In attesa dei sorteggi per le qualificazioni al Mondiale 2026 la Fifa ha comunicato ufficialmente che la Coppa del Mondo del 2030 sarà ospitata insieme da Spagna, Portogallo e Marocco.
Non solo, perché le partite inaugurali del torneo in Sud America, in particolare in Uruguay, Paraguay e Argentina, per celebrare i cento anni dal primo Mondiale disputato proprio in Uruguay. Sarà un torneo a suo modo storico per diversi motivi. Intanto, come detto, ricorreranno i 100 anni dalla disputa della sua prima edizione, inoltre per la prima volta sarà ospitato da tre diversi Paesi e in più le gare saranno giocate in tre continenti diversi all’interno dello stesso torneo (Europa, Africa e Sud America).
Un’organizzazione globale mai vista prima che non ha fatto felici le associazioni ambientaliste, anche se la Fifa si è impegnata a ridurre il più possibile l’impatto del torneo per quanto riguarda le emissioni.
Al netto di tutto questo la candidatura congiunta di Spagna, Portogallo e Marocco presenta inevitabilmente dei costi organizzativi per i tre Paesi, ma anche la possibilità di attirare e veicolare investimenti che potrebbero avere ricadute e impatti economici di cui si spera si possa beneficiare non solo nel breve, ma anche nel medio e lungo periodo. Alcune stime sono già state presentate per tutti e tre casi e le cifre di cui si parla sono significative.
Spagna e Portogallo, tra impatti sul Pil e nuovi posti di lavoro
Partiamo con la Spagna, solo perché è l’unico Paese dei tre scelti dalla Fifa ad aver già ospitato una fase finale di un Mondiale, quella del 1982 che l’Italia si ricorda benissimo. Il governo spagnolo ha già calcolato quelle che potrebbero essere le conseguenze economiche dell’impegno a cui sarà chiamato. In particolare l’Esecutivo stima, attraverso studi effettuati da istituzioni accademiche universitarie, che il torneo genererà un volume d’affari di oltre 5 miliardi di euro, con la creazione di oltre 82mila posti di lavoro a tempo pieno. A questa cifra bisogna aggiungere poi gli introiti che lasceranno i singoli visitatori dei Mondiali che secondo le previsioni supereranno i 5,5 miliardi di euro, coinvolgendo e andando a toccare l’intero territorio nazionale spagnolo. A queste cifre, sempre secondo le stime del governo, vanno aggiunte le entrate ottenute dalla vendita dei biglietti e dal merchandising, poiché queste dipenderanno dalla FIFA e dalle trattative con i paesi ospitanti.
Per il Portogallo invece sarà una prima volta assoluta, dopo aver ospitato nel 2004 la fase finale dell’Europeo vinto a sorpresa dalla Grecia. In questo caso le stime non arrivano dal Governo lusitano, ma da un rapporto stilato da PwC. All’interno del documento si legge che l’organizzazione del Mondiale da parte del Portogallo avrà un impatto di oltre 800 milioni di euro sul PIL del Paese e porterà con sé 20mila posti di lavoro. Si stima inoltre che la Coppa del Mondo del 2030 attirerà in Portogallo tra 300mila e 500mila visitatori che spenderanno tra 500 e 660 milioni di euro in commercio, prodotti e servizi locali e i benefici immateriali, come il benessere e l’utilità percepita dai cittadini, supereranno di 8,5 volte l’investimento effettuato nell’organizzazione dell’evento. Insomma, secondo PwC il Mondiale del 2030 lascerà un’eredità duratura sul brand Portogallo, sul turismo, sulla qualità del lavoro, sulla coesione sociale, sulla salute pubblica e sulle relazioni internazionali del Paese.
Il Marocco e il Mondiale: occasione di investimento
Il terzo Paese che organizzerà il Mondiale 2030 è il Marocco che merita di essere trattato separatamente dai due compagni di viaggio europei. Perché il Marocco non ha la stessa tradizione calcistica di Spagna e Portogallo e perché la gestione di un evento di questo tipo potrebbe avere conseguenze probabilmente ancora più significative che per gli altri paesi scelti dalla Fifa per questo appuntamento. Anche le cifre annunciate e i progetti svelati sembrano confermare questa sensazione. Iniziamo con qualche numero. Il Marocco infatti ha annunciato un pacchetto di investimenti complessivi da 4,4 miliardi di dollari, secondo Zaid Belbagi della Hardcastle Advisory di Londra, consulente del governo marocchino.
La speranza è che ospitare l’evento possa generare un incremento economico trainato principalmente dall’incremento del turismo e dallo sviluppo delle infrastrutture. In questo senso il Marocco intende aumentare la sua capacità alberghiera entro il 2030 fino a 150mila nuovi posti letto e attrarre 26 milioni di turisti. Sulle infrastrutture calcistiche, oltre alla costruzione del Grande Stade del valore di 520 milioni di dollari, il Marocco rinnoverà altri sei stadi di calcio per un costo complessivo di circa 2,1 miliardi di dollari. Infine secondo i calcoli della società di intermediazione di Casablanca Valoris Securities ogni partita dovrebbe fruttare circa 25-37,5 milioni di dollari. Il Marocco nel suo complesso potrebbe godere di entrate per 1,2 miliardi di dollari nella sua economia direttamente attraverso il torneo.