La rata dei mutui sale ancora dopo l’aumento dei tassi Bce. L’annuncio di un nuovo rialzo del costo del denaro di 25 punti base porta il tasso principale al 4% con la prospettiva che raggiunga il 5% entro fine anno, se Bruxelles deciderà di mantenere lo stesso ritmo di aumenti in occasione dei prossimi consigli direttivi, programmati per il 27 luglio, il 14 settembre, il 26 ottobre e il 14 dicembre.
Quello del 15 giugno è l’ottavo rialzo deciso dalla Bce per contenere l’inflazione, con un impatto diretto sui finanziamenti ad imprese e famiglie, mutui casa compresi. I tassi d’interesse sui mutui ipotecari sono in costante salita dallo scorso luglio e a partire da febbraio 2023 il tasso effettivo dei mutui è superiore al 4%, secondo l’aggiornamento mensile «Moneta e banche» della Banca d’Italia.
Secondo le simulazioni di Facile.it, dopo l’ultimo rialzo dei tassi, la rata del mutuo variabile potrebbe subire aumenti superiori al 60% dall’inizio del 2022.
Fino a quando proseguirà questa tendenza? E cosa si può fare per contenere la rata?
In sintesi,
- l’aumento dei tassi Bce al 4% ha un impatto significativo sulla rata del mutuo;
- la rata del mutuo potrebbe aumentare del 60% rispetto a gennaio 2022;
- i mutui resteranno alti fino a metà del 2024;
- consigli per abbassare la rata del mutuo.
Mutui a tasso variabile: di quanto aumenta la rata
Per chi ha un mutuo o intende aprirlo è un momento preoccupante. Facile.it ha analizzato cosa succede alla rata di un mutuo variabile sottoscritto a gennaio 2022 su un capitale di 126 mila euro con piano di restituzione in 25 anni e con un tasso (TAN) iniziale dello 0,67%.
Dopo l’ultimo aumento dei tassi Bce, la rata mensile potrebbe salire a 731 euro, con un incremento del 60% (275 euro in più) rispetto a quella iniziale di 456 euro.
Per realizzare questo calcolo, gli esperti di Facile.it hanno analizzato l’andamento dell’Euribor a 3 mesi, un indicatore che rappresenta il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in euro tra le principali banche europee e che è alla base del calcolo del TAN (tasso annuo nominale) del mutuo. Dall’analisi è emerso che il tasso del mutuo medio preso in esame è aumentato dallo 0,67% di gennaio 2022 al 4,67% di giugno 2023. Secondo le previsioni, potrebbe raggiungere il suo picco a settembre 2023, toccando il 5,10%, per restare su quel livello fino a metà 2024.
Facile.it spiega però che «per capire come cambieranno nella realtà le rate dei mutuatari bisognerà aspettare di vedere come si muoverà effettivamente l’Euribor». «È bene ricordare a chi è alle prese con i rincari, però, che ci sono diverse soluzioni a disposizione come la surroga o la rinegoziazione del finanziamento. In ogni caso il consiglio è quello di farsi aiutare da un consulente così da identificare l’opzione più adatta alle proprie esigenze», si legge in una nota.
Mutui, fino a quando resteranno alti?
Secondo le previsioni di mercato, si prevede che i tassi di interesse sui mutui raggiungano una stabilizzazione non prima del 2024 e ciò sarà strettamente legato all’andamento dell’economia nel complesso ma soprattutto dell’inflazione, attesa al 5,8% nel 2023 e al 2,1% nel 2024 nell’eurozona.
Gli effetti della normalizzazione monetaria avviata nel luglio 2022, con una serie di rialzi dei tassi che hanno portato il costo del denaro nell’eurozona al 4%, non sono ancora chiari agli economisti della Bce.
Secondo le loro stime, l’inasprimento della politica monetaria avrà un impatto significativo sull’attività economica e sull’inflazione nel periodo 2023-2025. Dai primi calcoli, i rialzi dei tassi porteranno ad un abbassamento dell’inflazione di due punti percentuali nel periodo 2023-2025. Ma ci saranno conseguenze anche sull’attività economica, con una riduzione di due punti percentuali del Pil previsto nel 2023.
Gli economisti di UBS prevedono che, dopo il rialzo di luglio, la Bce potrebbe interrompere la corsa al rialzo dei tassi e, già a partire da settembre, iniziare la seconda fase, mantenendo i tassi elevati finché non avrà sufficiente fiducia che l’inflazione tornerà al 2% entro il 2024-2025.
Consigli per abbassare la rata del mutuo
Per abbassare la rata del mutuo, ci sono diverse strategie che si possono adottare per cercare di ridurre l’impatto finanziario. Ecco alcuni consigli utili:
- Confrontare le offerte: prima di firmare un contratto di mutuo, è fondamentale confrontare le diverse offerte disponibili sul mercato, valutando attentamente i tassi di interesse, le commissioni e le condizioni di rimborso offerte dalle diverse banche o istituti finanziari.
- Rinegoziare il mutuo: chi ha già un mutuo in corso, può valutare la possibilità di rinegoziare i termini con la propria banca, cercando di ottenere un tasso di interesse più favorevole o di modificando la durata del mutuo. Questa operazione può aiutare a ridurre la rata mensile.
- Pianificare un’estinzione anticipata: questa operazione potrebbe richiedere una certa somma di denaro iniziale, ma libererà dal debito e dalla rata mensile.
- Optare per una durata più breve: chi ha una maggiore flessibilità finanziaria può valutare l’opzione di una durata più breve del mutuo. Anche se la rata mensile potrebbe essere più alta, permetterà di risparmiare sugli interessi complessivi nel lungo termine.
- Valutare un tasso fisso: chi ha un mutuo a tasso variabile può considerare di passare a un tasso fisso, per avere maggiore stabilità nel pagamento delle rate mensili, evitando eventuali aumenti dei tassi di interesse nel futuro.
- Consultare un consulente finanziario: chi si trova in difficoltà nel contenere la rata del mutuo potrebbe consultare un consulente finanziario esperto che offra consigli personalizzati per gestire il mutuo in modo più efficiente.
- Agevolazioni mutuo under 36: i giovani con meno di 36 anni con un Isee non superiore ai 40mila euro possono ottenere benefici fino all’80% sui mutui della prima casa. La misura è attiva fino alla fine del 2023, come stabilito dalla Legge di bilancio 2022.
Nei primi sei mesi del 2021 gli under 36 sono stati il 43,4% sulle richieste complessive nei confronti dei mutui sulla prima abitazione. Tra gennaio e maggio 2023 i numeri hanno raggiunto il 51,3%.