La reazione di Meta alla multa record
«Siamo delusi di essere stati colpiti visto che utilizziamo schemi legali impiegati da migliaia di altre società che forniscono servizi in Europa. Questa decisione è errata, ingiustificata e costituisce un pericoloso precedente per le innumerevoli altre società che trasferiscono dati tra l’Ue e gli Stati Uniti».
La reazione di Meta, che intende presentare ricorso, non si è fatta attendere ed è stata resa pubblica tramite Nick Clegg, presidente degli affari globali di Meta.
Il motivo della sanzione
La società americana che controlla i servizi di rete social Facebook e Instagram e i servizi di messaggistica istantanea WhatsApp e Messenger è stata condannata con una multa record da 1,2 miliardi di euro, per aver «continuato a trasferire dati personali» di utenti dallo Spazio economico europeo (See) agli Stati Uniti in violazione delle norme europee in materia, come ha indicato nella sua decisione la Commissione irlandese per la protezione dei dati.
Meta, che definisce la multa «ingiustificata e non necessaria», ha già confermato che avvierà un’azione legale per sospenderla.
Il colosso californiano ha reagito immediatamente in una dichiarazione: «Migliaia di aziende e organizzazioni fanno affidamento sulla capacità di trasferire dati tra UE e USA [...] c’è un conflitto di diritti fondamentali tra le regole del governo USA sull’accesso ai dati e i diritti europei alla privacy».
All’azienda non è stata soltanto comminata la multa salatissima, ma deve inoltre «sospendere qualsiasi trasferimento di dati personali negli Stati Uniti entro cinque mesi» dalla notifica della decisione e deve conformarsi al Gdpr entro sei mesi.
I precedenti
Si tratta di una sanzione da record, la più alta imposta da un regolatore della protezione dei dati in Europa, è il risultato di un’indagine avviata nel 2020. La multa ha superato, infatti, la multa da 746 milioni inflitta ad Amazon nel 2021, sempre per violazioni di regole sulla privacy.
Nulla di nuovo sotto al sole, per quanto riguarda la violazione della privacy.
Già nel 2019, tra l’altro, Meta era stata multata per 5 miliardi di dollari dalla Federal Trade Commission statunitense, in seguito allo scandalo Cambridge Analytica, la società inglese di elaborazione dati e profilazione degli utenti che aveva avuto accesso alle informazioni di utenti Facebook senza che questi ne fossero a conoscenza.