Mercato del lavoro e obbligazioni: ecco cosa fa paura ai mercati

Tommaso Scarpellini

11 Luglio 2023 - 12:49

I dati sul mercato del lavoro hanno impattato negativamente sul prezzo delle obbligazioni statunitensi. Quale preoccupazione avvolge il mercato usa?

Mercato del lavoro e obbligazioni: ecco cosa fa paura ai mercati

La recente pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro ha suscitato notevole preoccupazione riguardo a possibili ulteriori aumenti del livello dei tassi d’interesse. Di conseguenza, si è verificato un incremento della volatilità nel mercato obbligazionario, causando una diminuzione dei prezzi. Ciò solleva la seguente domanda: cosa sta accadendo attualmente sui mercati finanziari statunitensi?

Tassi d’interesse, presto nuovi aumenti?

L’interrogativo predominante degli ultimi mesi riguarda il livello massimo che il tasso d’interesse imposto dalla Federal Reserve raggiungerà nel corso dell’anno. Dai recenti comunicati della Fed, Powell ha dimostrato una totale intenzione di proseguire con la campagna di aumento dei tassi d’interesse, suggerendo la possibilità di altri due aumenti entro il 2023. L’andamento dei tassi ha un impatto diretto sull’economia reale, sugli utili delle società e di conseguenza sui loro multipli, influenzando le aspettative dei trader e degli investitori riguardo al giusto prezzo delle azioni presenti sul mercato. Inoltre, ha un forte impatto sul mercato obbligazionario, poiché l’aumento dei tassi comporta una diminuzione del prezzo delle obbligazioni.

Le aspettative degli operatori sul futuro dei tassi d’interesse giocano un ruolo fondamentale e tendono a influenzare anticipatamente il mercato obbligazionario, causando movimenti nei prezzi e aumentando la volatilità del mercato, misurata dall’indicatore MOVE (Bond Market Option Volatility Estimate Index). Recentemente, il mercato ha chiaramente espresso una forte incertezza riguardo al possibile livello massimo che il mercato monetario raggiungerà nel corso del 2023. Ciò su cui si basa tale incertezza sono i dati economici comunicati da vari enti statistici nazionali e internazionali, i quali dovrebbero influenzare la decisione finale del FOMC (Federal Open Market Committee), l’organo operativo della Federal Reserve.

Fin dal primo aumento dei tassi, Powell si è attenuto strettamente all’andamento dei dati economici (data dependent) e si è focalizzato esclusivamente sulla stabilizzazione del tasso d’inflazione, riportandolo al target definito nel mandato, ovvero il 2%. I trader cercano segnali di debolezza nei dati economici al fine di speculare, attraverso i mercati finanziari, sul punto di massimo dei tassi d’interesse.

I dati sul mercato del lavoro preoccupano gli esperti

Tra i dati maggiormente seguiti figurano quelli relativi al mercato del lavoro, i quali, se considerati in ottica di produttività, dovrebbero fornire preziose indicazioni per la banca centrale, al fine di raggiungere l’obiettivo senza causare un disastro economico. In termini tecnici, l’obiettivo è riuscire a ottenere un «Soft Landing». In sintesi, i trader cercano segnali di contrazione economica nel mercato del lavoro, sperando in una contrazione non troppo profonda, ma allo stesso tempo ricercando segnali di rallentamento economico abbastanza forti da ridurre l’inflazione, in particolare la componente dei servizi, considerata più persistente.

Pertanto, i dati sul lavoro comunicati la scorsa settimana hanno generato molte discussioni tra gli analisti. Tra i dati più rilevanti, i dati ADP sull’occupazione nel settore privato, che forniscono una stima mensile dell’occupazione nel settore privato degli Stati Uniti, escludendo l’occupazione nel settore pubblico, l’agricoltura e alcuni settori specifici. Il mese scorso sembrano essere stati creati mezzo milione di nuovi posti di lavoro. Questo dato evidenzia la notevole resilienza del mercato del lavoro statunitense e accresce le aspettative che la Federal Reserve possa effettivamente aumentare ulteriormente i tassi d’interesse.

Allo stesso tempo, la crescita dei salari è rimasta stabile, con un aumento inferiore rispetto agli aumenti precedenti dal 2020 ad oggi, e al di sotto delle stime degli analisti. Inoltre, le assunzioni si sono concentrate principalmente nel settore edile, governativo e sanitario, mentre i settori finanziario e tecnologico sono rimasti indietro, a causa della paura di una recessione globale. Tuttavia, non sembrano esserci segnali particolarmente preoccupanti riguardo ai licenziamenti, poiché i dati sulle richieste di assicurazione contro la disoccupazione sono stabili. Anche dal rapporto JOLTS (Job Openings and Labor Turnover Survey) non emergono segnali allarmanti: sebbene il numero di posti vacanti sia diminuito il mese scorso, il rapporto rimane ancora molto positivo, con oltre 1,5 posti di lavoro vacanti per ogni disoccupato.

Obbligazioni e mercato del lavoro: qualcosa non torna

Alcuni analisti ritengono erroneo basare le proprie convinzioni sul livello finale dei tassi d’interesse esclusivamente sui dati relativi al mercato del lavoro. Secondo la loro opinione, il mercato del lavoro rimane ottimistico per ragioni strategiche più che fondamentali: durante l’espansione pandemica, le aziende statunitensi hanno riscontrato difficoltà nelle loro campagne di reclutamento. Ora che hanno raggiunto livelli occupazionali soddisfacenti, potrebbero considerare rischioso avviare una campagna di licenziamenti, nonostante ciò possa influire negativamente sui margini aziendali. Pertanto, alcuni esperti seguono con maggiore interesse i report sui profitti e sui fatturati del secondo trimestre, che verranno pubblicati nelle prossime settimane. I recenti dati sul lavoro hanno avuto un impatto significativo sul mercato obbligazionario: i mercati monetari sembrano prezzare un ulteriore aumento dei tassi da parte della Federal Reserve nel mese di luglio, e i rendimenti dei Treasury a 2 anni sono aumentati, influenzando negativamente il prezzo delle obbligazioni. Questa tendenza al ribasso sembra essersi estesa anche in Europa e in Australia.