film come The Irishman e Marriage Story.

Eppure Martin, nel suo report più recente, ha scritto che Netflix potrebbe perdere un notevole numero di abbonati non appena Disney e altre compagnie cominceranno a estendere i loro servizi a livello globale:

“Riteniamo che Netflix debba offrire anche un secondo servizio a basso costo, in quanto la fascia premium che va dai 9 ai 16 dollari al mese è ormai insostenibile”.

Quest’anno Netflix è anche la peggiore delle cosiddette azioni FAANG - Facebook, Apple, Amazon, Netflix, Google - e di gran lunga sottoperformante rispetto a Disney, che ha guadagnato il 33% nel 2019.

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