Modello Redditi 2026: quanto costa non rispettare la scadenza del 2 novembre

Redazione Fisco

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Chi non invia il modello Redditi PF entro il 2 novembre può ancora rimediare: ecco quanto costano tardiva e omessa, e come funziona il ravvedimento.

Modello Redditi 2026: quanto costa non rispettare la scadenza del 2 novembre

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Il 2 novembre 2026 è l’ultimo giorno utile per il modello Redditi Persone Fisiche. Chi sa già che non ce la farà non è comunque nei guai: la legge concede 90 giorni per rimediare, e senza imposte da versare la sanzione si ferma a 25 euro. Superata anche quella finestra, però, la dichiarazione diventa omessa, e la sanzione può salire fino al 120% dell’imposta non versata.

Perché il 2 novembre e non il 31 ottobre, il termine ordinario? Quest’anno il 31 cade di sabato, e il giorno dopo è Ognissanti: la scadenza slitta così al primo giorno feriale utile. Dal 3 novembre in poi, chi non ha ancora inviato nulla è, a tutti gli effetti, in ritardo.

Chi deve presentare il modello Redditi PF

Non tutti i contribuenti ne hanno bisogno. Il modello riguarda i titolari di partita Iva, chi ha redditi da lavoro autonomo o d’impresa, redditi esteri o plusvalenze che il 730 non gestisce, e chi non ha un sostituto d’imposta capace di fare i conguagli - tipicamente chi ha cambiato o perso lavoro durante l’anno. A questo punto della stagione fiscale, per chi non ha ancora presentato nulla, la strada è obbligata: il 730 ordinario si è già chiuso.

Il modello e le istruzioni definitive sono quelli del provvedimento del 27 febbraio 2026; per scadenze e novità dell’intera stagione resta utile la nostra guida al modello Redditi 2026.

La tardiva: i 90 giorni per rimediare

Una dichiarazione presentata entro 90 giorni dalla scadenza resta valida a tutti gli effetti - lo dice l’articolo 2, comma 7, del DPR 322/1998 - e paga una sanzione che dipende da una sola cosa: se ci sono o no imposte da versare.

Niente imposte dovute, perché ritenute e acconti coprono già tutto? La sanzione per il ritardo è di 250 euro, che il ravvedimento operoso riduce a un decimo: 25 euro, a patto di muoversi prima che l’Agenzia delle Entrate notifichi un accertamento.

Se invece un’imposta da versare c’è, a quella sanzione fissa si aggiunge quella per l’omesso versamento - che non decorre dal 2 novembre, ma dalle scadenze ordinarie di saldo e acconto di giugno. È il 25% dell’imposta non versata (fino al 2024 era il 30%, poi la riforma l’ha abbassata), e anche questa sanzione scende con il ravvedimento: nei primi quattordici giorni cresce giorno per giorno - il cosiddetto ravvedimento sprint - poi si riduce a un decimo entro il trentesimo giorno, a un nono entro il novantesimo, a un ottavo oltre quella soglia. Si aggiungono gli interessi legali, calcolati giorno per giorno al tasso 2026 dell’1,6% annuo.

Un consiglio pratico: meglio muoversi entro fine gennaio-inizio febbraio 2027, la stima più prudente in assenza ancora del calendario fiscale 2027. Sbagliare il conto anche di un solo giorno significa passare dalla tardiva - sanabile a basso costo - all’omessa, molto più cara.

L’omessa, oltre i 90 giorni

Dal novantunesimo giorno la dichiarazione non presentata si considera omessa a tutti gli effetti: ai fini delle sanzioni, è come se il contribuente non avesse dichiarato nulla. Non per questo è inutile presentarla comunque - l’Agenzia la usa lo stesso come base per riscuotere quanto dovuto - ma le sanzioni cambiano categoria: il 120% dell’imposta non versata, con un minimo di 250 euro, oppure da 250 a 1.000 euro se non sono dovute imposte (raddoppiabili per chi ha l’obbligo di tenuta delle scritture contabili).

Resta un margine di recupero, ma stretto: la sanzione può scendere al 75%, e solo a due condizioni. Che il contribuente non abbia ancora ricevuto un accesso, un’ispezione o un invito dell’Agenzia o della Guardia di Finanza. E che la dichiarazione arrivi comunque entro i termini ordinari di accertamento - di norma il 31 dicembre del settimo anno successivo. Oltre, non si scende più.

Un esempio numerico

Mettiamo che da una dichiarazione emerga un saldo Irpef di 2.000 euro, non versato a giugno 2026, e che il contribuente si ravveda a metà dicembre - circa 170 giorni dopo. Pagherebbe 25 euro per il ritardo nella presentazione, più 62,50 euro di sanzione sull’omesso versamento (il 25% di 2.000 euro, ridotto a un ottavo): 87,50 euro di sanzioni, una quindicina di euro di interessi, oltre ovviamente ai 2.000 euro di imposta.

Chi lasciasse scivolare la stessa dichiarazione nell’omessa pagherebbe invece 2.400 euro di sola sanzione - il 120% - oppure 1.500 euro regolarizzandosi spontaneamente prima di un controllo. Nel caso migliore la differenza rispetto alla tardiva supera i 1.400 euro; in quello peggiore, i 2.300.

Come si invia e come si versa

Il canale è lo stesso della dichiarazione ordinaria: direttamente dal contribuente, con Fisconline, Entratel, SPID, CIE o CNS, oppure tramite un commercialista o un Caf. Il versamento di imposta, sanzione e interessi passa dal modello F24: per l’imposta si usa il codice ordinario, per la sanzione da ravvedimento sulla tardiva, di norma, il codice 8911. Qui i dettagli di compilazione.

Cosa fare, in pratica

Per chi sa già di non farcela entro il 2 novembre, la strada più sicura è una sola: predisporre comunque la dichiarazione, calcolare - da soli o con un professionista - l’eventuale imposta ancora dovuta, versare tutto con il ravvedimento operoso e inviare senza aspettare l’ultimo giorno utile del margine prudenziale.

Conviene conservare le ricevute di invio e di versamento: tornano utili in caso di controlli, e costano solo il tempo di salvare un file.

Chi invece ha ancora qualche giorno davanti può usare una checklist pratica per il controllo finale, dalla scelta del modello ai dati da verificare prima di cliccare «invia».

DISCLAIMER
Le informazioni contenute nel presente articolo hanno natura divulgativa e non costituiscono consulenza fiscale personalizzata. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato (commercialista, consulente del lavoro) o agli uffici dell’Agenzia delle Entrate. Normative e interpretazioni possono cambiare: verificare sempre la data di questo articolo e l’eventuale aggiornamento della materia.

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