Ecco cosa dice la psicologia sui nati negli anni ’60 e ’70: pro e contro di una generazione.
Per quanto gli individui siano unici, ogni generazione ha le sue caratteristiche generali, nelle quali la maggior parte delle persone si rivede, almeno in parte. Tra le categorie più studiate dalla psicologia c’è la fascia di persone nate negli anni ‘60 e ‘70, uomini e donne “tutti d’un pezzo” che si sono fortificati con le avversità affrontate o, a seconda della narrazione, disconnessi dalle proprie emozioni e critici delle proprie vulnerabilità.
È una semplificazione estrema dei punti di vista con cui le generazioni successive guardano al passato, spesso dimenticando di cogliere le sfumature. Ogni generazione ha qualcosa da insegnare, valori da rispolverare e tradizioni da preservare, ma anche errori da non ripetere e ostacoli da superare. In un modo o nell’altro, ogni momento storico contribuisce a plasmare gli adulti del futuro, emergendo tanto nelle loro competenze quanto nelle loro difficoltà. Vediamo cosa dice la psicologia sui nati negli anni ‘60 e ‘70.
La psicologia della “resilienza”
Psicologi e sociologi hanno studiato in più occasioni le differenze generazionali, anche attraverso lunghissime osservazioni necessarie a offrire uno sguardo sul futuro. A tal proposito, non è possibile non menzionare la ricerca delle psicologhe Werner e Smith, che hanno avviato un progetto nel 1955 per terminarlo ben 40 anni dopo, seguendo la crescita di 700 bambini. Questa ricerca non riguarda dunque i nati negli anni ‘60 e ‘70, ma è preziosa per comprendere ciò che viene dopo.
Werner e Smith hanno seguito varie tappe fondamentali dell’esistenza di centinaia di bambini vissuti in condizioni estremamente critiche, scoprendo che un terzo di loro è riuscito ad avere una vita soddisfacente e realizzata. Un terzo dei bambini considerati a rischio rispetto all’ambiente in cui sono cresciuti ha infatti sviluppato quella che le dottoresse hanno definito “resilienza”.
Una parola oggi diffusa in modo spropositato e decontestualizzato, ma che per quanto attiene alla psicologia riguarda la capacità di superare una crisi, tutelando il proprio benessere mentale ed emotivo. Le ricercatrici si sono rese conto che i fattori di rischio non segnano in automatico il destino dei bambini, a patto che possano contare su una persona di riferimento stabile e accogliente e avere senso di appartenenza a un gruppo, senza contare l’influenza del temperamento. La ricerca di Ann S. Masten sottolinea questi aspetti, evidenziando di fatto i risultati positivi che possono emergere dalle difficoltà, ma anche quelli decisamente negativi.
I nati negli anni ’60 e ’70
Tornando ai nati tra gli anni ‘60 e ‘70 alla luce di queste considerazioni è più facile comprendere quali sono i punti di forza di questa generazione, quantomeno a livello generale. Gli esperti notano in particolare un forte senso di responsabilità, indipendenza e problem solving. Si tratta, in media, di persone più disciplinate, con senso del dovere e abitudine a non essere immediatamente gratificati, quella che oggi chiameremmo attitudine al sacrificio.
Non è tutto, questi adulti spiccano per capacità di attenzione, competenze relazionali (vis a vis), capacità di porre dei confini per tutelare sé e la propria sfera privata. Caratteristiche, più o meno marcate, derivanti dal contesto socioculturale e dall’ambiente, i quali non hanno mancato di causare anche delle lacune. Questi stessi adulti non sono in sintonia con le proprie emozioni e di conseguenza a proprio agio con quelle altrui, abituati a zittirle e mascherarle per non lasciare trasparire segni di vulnerabilità.
Gli stessi punti di forza possono poi nascondere delle fatiche, l’autonomia può essere sintomo di un senso di solitudine e di difficoltà a chiedere aiuto e fidarsi, e avanti così. Tenendo conto del fatto che si tratta di una generalizzazione statistica, bisognerebbe sempre astenersi dal glorificare o condannare una generazione, atteso che ognuna ha avuto le sue sfide e le sue abilità. L’esposizione alle difficoltà permette di sviluppare autonomia e solidità, ma può avvenire in contesti sicuri e sereni, che permettano al contempo di avere autostima e autoregolazione.
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