MPS e il grande annuncio BCE sui dividendi. UniCredit-Banco BPM, colpo di grazia in arrivo?

Laura Naka Antonelli

12/12/2024

MPS libera dal giogo di Stato e anche dal giogo della BCE sui dividendi. Quali implicazioni sull’OPS lanciata da UniCredit su Banco BPM?

MPS e il grande annuncio BCE sui dividendi. UniCredit-Banco BPM, colpo di grazia in arrivo?

MPS libera dal giogo di Stato e ora libera anche da quel vincolo che ha frenato l’erogazione dei dividendi, imposto finora dalla BCE.

È arrivata nelle ultime ore, con l’annuncio relativo al superamento del test SREP della BCE da parte delle principali banche italiane, la notizia che ha certificato l’altro grande progresso compiuto dalla banca senese.

Francoforte ha finalmente rimosso l’obbligo che imponeva al Monte dei Paschi di Siena di ottenere l’autorizzazione preventiva della BCE per la distribuzione dei dividendi. E la domanda sorge spontanea: in che modo quest’altra doppia promozione della Banca centrale europea condizionerà l’altro grande dossier a cui guarda Piazza Affari, ovvero quello relativo alle possibili nozze tra UniCredit e Banco BPM?

MPS: non solo annuncio dividendi. La banca supera il test SREP della BCE

Il titolo MPS-Monte dei Paschi di Siena reagisce positivamente alla decisione della BCE di dire basta a quel vincolo che metteva un freno all’erogazione dei dividendi da parte della banca, salendo fino a oltre il +1% circa sul Ftse Mib di Piazza Affari.

La notizia del via libera della BCE ai dividendi non è tra l’altro l’unica che interessa il Monte. L’addio di quel vincolo alle cedole è arrivato infatti attraverso la diffusione di una nota con cui, in primis, il gruppo senese ha comunicato di avere superato il test SREP della BCE.

Da quella nota è emerso che la Banca centrale europea ha notificato infatti a MPS il verdetto finale sui requisiti patrimoniali che dovrà centrare a partire dal 1° gennaio 2025, a seguito del processo annuale di revisione e valutazione prudenziale condotto nel 2024.

Dalla pagella della BCE, è emerso che il requisito aggiuntivo di capitale “P2R” di MPS è migliorato di 25 bps rispetto ai livelli 2024 (2,75%), attestandosi al 2,50%, e che il requisito minimo complessivo in termini di Common Equity Tier 1 ratio si attesta all’8,78%, somma tra Pillar 1 - P1R (4,50%), il Pillar 2 - P2R (1,41%) e il Combined Buffer Requirement - CBR (2,87%).

Sulla base dei risultati di bilancio relativi al 30 settembre 2024, la BCE è arrivata a concludere che MPS “rispetta ampiamente i nuovi requisiti”.

Le cifre indicano infatti un 18,4%, per il Common Equity Tier 1 ratio, rispetto a un requisito dell’8,78%; e un 21,7%, per il Total Capital ratio, rispetto al requisito del 13,37%.

MPS: cade freno BCE ai dividendi, aumenta l’appeal speculativo del Monte dei Paschi di Siena

Con questi ultimi annunci, in modo particolare con la decisione di rimuovere l’obbligo imposto alla banca di richiedere e ottenere l’autorizzazione per la distribuzione dei dividendi, la BCE ha confermato quanto è stato sbandierato di recente dalla stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel commentare il dossier UniCredit-Banco BPM, ovvero che MPS-Monte dei Paschi di Siena è una banca risanata.

Confermato anche quanto era stato già osservato diversi mesi fa da una platea alquanto affollata di analisti: MPS sta attraversando una fase palese di rinascimento, che potrebbe a questo punto blindare ulteriormente la sua appetibilità di preda potenziale.

Questa appetibilità è sicuramente emersa qualche settimana fa quando il governo Meloni, attraverso il MEF di Giancarlo Giorgetti, tuttora maggiore azionista del Monte dei Paschi di Siena, si è liberato di un altro 15% del capitale del Monte, consegnandolo ad altri attori cruciali del sistema finanziario italiano: a fare incetta di quelle azioni che sono state scaricate sul mercato dal Tesoro sono stati infatti Anima - il gioiello italiano di risparmio gestito su cui Banco BPM ha messo gli occhi lanciando un’OPA a novembre - che ha aumentato la sua quota nel Monte portandola al 4%.

In prima fila tra gli acquirenti di azioni MPS lo stesso Banco BPM che, facendo shopping del 5% di MPS, in caso di successo dell’OPA su Anima, avrebbe in tutto il 9% del Monte.

Si sono fatti avanti anche Caltagirone e Delfin, rilevando dal MEF una quota di MPS pari al 3,5%.

Le manovre di Caltagirone: in arrivo il terzo atto per salire nel Monte?

Qualche giorno dopo e fino a pochi giorni fa è poi arrivata la doppia mossa, in due rate, dell’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone, che è salito ulteriormente nel capitale del Monte dei Paschi, portando la partecipazione al 5% circa, ai livelli a cui si attesta anche la partecipazione che Banco BPM (a sua volta controllata dai francesi di Crédit Agricole) detiene nel Monte.

Caltagirone è tornato ad assediare anche Anima, conquistando il 5,29% del capitale: una partecipazione che potrebbe tuttavia balzare fino al 9,9% in quella SGR che probabilmente, secondo alcune indiscrezioni, farebbe gola anche a UniCredit. Tanto che alcuni hanno individuato proprio in Anima e nella sua appetibilità il vero motivo che avrebbe portato il banchiere Andrea Orcel a mettere nel mirino Banco BPM. Qualcun altro, va detto, ha spiegato invece l’OPS lanciata da Orcel con una minaccia ben precisa.

Le manovre dell’imprenditore romano non sarebbero tra l’altro finite qui visto che, secondo alcune fonti riportate da Il Corriere della Sera, non è neanche esclusa la possibilità che Caltagirone, dopo le due manovre che lo hanno visto scalare a distanza ravvicinata il Monte dei Paschi, lanci anche un terzo atto, blindando ancora di più la natura made in Italy di MPS.

A seguito dell’altra partecipazione di MPS, pari al 15%, che il MEF di Giorgetti ha mollato sul mercato, l’azionariato della banca senese risulta di fatto composto nel seguente modo:

Il nuovo azionariato di MPS al 2 dicembre 2024 Il nuovo azionariato di MPS al 2 dicembre 2024 Azionariato MPS made in Italy. Il MEF rimane il principale azionista, insieme a Caltagirone, Delfin, Banco BPM, Anima.

Dietro mossa Caltagirone la regia del governo Meloni?

Alla base delle recenti manovre di Caltagirone c’è per caso la regia del governo Meloni, che vuole assicurarsi che il terzo polo bancario tanto agognato si incentri su una MPS tutta made in Italy?

La domanda è più che lecita, se si considerano le varie dichiarazioni contrarie alle nozze tra UniCredit e Banco BPM che sono state rilasciate dal vicepremier, leader della Lega e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteo Salvini, ma anche dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, che hanno ricordato entrambi l’arma di cui dispone il governo Meloni per tutelare gli asset strategici dell’Italia, ovvero il golden power.

Nei piani del governo Meloni, il ruolo di Banco BPM è più di predatore o meglio di cavaliere bianco di MPS che di preda di UniCredit, definita tra l’altro da UniCredit banca addirittura straniera.

Detto questo, va ricordato anche che, nell’annunciare di aver rilevato una quota di MPS pari al 5% del capitale, Banco BPM ha precisato di non avere intenzione di “presentare alle autorità competenti le istanze autorizzative per poter eventualmente superare la soglia del 10% ”, ricordando che “il Gruppo rimane focalizzato sugli obiettivi del piano 2023/26, confermando la propria strategia stand alone”.

Piazza Meda ha aggiunto anche che, “sulla base delle ultime stime di consensus di MPS, l’investimento (nel Monte dei Paschi) genererà un rendimento annuo del 14% circa sotto forma di dividendi, con un impatto positivo sull’utile per azione pari a circa il 2,5%”.

Banco BPM-MPS: è questo il matrimonio che s’ha da fare secondo il governo Meloni

Fino a che punto, dunque, Banco BPM potrebbe davvero vestire i panni di cavaliere bianco pronto a convolare a nozze con MPS?

Qualche analista ha fatto già notare che, con il governo Meloni che si è messo di traverso, e il CDA di Piazza Meda che ha prontamente rimandato al mittente l’OPS lanciata sulla banca, le nozze tra UniCredit e Banco BPM erano già in salita. Ora, con una MPS ancora più risanata, e il governo Meloni che non ha certo accantonato il desiderio di creare un terzo polo bancario in Italia, più che sulle nozze tra UniCredit e Banco BPM, Piazza Affari potrebbe dunque tornare a sfoderare l’ipotesi di una operazione di M&A tra Banco BPM e il Monte dei Paschi, su cui scommette già da un po’.

D’altronde, il CEO Andrea Orcel al momento ha già precisato di voler aspettare l’avverarsi di alcune condizioni prima di alzare eventualmente la posta sul Banco, con un rilancio che, secondo Piazza Affari, sarebbe a questo punto obbligato, con un premio identificato dagli operatori di mercato già da un po’.

Detto questo, l’appeal speculativo delle azioni di Banco BPM sembra essere riconosciuto dallo stesso mercato, viste le quotazioni record dei titoli. E nessuno esclude l’arrivo di altri colpi di scena, dopo la mossa con cui i francesi di Crédit Agricole, azionisti di maggioranza del Banco, a quanto pare non invisi al governo Meloni nonostante siano stranieri, hanno alzato le barricate contro UniCredit, con il consenso, a quanto pare, dell’Italia.