Multiutility a confronto. Questa azione a Piazza Affari potrebbe deludere ancora

Redazione Money Premium

15/05/2026

Quale utility scegliere oggi? Un confronto tra Enel, Iren, Hera e A2A. Ma una di queste azioni vi deluderà ancora nel 2026

Multiutility a confronto. Questa azione a Piazza Affari potrebbe deludere ancora

Mentre Piazza Affari celebra il superamento dei 50.000 punti del FTSE MIB trainato da titoli come STMicroelectronics e dal ritorno di ottimismo sull’intelligenza artificiale, gli investitori retail e istituzionali continuano a guardare con attenzione al comparto delle multiutility, storicamente considerato un rifugio difensivo in grado di offrire dividendi stabili e una certa protezione dalla volatilità macroeconomica.

In un contesto di inflazione confermata intorno al 2,8 per cento ad aprile, spread BTP-Bund ancora contenuto sotto gli 80 punti e aspettative di tassi BCE in fase di normalizzazione, confrontare le performance e le prospettive di Iren, Enel, Hera e A2A diventa essenziale per chi costruisce portafogli orientati al reddito e alla stabilità di lungo termine.

Eppure, emergono differenze nette nei modelli di business e soprattutto nelle reazioni ai prezzi energetici più bassi del previsto, che rischiano di trasformare una delle quattro in una potenziale fonte di delusione per chi aveva scommesso sulla sua resilienza.

Come è andata Iren?

Partiamo dai numeri freschi del primo trimestre 2026, che delineano un quadro dove non tutte le multiutility hanno reagito allo stesso modo al calo dei prezzi delle commodity. Iren ha chiuso il periodo con un EBITDA sostanzialmente stabile a 418 milioni di euro, in calo marginale dello 0,2 per cento rispetto all’anno precedente, e un utile netto a 129 milioni, in flessione del 5,1 per cento principalmente per maggiori ammortamenti legati agli investimenti in corso.

La guidance per l’intero 2026 resta confermata con una crescita dell’EBITDA del 4 per cento circa e investimenti tra i 950 milioni e il miliardo di euro, mentre il debito rimane sotto controllo grazie alla forte componente regolata che pesa per circa il 73 per cento dell’EBITDA complessivo. Gli analisti di Equita hanno risposto con un upgrade a Buy e un target price alzato a 3,15 euro, segnalando un upside potenziale del 15-18 per cento dal livello attuale intorno a 2,74 euro. Il titolo ha mostrato una performance YTD molto positiva, sovraperformando i competitor grazie alla solidità delle reti regolamentate, al teleriscaldamento e alla crescita organica nel segmento idrico e ambientale, confermando Iren come la più “calda” del quartetto per chi cerca crescita abbinata a un rendimento da dividendo intorno al 5,2-5,3 per cento.

Enel, la regina indiscussa

Diverso il discorso per Enel, la regina indiscussa del reddito nel comparto. Il colosso romano, con un prezzo di borsa intorno a 9,70-9,80 euro, continua a macinare dividendi con un yield forward 2026 stimato tra il 5,0 e il 5,1 per cento, supportato da una cedola di 0,49 euro per azione. La generazione di cassa rimane solida grazie all’esposizione globale alle rinnovabili e alla diversificazione geografica che mitiga i rischi legati esclusivamente al mercato italiano.

Nel primo trimestre il gruppo ha confermato la propria natura di macchina da dividendi, con margini tenuti nonostante la pressione sui prezzi energetici e una performance YTD stabile ma positiva, in linea con l’indice. Per gli investitori più conservativi, Enel rappresenta ancora il porto sicuro per eccellenza: meno upside rispetto alle “piccole” ma una volatilità ridotta e una capacità di generare flussi di cassa prevedibili che la rendono ideale per portafogli pensione o per chi reinveste le cedole.

La performance di Hera

Hera si colloca invece in una posizione intermedia, con un prezzo intorno a 3,85-3,88 euro e un rendimento da dividendo tra il 3,9 e il 4,2 per cento. I risultati del primo trimestre evidenziano una tenuta eccellente: EBITDA in crescita marginale dello 0,2 per cento e utile netto in aumento dello 0,6 per cento, grazie alla forte presenza territoriale in Emilia-Romagna e alla capacità di bilanciare attività regolate con quelle di efficienza energetica. Il titolo ha mostrato una performance YTD positiva ma meno esplosiva di Iren, confermando un profilo di rischio-rendimento equilibrato. Gli analisti fissano target price in area 4 euro e oltre, con un upside potenziale dell’8-12 per cento, che rende Hera appetibile per chi privilegia la stabilità operativa senza rinunciare a una crescita moderata legata agli investimenti in reti e servizi ambientali.

A2A in chiaroscuro

E qui arriviamo al nodo centrale del confronto, quello che rischia di deludere ancora una volta chi aveva puntato sulla quarta protagonista. A2A ha infatti chiuso il primo trimestre 2026 con un utile netto in calo dell’11 per cento a causa dei prezzi energetici più bassi del previsto, mentre l’EBITDA adjusted ha segnato una flessione del 4 per cento a 647 milioni di euro. I ricavi si sono attestati vicini ai 4 miliardi, ma la componente ciclica legata alla generazione e al mercato ha pesato più del dovuto, nonostante la guidance per l’intero anno sia stata confermata (EBITDA tra 2,21 e 2,25 miliardi). Il prezzo del titolo oscilla intorno a 2,30-2,34 euro, con un massimo di periodo toccato a febbraio a 2,618 euro e una performance YTD modesta rispetto al rally del listino.

Il rendimento da dividendo si attesta intorno al 4,3 per cento, ma gli investitori che avevano acquistato sperando in un rimbalzo rapido dopo i risultati del 2024 si trovano di fronte a una realtà nota: A2A rimane più esposta alle fluttuazioni delle commodity rispetto alle concorrenti, con una quota di attività regolate salita solo recentemente al 31 per cento grazie all’integrazione di asset come Duereti. La posizione finanziaria netta è gestita con attenzione (rapporto PFN/EBITDA intorno a 2,4-2,5 volte), ma la ciclicità del business energetico continua a rappresentare un rischio strutturale in uno scenario di prezzi compressi.

Un settore da guardare con attenzione

Questo confronto mette in luce come, nel 2026, la scelta tra le multiutility non sia più solo una questione di dividendi o di beta difensivo. Iren si candida come la più dinamica, grazie alla combinazione di crescita regolata, upgrade analitici recenti e una performance che ha sovraperformato il settore nei primi mesi dell’anno. Enel resta il colosso affidabile per chi vuole dormire sonni tranquilli incassando cedole elevate. Hera offre un equilibrio territoriale e operativo che la rende quasi “noiosa” nel senso positivo del termine, perfetta per portafogli istituzionali. A2A, invece, potrebbe deludere ancora chi si aspettava un’accelerazione decisa: i prezzi energetici bassi continuano a mordere i margini e, nonostante la guidance confermata e gli sforzi di diversificazione, il titolo rischia di rimanere indietro nel rally di Piazza Affari, confermando una volatilità superiore alla media del comparto.

Per l’investitore attento, il messaggio è chiaro: diversificare tra Iren e Enel per bilanciare crescita e reddito, tenere d’occhio Hera per la stabilità e valutare con cautela A2A solo se si crede in un rapido recupero dei prezzi dell’energia o in un’accelerazione delle attività regolate. In un anno di record per la Borsa italiana, la vera sorpresa potrebbe arrivare proprio da chi, nel comparto utility, sa resistere alla tentazione della ciclicità pura.

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